Le obbligazioni già sanno cosa faranno le banche centrali

Tommaso Scarpellini

5 Settembre 2023 - 16:30

L’attenzione del mercato resta sulla direzione dei tassi d’interesse e sulle scelte di politica monetaria delle banche centrale. Questo sposta l’interesse ancora sul mercato obbligazionario.

Le obbligazioni già sanno cosa faranno le banche centrali

Le banche centrali di tutto il mondo si sono trovate di fronte a una delle sfide economiche più rilevanti degli ultimi decenni: la gestione dell’equilibrio tra la necessità di mantenere tassi di interesse elevati per contenere l’inflazione e la crescente pressione per stimolare l’attività economica in un contesto di incertezza economica globale (soft landing). Questa situazione ha suscitato interrogativi tra gli investitori riguardo alla durata del mantenimento dei tassi di interesse elevati da parte delle banche centrali e sulle possibili implicazioni per le strategie di portafoglio, con particolare riferimento al mercato delle obbligazioni.

L’inflazione e la politica delle banche centrali

L’inflazione è stata al centro dell’attenzione negli ultimi anni, con un notevole aumento dei prezzi in molte economie. Questa situazione ha spinto le banche centrali a rivedere le proprie politiche monetarie al fine di evitare una spirale inflazionistica incontrollabile. Per farlo, hanno incrementato i tassi di interesse e ridotto o cessato i programmi di acquisto di asset, come obbligazioni e titoli azionari, che erano stati avviati durante la pandemia.

Tuttavia, la decisione di mantenere i tassi elevati non è priva di sfide. Un aumento troppo rapido dei tassi potrebbe frenare la crescita economica e aumentare il costo dei prestiti per imprese e consumatori, con possibili effetti negativi sull’occupazione e sull’economia nel complesso.

Negli ultimi dieci anni, gli investitori hanno operato in un contesto di tassi di interesse in costante calo. Questa tendenza è stata accentuata a partire dal 2009, quando sia negli Stati Uniti che in Europa le rispettive banche centrali hanno portato i tassi d’interesse a minimi storici, quasi a zero, e in alcuni casi addirittura in territorio negativo per i rendimenti dei titoli di stato.

Questa lunga fase di tassi di interesse bassi ha plasmato le aspettative degli operatori di mercato, che ora si chiedono quando le banche centrali inizieranno ad abbassare i tassi. Tuttavia, c’è anche una prospettiva in cui le banche centrali non considerano nemmeno l’ipotesi di ridurre i tassi, come sostenuto da Gita Gopinath, la prima vicedirettrice generale del Fondo Monetario Internazionale, che ha dichiarato che i tassi potrebbero effettivamente rimanere elevati per un lungo periodo.

Questa prospettiva rappresenta un punto di vista interessante ma contraddittorio rispetto alle aspettative del mercato, che continua a prezzare l’ipotesi di un futuro ribasso dei tassi nelle valutazioni borsistiche.

Ciò su cui il FMI sembra inviatre a riflettere non è solo la diminuzione effettiva dell’inflazione, ma anche gli sforzi necessari da parte delle banche centrali per mantenere l’inflazione sotto controllo, evitando una possibile nuova ondata di aumento dei prezzi, come avvenuto negli anni ’70.

Allo stesso modo, i dati economici recenti hanno cominciato a mostrare i primi segnali di difficoltà anche negli Stati Uniti. La sorpresa negativa nei dati sull’occupazione, con una crescita dei posti di lavoro inferiore alle aspettative secondo il rapporto ADP e un rapporto simile nel JOLTs, indica che il mercato del lavoro sta attraversando una fase di rallentamento.

Attualmente, il mercato azionario reagisce in modo ambivalente a queste considerazioni: a volte interpreta le cattive notizie come buone, sperando in una riduzione dei tassi d’interesse che ridurrebbe il costo del debito per le aziende quotate, ma a volte ricorda che un peggioramento delle condizioni economiche può derivare da una contrazione dei consumi dei cittadini, il che potrebbe portare a problemi sul fronte aziendale.

Quali implicazioni sul mondo obbligazionario?

Il mercato delle obbligazioni è uno dei settori più sensibili alle politiche delle banche centrali, poiché i tassi di interesse influenzano direttamente i rendimenti delle obbligazioni. Quando le banche centrali alzano i tassi, i rendimenti delle obbligazioni tendono ad aumentare, riducendo il valore delle obbligazioni esistenti.

Tuttavia, non tutte le obbligazioni sono uguali. Le obbligazioni a breve termine tendono a essere meno sensibili alle variazioni dei tassi rispetto a quelle a lungo termine. Allo stesso tempo occorre ricordare il parallelismo rendimento-rischio: tassi d’interesse alzati repentinamente alzano di molto il rischio relativo alla detenzione di un obbligazione in quanto diminuiscono le probabilità legate al fatto che l’azienda o il Paese riesca a tenere fede ai propri debiti. Non a caso, secondo alcuni esperti, specie nelle obbligazioni societarie, i rendimenti non riflettono ancora perfettamente il rischio ed entro il 2025 il tasso di default dei cosiddetti fallen angels potrebbe aumentare. Lo stesso, ma in maniera meno marcata, potrebbe valere per le obbligazioni governative, anch’esse strettamente dipendenti dall’andamento del tasso d’interesse e dal rischio di default del Paese, ma spesso prezzate in maniera errata dal mercato, che pondera male le aspettative di breve termine.

In sintesi, la durata della politica dei tassi di interesse elevati delle banche centrali rimane una questione aperta e dipenderà da una serie di fattori economici, tra cui l’andamento dell’inflazione e la crescita economica. Gli investitori dovrebbero continuare a monitorare da vicino le dichiarazioni e le azioni delle banche centrali e prendere decisioni di investimento informate in base alle condizioni di mercato, ponendo attenzione a considerare le aspettative di mercato di breve termine, come un indicazione valida per scelte di investimento di lungo periodo.