Lavoro dopo la pensione: cumulo redditi e tassazione

Lorenzo Rubini

15 Aprile 2021 - 11:52

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Per chi decide di lavorare dopo la pensione il cumulo dei redditi da pensione con quelli da lavoro come incide sulla tassazione?

Lavoro dopo la pensione: cumulo redditi e tassazione

Lavorare dopo la pensione è possibile (a meno che non si siano scelte misure come la quota 100 o la quota 41 che vietano di cumulare per un certo periodo i redditi da lavoro o quelli da pensione) senza che la pensione subisca decurtazioni o tagli.

Rispondiamo ad una lettrice di Money.it che ci scrive:

“Buongiorno
La azienda dove lavoravo prima della pensione vuole riassumermi tramite una società interinale con un contratto part time per 3 mesi a 2200 euro lordi mese.
Ho 68 anni e percepisco una pensione di 61000 euro lordi anno.
Avrò il cumulo fra il nuovo lavoro e la pensione? Quanto dovrò pagare di tasse?
Non vorrei che le tasse superassero i benefici del nuovo guadagno.
Grazie mille”

Lavoro dopo pensione, cumulo e tasse

Se si decide di lavorare dopo la pensione ovviamente le retribuzioni ricevute si cumuleranno al reddito della pensione. Come abbiamo anticipato in apertura per chi lavora dopo il pensionamento non è previsto un taglio della pensione spettante, ma sui redditi prodotti sia da pensione che da lavoro vanno pagate le tasse.

Il rischio che in molti casi i pensionati che lavorano possono correre è quello di vedersi aumentare l’aliquota fiscale applicata sui redditi proprio a causa del cumulo del reddito da lavoro e di quello della pensione perché si potrebbe slittare nello scaglione di reddito successivo.

Nel suo caso, rientrando nel terzo scaglione (redditi da 55mila a 75 mila) e non superando il limite che la porterebbe allo scaglione successivo, con le 3 mensilità di lavoro part time che andrebbe a svolgere, sui redditi da lavoro prodotti sarà applicata aliquota IRPEP pari al 41%. Unico consiglio che posso darle è di comunicare al suo datore di lavoro il reddito annuo stimato in modo che possa applicare già sa subito in busta paga l’aliquota di riferimento.

In caso contrario, il datore di lavoro tenendo conto dei soli redditi prodotti presso di lui applicherebbe l’aliquota del 23% con il risultato che si troverebbe a pagare la differenza (dal 23 al 41%) con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

Le tasse, come può vedere anche lei, quindi, non supereranno il beneficio economico apportato dal lavoro part time, basta avere l’accortezza, però, di comunicare tutti i redditi al momento della firma per fare in modo di non avere brutte sorprese in sede di 73/2022.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

Argomenti

Iscriviti alla newsletter