La bolla mediatica attorno all’invisibile Kamala Harris

Roberto Vivaldelli

25 Luglio 2024 - 16:53

Kamala Harris esaltata dai media: ma dietro la propaganda, nelle alte sfere in alto privato c’è chi avanza dubbi sulla sua candidatura.

La bolla mediatica attorno all’invisibile Kamala Harris

Dopo aver costretto il presidente Usa Joe Biden a ritirarsi, le élite del Partito democratico Usa - con l’eccezione da non sottovalutare di Barack Obama - e i media più vicini ai dem hanno incoronato la vicepresidente Kamala Harris. I sondaggisti parlano già di un primo sorpasso ai danni di Donald Trump e gran parte Hollywood si è già schierata dalla sua parte. Da grande favorito, Trump risulterebbe essere già in svantaggio rispetto alla vicepresidente Usa, che nel frattempo avrebbe già ottenuto l’appoggio di buona parte dei delegati per ottenere la nomination alla Convention democratica di agosto. Ma al netto della propaganda e della bolla mediatica di queste ore, Kamala Harris rimane l’opzione forse più sicura per i democratici al fine di evitare il caos interno, ma tutto fuorché una candidatura forte e vincente.

Perché Kamala Harris rimane debole

Se in pubblico l’establishment europeo esalta la figura di Kamala Harris, in privato ciò che si dice è ben diverso. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (Bce), ha criticato Kamala Harris in privato definendola «invisibile» e prevedendo la sua inevitabile sconfitta. «Il processo di selezione del Partito Democratico è un fallimento,» ha dichiarato Schnabel in alcuni commenti riportati dalla rivista Politico..

«Avrebbero dovuto costruire un altro candidato accanto a Kamala Harris sin dall’inizio. Non vincerà mai un’elezione; voglio dire, è senza speranza.» Schnabel ha aggiunto una nota pungente: «Non la conosco nemmeno perché è stata così invisibile”. “Non lo dicono ad alta voce - riporta la testata - ma la domanda cruciale per molti esponenti dell’Ue non è come sarebbe Harris alla Casa Bianca, ma se ha le carte in regola per arrivare lì battendo Trump».

Una vicepresidenza fallimentare

La verità è che Kamala Harris non ha lasciato il segno in questi anni alla vicepresidenza. Qualcuno potrebbe obiettare spiegando che, in fondo, il vicepresidente negli Stati Uniti non ha grandi poteri e influenza. Non è sempre stato così; ad esempio, Dick Cheney fu una figura di estrema rilevanza nell’ambito dell’amministrazione di George W. Bush, forse talvolta più dello stesso presidente Usa. Per Kamala Harris non è andata affatto in questa maniera: secondo i sondaggi, la vicepresidente era - prima dell’annuncio di Joe Biden - più impopolare anche di quest’ultimo. «I suoi sondaggi – notava il New York Timesil 28 giugno scorso – sono rimasti ostinatamente bassi, in linea con quelli di Biden. E fino all’anno scorso, alcuni democratici si preoccupavano in privato del fatto che lei fosse un ostacolo per la campagna».

Durante il suo mandato, Politico ha pubblicato un’inchiesta su quanto fosse «tossico» l’ambiente di lavoro relativo al suo ufficio, con diverse lamentele di funzionari ed ex funzionari. Politicamente, il presidente Joe Biden gli ha affidato, nel 2021, la gestione dei flussi migratori, dossier rispetto al quale Kamala Harris ha fallito su ogni fronte. Oggi, infatti, nessun media, come nota Free Press, ora parla dei quasi 250.000 migranti illegali arrestati al confine nel dicembre 2023, un record storico. L’unico risultato degno di nota raggiunto durante il suo mandato è un record negativo.