L’S&P 500 è l’indice che meglio rappresenta la Borsa americana: raccoglie circa 500 grandi società statunitensi quotate sia al New York Stock Exchange sia al Nasdaq e copre circa l’80% della capitalizzazione del mercato azionario degli Stati Uniti. Nel grafico è indicato con il simbolo GSPC.
Come si entra nell’S&P 500
Nato il 4 marzo 1957 per iniziativa di Standard & Poor’s, oggi è gestito da S&P Dow Jones Indices, divisione di S&P Global. I titoli sono scelti da un comitato che verifica requisiti precisi: sede negli Stati Uniti, capitalizzazione minima aggiornata periodicamente, flottante adeguato, liquidità e utili positivi nella somma degli ultimi quattro trimestri e nell’ultimo trimestre. Il peso di ogni società è proporzionale alla capitalizzazione corretta per il flottante, senza tetti per singolo titolo.
La versione più citata è quella di prezzo, che non include i dividendi; S&P calcola anche una versione total return. L’indice è espresso in dollari e si muove durante la seduta di Wall Street, dalle 9:30 alle 16:00 ora di New York.
Settori e concentrazione
I componenti sono suddivisi negli 11 settori della classificazione GICS. Negli ultimi anni il peso della tecnologia è cresciuto molto, e poche società, tra cui Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta Platforms e Broadcom, rappresentano una quota rilevante del totale. Ne deriva che l’andamento dell’indice dipende in buona parte dai risultati delle big tech.
Strumenti legati all’indice
L’S&P 500 è il sottostante di alcuni dei prodotti finanziari più scambiati al mondo: i future E-mini sul CME, le opzioni quotate sul Cboe, da cui si ricava l’indice di volatilità VIX, e gli ETF, a partire dallo SPDR S&P 500 (SPY), lanciato nel 1993 come primo ETF americano. Sull’indice incidono la politica monetaria della Federal Reserve, i dati su inflazione e lavoro e le stagioni degli utili.