Wall Street si mette sulla difensiva. Ed Yardeni taglia il target dell’S&P 500 a 7.900 punti

Ufficio Studi Money.it

21 Settembre 2026 - 19:38

Uno dei più celebri e storicamente più rialzisti strategist di Wall Street rivede al ribasso l’obiettivo sull’S&P 500 per fine 2026, da 8.400 a 7.900 punti, citando la risalita dei rendimenti obbligazionari e i rischi geopolitici.

Wall Street si mette sulla difensiva. Ed Yardeni taglia il target dell’S&P 500 a 7.900 punti

Ed Yardeni è uno dei nomi più seguiti di Wall Street. Dagli anni Novanta guida la propria società indipendente di ricerca sui mercati, Yardeni Research, dopo esperienze in importanti case d’affari statunitensi ed è da tempo tra gli strategist più esplicitamente rialzisti della piazza newyorkese, al punto da mantenere un obiettivo di 10.000 punti per l’S&P 500 entro la fine del decennio. Proprio perché il suo posizionamento di base è ottimista, quando Yardeni invita alla cautela il mercato tende ad ascoltare.

Il 15 settembre, nella nota «Proceed With Caution» pubblicata sul suo servizio Yardeni QuickTakes, Yardeni e il collega Elias Griepentrog hanno abbassato l’obiettivo di fine 2026 per l’S&P 500 da 8.400 a 7.900 punti, spostando il precedente target di 8.400 alla metà del 2027. La revisione nasce dal multiplo utilizzato nel calcolo: il rapporto prezzo/utili atteso a fine anno scende da 19,8 a 18,6 volte, per effetto della risalita dei rendimenti obbligazionari Usa (il decennale è tornato sopra il 5%) e del petrolio, salito oltre i 100 dollari al barile per le tensioni in Medio Oriente. Nella stessa nota gli autori scrivono di aver abbassato «le probabilità soggettive» attribuite al loro scenario di base, i cosiddetti Roaring 2020s, «dall’80% al 70%».

Quattro giorni dopo, nella nota del 19 settembre «Investors Curbing Their Enthusiasm», Yardeni e Toby Hearst hanno confermato il taglio:

«La scorsa settimana abbiamo spostato il nostro obiettivo di 8.400 punti per fine anno a metà 2027. Il nuovo obiettivo di fine anno è 7.900».

Gli autori descrivono una dinamica di compensazione: gli utili societari restano fortissimi, ma l’euforia speculativa si sta raffreddando. «Gli investitori vogliono uno sconto di valutazione per gli ’unknown unknowns’: fin dove si spingerà la Fed da qui?», scrivono.

Il 20 settembre, nella rassegna settimanale «Economic Week Ahead», Yardeni e Hearst collocano questa cautela nel contesto della settimana in corso: quella del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping a Washington, con i mercati che seguiranno i progressi sulla tregua dei controlli all’export, i nuovi tavoli commerciali e il dossier delle forniture militari a Taiwan.

Cosa aspettarsi ora?

Ricordiamo che Wall Street resta il termometro dei mercati globali e che un taglio delle attese sull’indice più importante al mondo, motivato dalla risalita dei rendimenti Usa, può trasmettersi ai tassi globali e quindi anche ai titoli di Stato italiani ed europei.

Il taglio di Yardeni arriva pochi giorni dopo il rialzo dei tassi Fed di 25 punti base al 3,75%-4,00%, il primo dal 2023, deciso sotto la presidenza di Kevin Warsh. Tuttavia, Yardeni resta relativamente costruttivo: il suo scenario di base mantiene una probabilità del 70% e l’obiettivo di lungo periodo di 10.000 punti sull’S&P 500 entro fine decennio resta invariato. Non è quindi una svolta ribassista, ma una richiesta di maggiore prudenza tattica.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

Argomenti