Ci sono giornate di Borsa che attirano l’attenzione ancora prima dell’apertura dei mercati. Il terzo venerdì di marzo, giugno, settembre e dicembre appartiene a questa categoria: volumi elevati, grandi quantità di derivati in scadenza e movimenti dei prezzi che possono diventare più difficili da interpretare rispetto a una seduta ordinaria.
Il nome contribuisce ad alimentare l’attesa. Il «giorno delle tre streghe» viene spesso associato a volatilità e possibili scossoni, quasi fosse una data intrinsecamente pericolosa per i mercati. In realtà, gli effetti più evidenti riguardano soprattutto i volumi e gli aggiustamenti delle posizioni effettuati dagli investitori professionali.
C’è però un aspetto meno conosciuto e forse più interessante. Guardando alla storia dell’S&P 500, il comportamento anomalo non emerge tanto durante il venerdì delle scadenze quanto nei giorni immediatamente successivi. E quando l’appuntamento cade a settembre, la statistica assume dimensioni difficili da ignorare.
Che cosa succede nel giorno delle tre streghe
Il Triple Witching Day coincide con la scadenza simultanea di futures sugli indici azionari, opzioni sugli indici e opzioni sulle singole azioni.
Ogni tre mesi una quantità molto elevata di contratti arriva quindi contemporaneamente a scadenza. Gli operatori devono decidere se chiudere le posizioni, esercitare le opzioni oppure trasferire l’esposizione sulla scadenza successiva attraverso operazioni di rollover.
Questa attività può generare forti incrementi dei volumi. Market maker, gestori istituzionali e operatori quantitativi devono inoltre modificare le coperture man mano che cambiano il prezzo del sottostante e la sensibilità delle opzioni. Il risultato può essere una seduta caratterizzata da movimenti tecnici che non necessariamente riflettono un cambiamento delle aspettative sull’economia o sugli utili delle società.
Negli Stati Uniti il termine corretto è oggi «tre streghe». In passato si parlava anche di «quattro streghe» quando alle tre categorie di derivati si aggiungevano i futures sulle singole azioni.
La situazione italiana presenta caratteristiche differenti. Su Borsa Italiana continuano a essere negoziati anche futures sulle singole azioni, oltre alle opzioni sui titoli e ai derivati sul FTSE MIB. Per Piazza Affari la definizione di «quattro streghe» conserva quindi ancora un significato concreto.
Anche il momento nel quale si concentrano gli effetti tecnici è diverso. Sul FTSE MIB, per esempio, i futures scadono alle 9:05 del terzo venerdì del mese e il prezzo finale di regolamento dipende dai prezzi d’asta di apertura dei titoli che compongono l’indice. Una parte importante degli aggiustamenti può quindi concentrarsi già nelle prime fasi della seduta.
Il dato sorprendente arriva la settimana successiva
Se il giorno delle tre streghe viene normalmente associato alla volatilità, la statistica dell’S&P 500 suggerisce di osservare con particolare attenzione ciò che accade dopo la scadenza di settembre.
Tra il 1990 e il 2025 la settimana immediatamente successiva al Triple Witching di settembre si è conclusa in ribasso in 28 occasioni su 36. Le settimane positive sono state appena otto, e la frequenza delle settimane negative raggiunge quindi il 77,8%.
In altre parole, quasi otto volte su dieci l’S&P 500 ha chiuso il venerdì successivo alla scadenza trimestrale di settembre su livelli inferiori rispetto alla chiusura del giorno delle tre streghe.
Anche il rendimento medio conferma la debolezza di questa particolare finestra del calendario. Nell’intero periodo 1990-2025 la variazione media della settimana successiva alla scadenza di settembre si colloca intorno al -1,03%.
Il risultato appare ancora più interessante perché non emerge con la stessa chiarezza durante la settimana delle scadenze. È nei cinque giorni successivi che la distribuzione storica dei risultati diventa nettamente sbilanciata verso il basso. È quindi proprio il «dopo» a rappresentare l’aspetto statisticamente più curioso dell’appuntamento di settembre.
Il 78% non significa che Wall Street debba scendere
Il dato richiede però una precisazione fondamentale. Una frequenza storica del 77,8% non significa che esista oggi una probabilità del 77,8% che l’S&P 500 scenda nella settimana successiva.
Sono due concetti molto diversi. Il primo descrive ciò che è accaduto in 36 osservazioni storiche. Il secondo rappresenterebbe invece una stima probabilistica sul futuro, che richiederebbe di tenere conto di molte altre variabili.
Livello dei tassi d’interesse, aspettative sulla Federal Reserve, andamento degli utili societari, valutazioni azionarie, inflazione, mercato del lavoro, prezzo del petrolio e situazione geopolitica possono avere un peso molto maggiore rispetto alla semplice stagionalità.
C’è poi un altro problema: la frequenza statistica non dimostra che siano le scadenze dei derivati a provocare i ribassi successivi. Il Triple Witching spiega bene l’aumento dei volumi e gli aggiustamenti tecnici che si verificano durante la seduta. Stabilire un legame causale con l’andamento della settimana seguente è molto più difficile.
Settembre è già un mese particolare per Wall Street
La scadenza trimestrale cade infatti in una fase del calendario che presenta caratteristiche proprie. Settembre è storicamente uno dei mesi più difficili per Wall Street e la seconda parte del mese ha spesso mostrato una maggiore debolezza rispetto alla prima.
La settimana successiva alle tre streghe cade inoltre molto vicino alla fine del terzo trimestre. Per i grandi investitori istituzionali è un momento nel quale possono aumentare le operazioni di ribilanciamento: i gestori possono modificare le esposizioni azionarie, ridurre alcune posizioni e adeguare i portafogli prima della chiusura trimestrale. Questi flussi possono sovrapporsi agli effetti delle scadenze appena trascorse.
È quindi possibile che il Triple Witching non sia la causa diretta della debolezza, ma rappresenti semplicemente un punto del calendario che precede una fase storicamente più delicata.
La distinzione è importante. La statistica descrive un’anomalia, ma non spiega necessariamente perché si verifichi.
Sul FTSE MIB il comportamento è molto diverso
Il confronto con Piazza Affari rende ancora più evidente la necessità di non trasformare la stagionalità americana in una regola universale.
Negli ultimi quattro episodi completati, dal 2022 al 2025, il FTSE MIB ha mostrato un comportamento perfettamente equilibrato:
| Anno | Settimana successiva alla scadenza di settembre |
|---|---|
| 2022 | circa -4,72% |
| 2023 | circa -1,11% |
| 2024 | circa +2,86% |
| 2025 | circa +0,79% |
Il bilancio è quindi di due settimane negative e due positive. La performance media dei quattro episodi si colloca intorno al -0,55%, ma il dato è pesantemente influenzato dal forte ribasso del 2022.
Non emerge dunque una struttura comparabile a quella dell’S&P 500. Wall Street presenta una frequenza negativa vicina all’80% su un campione di 36 anni. Piazza Affari, almeno nelle osservazioni recenti considerate, mostra invece una distribuzione molto più equilibrata.
Perché Milano e Wall Street possono comportarsi diversamente
La differenza non è particolarmente sorprendente. L’S&P 500 è il principale benchmark azionario mondiale ed è collegato a un mercato enorme di futures, opzioni ed ETF. Su questi strumenti operano fondi, market maker, strategie quantitative e investitori istituzionali provenienti da tutto il mondo.
Il FTSE MIB è un indice molto più piccolo e presenta inoltre una composizione settoriale profondamente diversa. Banche, assicurazioni, energia e utilities hanno un peso rilevante sul listino italiano. L’andamento dell’indice può quindi essere influenzato in misura considerevole da fattori tipicamente europei, come le decisioni della BCE, l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, lo spread e le prospettive del settore bancario.
Un’anomalia stagionale osservata sull’S&P 500 non può quindi essere trasferita automaticamente al FTSE MIB.
Il 2026 diventa un nuovo banco di prova
La scadenza di settembre 2026 offre adesso una nuova osservazione. Venerdì 18 settembre il FTSE MIB ha terminato la seduta a 51.545,25 punti, con una perdita dell’1,60%. L’S&P 500 ha invece chiuso a 7.650,50 punti, in rialzo dello 0,2%. I due mercati arrivano quindi alla settimana successiva partendo da situazioni differenti.
Per Wall Street il confronto con la storia sarà particolarmente interessante. La chiusura di venerdì 25 settembre rappresenterà la trentasettesima osservazione della serie iniziata nel 1990. Se l’S&P 500 dovesse chiudere sotto i 7.650,50 punti, le settimane negative diventerebbero 29 su 37. Una chiusura superiore interromperebbe invece, almeno per quest’anno, il pattern storicamente sfavorevole.
Sul FTSE MIB il punto di riferimento sarà invece quota 51.545,25. Anche in questo caso il confronto servirà a misurare l’andamento della settimana successiva alle scadenze, ma senza la stessa evidenza statistica osservata sul mercato americano.
Una statistica da osservare, non una regola da seguire
Il giorno delle tre streghe resta soprattutto un grande appuntamento tecnico dei mercati finanziari. L’aumento dei volumi, le operazioni di rollover e gli aggiustamenti delle coperture possono produrre movimenti poco leggibili se osservati senza considerare ciò che accade sul mercato dei derivati.
La vera curiosità emerge però dopo la scadenza di settembre. Dal 1990 al 2025 l’S&P 500 ha perso terreno nella settimana successiva in 28 casi su 36, pari al 77,8% delle osservazioni, con una variazione media vicina al -1,03%. È una ricorrenza sufficientemente marcata da meritare attenzione, ma non abbastanza da diventare una previsione automatica.
Il FTSE MIB dimostra quanto sia importante questa cautela: negli ultimi quattro anni il bilancio della settimana successiva è stato perfettamente diviso tra rialzi e ribassi.
Per chi osserva i mercati, l’indicazione più utile è quindi semplice. La stagionalità può rappresentare un elemento aggiuntivo nell’interpretazione delle prossime sedute, ma deve essere letta insieme all’andamento dei tassi, alle aspettative delle banche centrali, ai dati macroeconomici e alla struttura tecnica degli indici.
La chiusura del 25 settembre dirà se il 2026 avrà aggiunto un nuovo episodio a una delle anomalie stagionali più persistenti di Wall Street oppure se questa volta il mercato avrà scelto una strada diversa.
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