S&P 500, cosa succede tra settembre e ottobre? Il pattern che emerge da 46 anni di dati

Gerardo Marciano

28 Settembre 2026 - 14:17

Dallo storico dello S&P 500 dal 1980 emerge un pattern interessante tra le ultime 3 sedute di settembre e le prime 3 di ottobre.

S&P 500, cosa succede tra settembre e ottobre? Il pattern che emerge da 46 anni di dati

Il passaggio tra settembre e ottobre occupa da sempre un posto particolare nel calendario di Wall Street. Settembre porta con sé una reputazione difficile, ottobre richiama alcuni degli episodi più violenti della storia dei mercati e, nello stesso tempo, coincide spesso con l’avvio di una fase dell’anno completamente diversa. Ma proprio la forza di queste immagini rischia di trasformare impressioni e ricordi in regole che i numeri non necessariamente confermano.

Per capire se esista davvero qualcosa di particolare nel confine tra i due mesi bisogna restringere l’osservazione. Non basta confrontare il rendimento mensile di settembre con quello di ottobre. Può essere più utile seguire il mercato seduta per seduta, concentrandosi sugli ultimi giorni del mese che si chiude e sui primi di quello successivo.

Lo storico dello S&P 500 dal 1980 permette di farlo su 46 passaggi completi tra settembre e ottobre. Considerando le ultime una, due e tre sedute di settembre e le prime una, due e tre sedute di ottobre si ottengono nove diverse combinazioni. I risultati mostrano alcune differenze interessanti, ma vanno interpretati con cautela: 46 osservazioni annuali costituiscono un campione relativamente limitato e la ricerca di più configurazioni aumenta il rischio di individuare regolarità dovute almeno in parte al caso.

Il semplice cambio di mese mostra un orientamento positivo, ma contenuto

La prima verifica riguarda il comportamento complessivo dello S&P 500 nelle nove finestre possibili.

La combinazione con il rendimento medio più elevato comprende l’ultima seduta di settembre e le prime tre sedute di ottobre. Dal 1980 al 2025 questa finestra ha prodotto mediamente lo 0,51% ed è terminata in territorio positivo nel 58,7% dei casi.

Allargando la parte finale di settembre a due sedute e mantenendo tre sedute di ottobre, il rendimento medio scende allo 0,25%, con il 56,5% di osservazioni positive. Utilizzando invece tre sedute per entrambi i mesi, la performance media dell’intera finestra è stata dello 0,39%, con una frequenza positiva del 58,7%.

La maggiore frequenza di risultati positivi si osserva considerando le ultime tre sedute di settembre e soltanto la prima di ottobre: 63% degli episodi. Il rendimento medio della finestra, tuttavia, si ferma allo 0,19%.

Nel complesso emerge quindi una modesta inclinazione positiva intorno al cambio di mese, ma nessuna delle nove configurazioni presenta, da sola, caratteristiche sufficienti per parlare di una robusta anomalia di mercato.

Per trovare la relazione più interessante bisogna separare ciò che accade alla fine di settembre da ciò che accade subito dopo.

La prima seduta di ottobre è stata mediamente positiva

Anche l’analisi delle singole giornate mostra una struttura non uniforme.

La terzultima seduta di settembre ha prodotto mediamente un rendimento positivo dello 0,14% ed è salita nel 63% dei casi. La penultima è invece la giornata più debole della sequenza, con un rendimento medio del -0,26%. L’ultima seduta del mese è sostanzialmente neutrale: +0,03% medio.

La prima seduta di ottobre presenta invece un rendimento medio dello 0,29% ed è positiva nel 60,9% degli anni. La seconda torna leggermente negativa, con una media del -0,04%, mentre la terza registra nuovamente un risultato favorevole, pari in media allo 0,24%.

Nel complesso, le prime tre sedute di ottobre hanno prodotto dal 1980 al 2025 un rendimento medio dello 0,48%, una mediana dello 0,76% e sono terminate in rialzo nel 63% degli anni.

Il dato è favorevole, ma non va sopravvalutato. Le prime tre sedute degli altri mesi dell’anno hanno guadagnato mediamente circa lo 0,30%. La differenza osservata per ottobre non è abbastanza ampia, sulla base di questo campione, per concludere che esista un effetto stagionale particolarmente forte.

La relazione più interessante emerge dopo tre sedute deboli a fine settembre

Considerare soltanto l’ultima seduta di settembre fornisce poche indicazioni.

Quando l’ultima giornata del mese è stata negativa, la prima seduta di ottobre è risultata positiva nel 56,5% dei casi. Anche utilizzando le ultime due sedute di settembre non emerge una differenza particolarmente marcata.

La configurazione cambia quando si considerano complessivamente le ultime tre giornate. Dal 1980 al 2025 si sono verificati 21 anni nei quali lo S&P 500 ha registrato un rendimento negativo nelle ultime tre sedute di settembre. In 17 di questi 21 episodi le prime tre sedute di ottobre si sono chiuse complessivamente in rialzo.

La frequenza storica osservata è quindi pari all’80,95%. Il confronto con la configurazione opposta è netto. Nei 25 anni in cui le ultime tre sedute di settembre erano state positive, le prime tre di ottobre hanno successivamente guadagnato in 12 occasioni, pari al 48%.

Anche i rendimenti medi sono diversi. Dopo una coda di settembre negativa, le prime tre sedute di ottobre hanno guadagnato mediamente lo 0,85%. Dopo una coda positiva, il rendimento medio è stato dello 0,18%.

La differenza merita attenzione, ma l’81% non deve essere letto come una probabilità affidabile applicabile automaticamente al futuro. È semplicemente la frequenza riscontrata in 21 episodi storici. Con un campione così contenuto, poche osservazioni differenti sarebbero sufficienti a modificare sensibilmente la percentuale.

Per questo motivo il dato descrive una regolarità storica potenzialmente interessante, non una previsione.

Perché tre giorni sembrano più interessanti di uno o due

Il confronto tra le diverse finestre rafforza l’interesse per la configurazione a tre sedute, senza però eliminarne i limiti.
Se si utilizza soltanto l’ultima giornata negativa di settembre, le prime tre sedute di ottobre risultano positive nel 60,9% dei casi. Con due giornate finali di settembre complessivamente negative la percentuale è del 59,1%. Soltanto utilizzando le ultime tre sedute si arriva all’81%.

Dopo tre sedute finali negative di settembre, la sola prima giornata di ottobre è stata positiva nel 71,4% degli episodi. Considerando le prime due sedute, la frequenza scende al 66,7%. Con tre sedute arriva all’81%.

Questa concentrazione del risultato proprio nella combinazione tre giorni contro tre giorni è interessante, ma rappresenta anche un motivo per essere prudenti. Quando si testano molte finestre temporali, è sempre possibile che una di esse emerga semplicemente perché ha beneficiato di una particolare combinazione dei dati storici. La verifica su periodi differenti aiuta, ma non risolve completamente il problema.

Il recupero non compensa necessariamente la debolezza precedente

Nei 21 episodi caratterizzati da una coda negativa di settembre, le ultime tre sedute del mese hanno perso mediamente l’1,34%. Le successive tre giornate di ottobre hanno recuperato mediamente lo 0,85%. Il saldo dell’intera finestra di sei sedute rimane quindi negativo per circa lo 0,49%.

Questo passaggio è importante perché impedisce di interpretare il risultato come una generica forza del mercato intorno al cambio di mese. Lo storico suggerisce piuttosto che una fase negativa concentrata nelle ultime tre sedute di settembre sia stata spesso seguita da un recupero parziale nei primi giorni di ottobre. Non significa che le perdite siano state normalmente recuperate integralmente, né che il rendimento complessivo della finestra sia stato favorevole.

La relazione compare anche nei sottoperiodi, ma i campioni diventano molto piccoli

Per controllare se il fenomeno sia concentrato soltanto in una particolare fase storica, il campione può essere diviso in due periodi.

Tra il 1980 e il 2002, dopo ultime tre sedute negative di settembre, le prime tre giornate di ottobre sono risultate positive nell’88,9% dei casi e il rendimento medio è stato dello 0,86%.

Nel periodo 2003-2025 la frequenza scende al 75%, mentre il rendimento medio rimane vicino allo 0,85%. La direzione della relazione appare quindi simile nelle due metà dello storico. Anche limitando l’osservazione al periodo 2010-2025, le prime tre sedute di ottobre sono risultate positive nel 77,8% degli episodi preceduti da una coda negativa di settembre.

Questa persistenza è un elemento a favore della stabilità del pattern, ma non rappresenta una validazione definitiva. Dividendo 46 anni in sottoperiodi, infatti, il numero delle osservazioni diventa ancora più piccolo. Percentuali come 75%, 78% o 89% possono quindi cambiare rapidamente con uno o due episodi aggiuntivi.

È più corretto osservare che il fenomeno non sembra essere confinato esclusivamente alla prima parte dello storico, senza attribuire eccessiva precisione alle percentuali dei singoli sottocampioni.

Una perdita più forte non implica necessariamente un rimbalzo maggiore

Se il fenomeno fosse un semplice meccanismo di ritorno verso la media, ci si potrebbe aspettare che a una maggiore perdita di fine settembre corrisponda un recupero più forte nei primi giorni di ottobre.

I dati non mostrano una relazione così lineare. Quando le ultime tre sedute di settembre perdono almeno lo 0,5%, si contano 14 episodi. Le prime tre sedute di ottobre hanno guadagnato mediamente lo 0,98% e sono state positive nel 78,6% dei casi.

Con una perdita superiore all’1%, gli episodi scendono a nove. La frequenza positiva rimane elevata, 77,8%, ma il rendimento medio diminuisce allo 0,53%. Non emerge quindi la regola “più forte è la perdita, maggiore sarà il recupero”.
Questo riduce la possibilità di interpretare il fenomeno come una relazione quantitativa stabile. La caratteristica che sembra distinguere maggiormente i due gruppi è semplicemente il segno delle ultime tre sedute di settembre.

Anche gli episodi estremi invitano alla cautela. Nel 2022, alle ultime tre sedute di settembre in calo di circa l’1,69% seguirono prime tre sedute di ottobre in rialzo di oltre il 5,5%. Nel 2015 a una flessione dello 0,59% seguì un progresso vicino al 3,5%.

Ma esistono anche casi opposti. Nel 2008, durante la crisi finanziaria, a una perdita del 3,54% nelle ultime tre sedute di settembre seguirono ulteriori ribassi superiori al 5,7% nelle prime tre giornate di ottobre. Nel 2019 il mercato perse oltre il 2,2% nei primi tre giorni del nuovo mese nonostante una coda di settembre negativa. Il contesto generale di mercato può quindi prevalere completamente sulla regolarità osservata.

Il problema dei test multipli

È probabilmente l’aspetto statistico più importante dell’intero studio. Se si confrontasse esclusivamente la frequenza dell’81% osservata dopo tre sedute negative con il 48% registrato dopo tre sedute positive, la differenza apparirebbe interessante anche sotto il profilo statistico. Ma quella configurazione non è stata scelta prima di osservare i dati.

Sono state analizzate nove combinazioni differenti: ultime una, due e tre sedute di settembre contro prime una, due e tre sedute di ottobre. Quando vengono effettuati più confronti, aumenta la probabilità che almeno uno produca un risultato apparentemente significativo per semplice variabilità casuale.

Una correzione prudenziale per i test multipli riduce infatti sensibilmente la significatività statistica della configurazione tre contro tre. Questo elemento impedisce di presentare il risultato come una relazione statisticamente dimostrata. La formulazione più corretta è che lo storico evidenzia una configurazione interessante e relativamente coerente nei sottoperiodi, ma che il campione disponibile non consente di escludere con sufficiente sicurezza che una parte della differenza osservata sia dovuta al caso.

Cosa suggerisce realmente lo storico

L’analisi dei 46 passaggi tra settembre e ottobre dal 1980 al 2025 non identifica una regola affidabile con cui anticipare il mercato. Mostra però una caratteristica degna di attenzione. Le prime tre sedute di ottobre hanno avuto nel complesso una moderata inclinazione positiva. Questa inclinazione è risultata molto più marcata negli anni in cui le ultime tre sedute di settembre erano state complessivamente negative.

In quel sottogruppo, le prime tre giornate di ottobre sono salite in 17 episodi su 21, contro 12 su 25 dopo una coda positiva di settembre. La differenza è ampia, ma il numero delle osservazioni è limitato e il risultato emerge all’interno di una ricerca che ha considerato più finestre temporali. Non sarebbe quindi corretto trasformare l’81% storico in una previsione dell’81% per il prossimo ottobre.

Il dato può essere utilizzato più prudentemente come elemento descrittivo del contesto. Se le ultime tre sedute di settembre terminano complessivamente in calo, lo storico mostra che in passato i primi giorni di ottobre hanno registrato più frequentemente un recupero rispetto agli anni in cui settembre aveva chiuso con tre sedute positive.

È una regolarità da osservare, eventualmente insieme ad altri indicatori di mercato, ma non sufficiente da sola per ricavare conclusioni operative. La verifica sui prossimi anni sarà inoltre importante per capire se il comportamento continuerà a manifestarsi oppure se la differenza osservata nei dati dal 1980 al 2025 tenderà progressivamente a ridursi.

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