Il fenomeno, già in atto da poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, è sempre più evidente. Stiamo parlando della torsione a 360 gradi della Russia, obbligata a voltare le spalle all’Europa per entrare in un nuovo mercato: quello asiatico.
L’ultimo esempio chiama in causa un impianto di esportazione di gas naturale liquefatto sanzionato, Arctic LNG 2, situato nella parte nord-orientale della Federazione Russa, che sta inviando per la prima volta una spedizione in Asia, mentre Mosca continua a cercare clienti disposti ad acquistare il carburante e ad aggirare le restrizioni statunitensi.
Come ha spiegato Bloomberg, la nave Everest Energy ha appena ritirato una spedizione dal citato Arctic LNG 2, ed è attualmente in viaggio verso Oriente attraverso la rotta marittima settentrionale. L’imbarcazione in questione è stata costruita nel 2003, è stata sanzionata dagli Stati Uniti il mese scorso a causa del suo collegamento a una sospetta flotta oscura, e il suo certificato di spedizione è stato revocato in modo permanente da Palau la scorsa settimana.
Gli analisti hanno sottolineato un fatto non da poco: è insolito, oltre che potenzialmente pericoloso, per una nave GNL tradizionale (senza capacità di rompighiaccio) attraversare la rotta commerciale artica. Questo, in sostanza, dimostra fino a che punto Mosca intende spingersi per espandere le sue consegne di gas di fronte alle restrizioni Usa.
Mosca si affida al continente asiatico
La destinazione finale di Everest Energy non è ancora chiara. La nave potrebbe consegnare il gas all’unità di stoccaggio del carburante Koryak in Kamchatka o a un terminale di importazione in Asia.
L’impianto Arctic LNG 2, in ogni caso, ha iniziato la produzione a dicembre, ma le sanzioni statunitensi legate all’offensiva russa dell’Ucraina hanno ritardato le sue esportazioni per mesi. La struttura ha iniziato le spedizioni ad agosto tramite navi con proprietà poco chiara che nascondevano la loro posizione (caratteristiche tipiche di una flotta oscura che viene utilizzata per aggirare le restrizioni occidentali).
Il pivot to Asia della Russia è insomma un fatto acclarato. Poche settimane fa, il CEO di Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato che il Cremlino diventerà il principale fornitore di gas della Cina non appena le linee Power of Siberia e Far Eastern saranno pienamente operative, in meno di tre anni.
“Nel 2027, la rotta dell’Estremo Oriente verrà lanciata con una capacità di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Con il Power of Siberia e la rotta dell’Estremo Oriente che raggiungono la piena capacità, la Russia diventerà il più grande fornitore di gas per la Cina”, ha affermato Miller, convinto che la domanda di gas naturale di Pechino continuerà a crescere.
Il fattore Cina
È impossibile non menzionare in maniera specifica la Cina quando parliamo del rapporto tra Russia e Asia. Pechino è interessata, in primis, a gas e petrolio russo (e non solo).
Numeri alla mano, i ricavi dalle esportazioni di petrolio russo sono diminuiti, e questo perché i Paesi occidentali hanno bandito il petrolio del Cremlino, “costretto” a venderlo a un prezzo inferiore, assorbendo i costi aggiuntivi del trasporto della produzione, verso nazioni come Cina e India.
Per quanto riguarda il gas naturale, la geografia rende le cose ancora peggiori per la Russia. La Cina è l’unico potenziale cliente abbastanza grande da giustificare un nuovo gasdotto per sostituire quelli che in passato rifornivano l’Europa. La Repubblica Popolare Cinese può inoltre acquistare gas da qualsiasi parte del mondo, ma la Russia può venderlo solo (nei volumi di cui ha bisogno) a Pechino.
Lo yuan cinese rappresenta ora il 54% delle negoziazioni nella borsa russa da quando è stato tagliato fuori dal sistema bancario globale nel 2022. Ancora più cruciale per la guerra, la Cina è responsabile di circa il 90% delle importazioni russe di beni a duplice uso «ad alta priorità» (componenti elettronici, radar, sensori), senza i quali non potrebbe costruire hardware militare avanzato. Di nuovo, non c’è un fornitore alternativo.