L’inflazione eurozona schizza al 3% e Lagarde apre a «enormi cambiamenti» sui tassi. Ma il vero problema non è se la BCE taglierà o alzerà ma il mandato stesso della BCE.
Christine Lagarde, lo scorso 30 aprile, ha detto qualcosa di insolito. Ha detto, davanti ai giornalisti riuniti a Francoforte, che «potrebbero esserci enormi cambiamenti» sui tassi nei prossimi mesi. Quando un banchiere centrale parla così, di solito è perché non sa più cosa fare.
Il problema della BCE, oggi, non è quale leva tirare. Il problema è che le leve che ha in mano sono quelle sbagliate per il problema che ha davanti. E l’Italia, in coda a questa filiera, paga due volte: sull’inflazione importata che le erode i salari, e sui tassi che la BCE sarà costretta — non vorrà, sarà costretta — ad alzare proprio mentre l’economia europea decelera. Triplo, in realtà, se contiamo il vincolo demografico.
Il déjà vu del 2021, allo specchio
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