Perché scommettere sui mercati emergenti nel 2021

Pierandrea Ferrari

6 Dicembre 2020 - 07:30

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JP Morgan, multinazionale statunitense, si prepara all’avvento del nuovo anno: sotto i riflettori i mercati emergenti, sottovalutati dagli investitori nel 2020.

Perché scommettere sui mercati emergenti nel 2021

JP Morgan, key player della finanza mondiale, punta ai mercati emergenti nel 2021.

Le strategie annunciate dalla multinazionale guidata dal CEO Jamie Dimon affondando le radici nella consapevolezza che i titoli dei mercati emergenti siano stati eccessivamente snobbati nel corso dell’anno, lasciando così terreno fertile per un robusto rialzo nei prossimi mesi.

Storicamente, infatti, gli investitori hanno allocato il 9% delle loro risorse nei mercati emergenti: una percentuale, questa, che nel 2020 è scesa al 7%.

Occhi puntati sui mercati emergenti nel 2021

I titoli dei mercati emergenti potrebbero andare incontro ad una crescita del 20% nel 2021, dopo essere stati largamente ignorati dagli investitori negli ultimi dodici mesi. Certo, l’evoluzione della pandemia è un’incognita che non permette di lasciarsi andare a previsioni eccessivamente ottimistiche, ma l’outlook per i mercati azionari dei Paesi meno sviluppati rimane positivo.

A parlarne Joyce Chang, analista di JP Morgan, che in un’intervista rilasciata alla CNBC ha dichiarato:

“Penso che i mercati emergenti siano davvero sottovalutati in questo momento. Per ora rimaniamo neutrali sulla Cina, ma abbiamo rivisto la nostra posizione su quei mercati in cui vediamo delle valutazioni interessanti”.

Sotto la lente di JP Morgan soprattutto i mercati brasiliani, sudcoreani, indonesiani e tailandesi. In termini di settore, invece, la multinazionale statunitense vede – come conseguenza dello smantellamento atteso dell’impianto pandemico – delle concrete opportunità di rimbalzo per l’intrattenimento e il tempo libero.

Ma i mercati emergenti riusciranno a registrare, nel 2021, delle performance migliori rispetto a quelli sviluppati? Per entrambi gli analisti americani vedono un rialzo dei titoli fino al 20%, sancendo dunque una sostanziale parità.

Outlook positivo anche per i bond

Rimanendo nei mercati emergenti, anche l’outlook delle obbligazioni sembrerebbe suggerire possibilità concrete di investimento. In questi termini, infatti, si è espressa l’analista Joyce Chang:

“Con i bond dei mercati emergenti si possono raccogliere rendimenti del 5-6%, il che è una notizia particolarmente positiva se pensiamo che in quelli sviluppati sono ormai ovunque vicini allo 0%, o in territorio negativo”.

Infatti, le strategie delle banche centrali volte a defibrillare l’economia colpita dal coronavirus hanno reso i titoli di Stato dei Paesi più sviluppati meno attrattivi. La Federal Reserve, ad esempio, ha ridotto ai minimi i tassi d’interesse, con i Treasury a dieci anni che nel 2020 hanno avuto un rendimento quasi sempre inferiore all’1%.

Con un occhio puntato verso Est, delle concrete opportunità in campo obbligazionario emergono dalla Cina. I bond di Pechino, infatti, offrono al momento un rendimento largamente superiore a quello dei titoli di Stato europei e statunitensi, 3,32%.

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