Italia, il terziario è crollato: è la crisi peggiore da 25 anni

Violetta Silvestri

03/05/2021

03/05/2021 - 12:32

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Per il settore terziario il bilancio della pandemia è drammatico: il crollo è da record in 25 anni. L’allarme per tutto il comparto è arrivato da Confcommercio.

Italia, il terziario è crollato: è la crisi peggiore da 25 anni

Confcommercio ha lanciato l’allarme per il terziario di mercato: dopo 25 anni di ininterrotta spinta sul PIL e sull’occupazione, è arrivata la grave battuta di arresto.

La pandemia ha impattato pesantemente sull’intero comparto, frenando in modo drastico i consumi. Nello specifico, i dati si riferiscono a un campo piuttosto ampio di attività, che vanno dal commercio al turismo, ai servizi di alloggio e ristorazione, ai trasporti fino alle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento.

Il terziario di mercato è crollato con il Covid: i numeri di Confcommercio.

Terziario a picco con il Covid: il bilancio 2020

Il report di Confcommercio riporta un titolo molto eloquente per spiegare cosa è successo al settore: “La più grande crisi del terziario di mercato”.

I numeri hanno rilevato l’entità di questa storica e brusca frenata. Come spiegato dal documento:

“Per la prima volta, dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, si riduce la quota di valore aggiunto di questo comparto (-9,6% rispetto al 2019) al cui interno i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%.”

Nello specifico, questi gli impatti più gravi:

  • -40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione;
  • -27% per attività artistiche, di intrattenimento e divertimento;
  • -17,1% per i trasporti

Il tonfo della domanda ha generato la perdita di 130 miliardi di euro, di cui l’83%, che equivale a 107 miliardi di euro, è ricaduta in quattro macro-settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi.

Per la prima volta in 25 anni, il terziario di mercato non ha dato impulso all’occupazione, perdendo circa 1,5 milioni di lavoratori. Nel periodo 2014-2019 ne aveva creati quasi 3 milioni.

Il grido di allarme di Confcommercio, quindi, è stato accorato: “Quando i flussi turistici mondiali riprenderanno vigore, se l’offerta italiana non sarà pienamente in grado di soddisfarli, le perdite saranno permanenti

Con queste parole Bella, il direttore dell’Ufficio Studi, ha voluto sottolineare la criticità del momento, aggiungendo:

“Le nuove chiusure di marzo e aprile hanno, però, tolto vigore a quella pure minima spinta potenzialmente presente nei risparmi in eccesso accumulati dalle famiglie”

Il Pnrr, quindi, dovrà dare un rilancio serio anche a questi settori. La rinascita del Paese nei prossimi 10 anni passa anche da qui.

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