Italia: il PIL 2017 sarà un disastro. Le previsioni di BNP Paribas

Il 2017 sarà un disastro per l’Italia secondo BNP Paribas. Il PIL italiano crescerà la metà di quest’anno, pesa la bassa inflazione e la crisi delle banche.

Secondo gli analisti di BNP Paribas l’Italia non ha niente di cui festeggiare nel 2017. L’economia dell’Italia rallenterà la sua crescita al +0.4%, contro il +0.8% registrato quest’anno.

Il PIL italiano prepara a deludere: i salari nominali sono in via di rallentamento, l’occupazione non va come sperato, i consumi sono destinarti a rimanere bassi. Inoltra, la crisi delle banche italiane potrebbe frenare la crescita del mercato del credito de degli investimenti.

L’indice armonizzato dell’inflazione in Italia è più basso rispetto alle altre quattro grandi economie dell’Eurozona. E sono proprio le aspettative di una passa inflazione che dovrebbero mantenere una pressione al ribasso sui salari e limitare una qualsiasi ripresa dell’indice dei prezzi al consumo.

Nel 2017 l’italia dovrà ancora combattere con gli strascichi del referendum costituzionale: la paura del mercato di precipitare in una nuova fase di incertezza politica si è tradotta in un rialzo dei rendimenti e in spread più ampi. Ma saranno i dell’Italia nel 2017.

Andando contro alla aspettativa generale del mercato, BNP Paribas prevede solo una crescita moderata in Italia nel 2017, come risultato di una riduzione dello stimolo fiscale, l’addio al sostegno sul reddito del prezzo del petrolio basso e del credito più lento a causa dei problemi nel settore bancario.

Definendo le banche italiane tra le 10 più deboli a livello mondiale, a metà dicembre Moody’s ha tagliato l’outlook su alcune istituzioni finanziarie italiane da stabile a negativo. La novità segue un cambiamento di prospettiva sul rating sovranno d’Italia a negativo, dopo che gli italiani hanno deciso di respingere le riforme costituzionali al referendum del 4 gennaio, causando incertezza politica.

Nel test di stress di Moody’s, le banche italiane - già affaticate dai crediti deteriorati e dall’alto rapporto costi/entrate - hanno registrato risultati peggiori rispetto agli istituti di Portogallo, Spagna e Irlanda.

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