Irlanda: giovedì referendum sul fiscal compact, trema l’Europa

Raffaele Guerra

28 Maggio 2012 - 09:45

Irlanda: giovedì referendum sul fiscal compact, trema l’Europa

Ieri il primo ministro irlandese Enda Kenny ha pronunciato un discorso televisivo per sollecitare gli elettori a sostenere, a grande maggioranza, il fiscal compact europeo nel referendum previsto per giovedì 31 maggio. Nel caso in cui il trattato fiscale venga respinto, il rischio, secondo il premier, è che il paese precipiti in una crisi simile a quella greca.

I sondaggi pubblicati sabato e domenica mostrano che il nuovo trattato è destinato a essere promosso dagli elettori irlandesi, i quali temono che senza il sostegno del resto della zona euro potrebbero essere costretti ad affrontare una crisi politica ed economica non diversa da quella che sta attanagliando la Grecia in queste ore.

Ad ogni modo, i sondaggi non riescono a nascondere la frustrazione degli irlandesi, che, dopo cinque anni di austerità, non vedono ancora segnali di miglioramento economico a breve termine. La disoccupazione è infatti triplicata al 14,3% dal 2008, quando il governo irlandese ha sottoscritto debiti enormi per salvare dal collasso il sistema bancario del Paese.

Le ragioni del SI

Nel suo discorso, Kenny ha ribatito il leitmotiv della sua campagna referendaria: se il trattato europeo verrà promosso, questo aiuterà l’Irlanda nel suo «modesto» recupero dalla crisi del debito.
Il premier, inoltre, ha sostenuto che un eventuale vittoria del NO impedirebbe all’Irlanda di accedere a ulteriori prestiti da parte della zona euro, nel caso il paese dovvese necessitarne alla scadenza dell’attuale programma di salvataggio.
«Giovedì prossimo, in occasione del referendum sul trattato di stabilità, vi verrà chiesto di prendere una decisione che avrà conseguenze enormi per il futuro del nostro paese», ha dichiarato Kenny.
«Questo trattato darà alla zona euro la stabilità di cui ha bisogno», ha detto. «Si tratta di qualcosa di essenziale per la crescita e la creazione di posti di lavoro. Un ’SI’ forte potrà permettere al nostro paese di continuare sulla strada della ripresa economica».

Un eventuale rifiuto del trattato da parte degli elettori indebolirebbe, infatti, la posizione dell’Irlanda nell’unione monetaria, dal momento che il paese è l’unico dei venticinque membri che, per la ratificazione del trattato, deve procedere a un referendum popolare, come previsto dalla costituzione.
Il Regno Unito e la Repubblica Ceca hanno comunque deciso di non adottare il fiscal compact, che stabilisce regole più severe per la politica di bilancio, rispetto a quelle attualmente in vigore nell’UE.

Il malcontento e le ragioni del NO

La campagna di Kenny sembra aver convinto gli elettori irlandesi, anche se un gran numero di loro è rimasto indeciso. Escludendo questi ultimi, un sondaggio per l’edizione irlandese del quotidiano Sunday Times ha rivelato che il 60% degli elettori voterà a favore del trattato. Ma la bassa affluenza alle urne potrebbe portare a una vittoria risicata.

«Non c’è alcun entusiasmo per questo trattato. La gente è spaventata», ha detto Sean Donnelly, che ha eseguito, in passato, i sondaggi di opinione per diversi partiti politici.
«La crisi è andata avanti per troppo tempo», ha dichiarato. «Ci aspettavamo una ripresa, ormai. I sostenitori del ’SI’ dicono di voler aiutare il recupero, quelli del ’NO’, dicono, invece, che l’austerità non ha funzionato e che è tempo di rifiutarla».

Guidati dal leader del Sinn Fein Gerry Adams e da altri parlamentari dell’opposizione di sinistra, i sostenitori del «NO» pensano che un’eventuale approvazione del trattato non farà altro che perpetuare i pesanti programmi di austerità richiesti dall’UE e dal Fondo Monetario Internazionale alla fine del 2010, come pegno per il salvataggio del paese.

Adams, nel discorso di sabato al congresso del partito, ha invitato gli elettori irlandesi a unirsi ai «milioni di cittadini di tutta l’Europa» che vogliono porre fine alle politiche di austerità, le quali, ha dichiarato, non riescono a risolvere la crisi del debito.
Ha accusato Kenny di voler spaventare gli elettori circa l’accesso del paese all’ESM, e ha addossato su Kenny anche la responsabilità di non aver rinegoziato il debito di circa 60 miliardi di euro dovuto al salvataggio del sistema bancario irlandese.

Sembra che alcuni di questi argomenti abbiano incontrato l’appoggio degli elettori.
«Sono sempre più arrabbiata. Ho fatto tutto secondo il buonsenso durante il boom. Ora sto pagando una tassa per salvare le banche. Il governo avrebbe dovuto bruciare gli obbligazionisti bancari», ha detto Teresa McNulty, un ingegnere di 46 anni.
Tuttavia, Tom Cleary, un dirigente del settore alberghiero, ha dichiarato che voterà ’SI’, perché, per la prima volta dal 2009, ha potuto registrare una crescita degli introiti.
«Almeno si è fermato il declino. Abbiamo raggiunto una certa stabilità, credo. Penso sia bene almeno rimanere dove siamo», ha detto.

I partiti di governo, infine, hanno dichiarato che le regole irlandesi in materia di telecomunicazioni obbligano la TV di stato RTE a dare spazio al primo ministro Kenny, in maniera uguale alle altre parti politiche, come il Sinn Fein di Adams.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Wall Street Journal.