Iran: esercitazione con 16 missili per lanciare un avvertimento a Israele

Chiara Esposito

26 Dicembre 2021 - 22:50

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Nuova offensiva iraniana contro Israele. Il lancio di missili balistici sottolinea la tensione nel territorio e il Regno Unito commenta l’accaduto.

Iran: esercitazione con 16 missili per lanciare un avvertimento a Israele

Ultime notizie da Teheran. Un avvertimento minaccioso si staglia nel cielo; il 24 dicembre l’Iran ha sparato ben 16 missili balistici come avvertimento nei confronti di Israele. La mossa strategica è stata condotta nel circuito di esercitazioni di cinque giorni in cui le manovre condotte secondo i militari sarebbero state concepite “ per rispondere alle minacce proferite in questi ultimi giorni dal regime sionista ".

Questa versione dei fatti ha assunto piena ufficialità con la dichiarazione del generale Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate della Repubblica islamica, che ha scelto di intervenire ed esprimere la propria posizione tramite una trasmissione sulla Tv di Stato.

La scelta militare è stata commentata anche da attori esteri quali la Gran Bretagna, ma l’interventismo britannico non è stato minimamente apprezzato dalle autorità che hanno anzi replicato duramente lanciando avvertimenti che suonano come delle vere e proprie accuse, argute e perspicaci ma non per questo meno pregne di denso nazionalismo.

Le esercitazioni in questione

Le esercitazioni militari in seno alle quali ha avuto luogo questa risposta militare fanno riferimento all’operazione «Grande Profeta» ed erano iniziate lunedì nelle province di Bushehr, Hormozgan e Khuzestan. Ognuna di queste zone tocca il Golfo e, come affermato dal capo delle Guardie della Rivoluzione islamica, il generale maggiore Hossein Salami, «l’esercitazione militare è un serio avvertimento per i funzionari del regime sionista».

Lanciare un messaggio concreto, tangibile e soprattutto intimidatorio era quindi l’obiettivo finale e possiamo dire che è stato raggiunto. Il tempismo poi non è casuale poiché mercoledì 22 il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, aveva incontrato il primo ministro israeliano Naftali Bennett per discutere dell’accordo nucleare iraniano del 2015 e negoziare sull’opposizione dello Stato ebraico a mettere nuovamente in piedi la vecchia promessa diplomatica.

Bennett a quel punto aveva risposto accusando l’Iran di «ricatto nucleare» e avvertendo la Repubblica islamica della propria volontà di attaccare direttamente i territori in caso di necessità. Accettando il patto americano infatti il guadagno di un paese come quello di Israele sarebbe tale da consentire un riarmo considerevole, l’unico vantaggio strategico possibile a fronte dei missili che hanno poi sorvolato i cieli in tutta risposta.

Cosa dicono le fonti ufficiali: insofferenza per le «interferenze estere»

Le parole dei vertici dell’operazione iraniana sono nette e distinte e richiamano gli eventi appena descritti senza lasciare spazio all’interpretazione:

«Queste esercitazioni sono state progettate per rispondere alle minacce del regime sionista. Sedici missili hanno mirato e annientato il bersaglio prescelto e in questa esercitazione sono state schierate parte delle centinaia di missili in grado di distruggere il Paese che osasse attaccare l’Iran».

Le dichiarazioni però non finiscono quindi e vertono anche sul fastidio provato dagli iraniani per la risposta britannica. L’uso di missili balistici durante l’esercitazione è infatti stato condannato dal Regno Unito che in una nota ha parlato di una «flagrante violazione della risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell’Onu» e di «una minaccia per la sicurezza regionale e internazionale»

Davanti a queste affermazioni ovviamente il ministero degli Esteri di Teheran Saeed Khatibzadeh si è fatto sentire asserendo che l’Iran non chiederà il permesso per le sue attività di difesa poiché «posizioni di questo genere vengono considerate non solo come un’interferenza negli affari interni dell’Iran, ma anche come la manifestazione di un doppio standard da parte di Londra, che porta avanti una competizione senza fine per vendere le sue armi più distruttive nella regione dell’Asia occidentale».

In un sistema di delicati quanto fragili equilibri e patti, accordi e responsi che comportano sempre delle conseguenze su più fronti, oggi quindi si continua a giocare una partita al logoramento, un confronto a distanza che satura l’aria di una violenza non più così inespressa seppur ancora solo potenziale.

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