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Investire in Europa: quali i settori privilegiati dall’ottimismo post-Macron?

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Investire in Europa: quali i settori privilegiati dall'ottimismo post-Macron?

Torna l’ottimismo in Europa: per il fund manager Paul Casson lo scenario degli investimenti sembra destinato a cambiare rispetto agli anni della crisi finanziaria globale. In quali settori conviene investire?

I rischio politico che ha caratterizzato l’Europa negli ultimi 12 mesi è finalmente svanito con la vittoria del candidato europeista Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali francesi. Termina così la lunga fase di incertezza che ha pesato sull’andamento delle borse europee nel contesto globale.

Dopo la crisi finanziaria globale in cui nello scenario degli investimenti in Europa hanno prevalso le preoccupazioni politiche, con la corsa ai beni rifugio tra i quali i bund tedeschi, il tempo del cambiamento sembra essere finalmente arrivato e la negatività è destinata a svanire. Ad affermarlo Paul Casson, gestore il Fondo Artemis Pan-European Absolute Return.

Ma in questo rinnovato clima di ottimismo in Europa quali sano i settori su cui conviene investire?
In base a quanto affermato da Casson le posizioni lunghe del fondo da lui gestito “tendono ad essere concentrate nei settori delle banche, dell’industria, dell’energia, dei materiali e dei beni di consumo ciclici perché si ritiene che queste siano le aree che trarranno i maggiori benefici dal miglioramento delle prospettive”.

Esaminiamo di seguito quali sono i motivi alla base di questa conclusione.

Investire in Europa: la situazione durante la crisi finanziaria

Prima dell’elezione di Macron all’Eliseo, lo scenario degli investimenti in Europa era caratterizzato da un senso di negatività alimentato dalle tante preoccupazioni politiche che incombevano sull’Europa a partire dall’Irlanda e dalla Spagna, poi è stata la volta dell’Italia e del Portogallo senza dimenticare la Grecia, costante fonte di incertezza per la stabilità dell’Europa.
L’obiettivo degli investitori era dunque quello di proteggere i propri capitali che si sono riversati sui tradizionali “beni rifugio” tra i quali i bund tedeschi, i cui rendimenti sono scesi ai minimi storici.

In tale contesto gli investimenti azionari sono stati caratterizzati da bassa volatilità che, nel pensiero di alcuni, è stata addirittura equiparata al rischio. Si tendeva a considerare l’acquisto di azioni con elevati dividendi troppo rischioso per quel poco di crescita che c’era in quel periodo e di conseguenza l’unico modo per realizzare un guadagno certo era prestare soldi allo Stato tedesco a tassi molto bassi.

Investire in Europa: il cambiamento con Macron presidente

Con l’elezione di Macron alle presidenziali francesi può dirsi conclusa la fase di negatività che portava gli investitori a gestire solo il rischio, senza di fatto generare dei rendimenti, in quanto le cose stanno cambiando in Europa.

Già a partire dalla metà dell’anno passato, seppur lo scenario fosse ancora dominato dalla crisi politica, iniziavano a evidenziarsi i primi segni di una ripresa globale.
Lo dimostrano vari indicatori macroeconomici tra i quali la fiducia dei consumatori, i dati sulla produzione manifatturiera e sulla disoccupazione che testimoniano una crescita dell’attività economica. Inoltre sono tornate a crescere l’inflazione, il mercato obbligazionario e la curva dei rendimenti.
Le banche centrali delle principali economie mondiali stanno cominciando a prenderne atto modificando le loro politiche monetarie in vista del miglioramento delle prospettive economiche.
In primis la Federal Reserve (Fed) attesa per altri due aumenti dei tassi entro la fine del 2017 seguita dalla Banca Centrale Europea (BCE) che lo farà al momento opportuno, dato che il ritmo di crescita dell’Europa alla fine dello scorso anno è stato addirittura più sostenuto rispetto agli Stati Uniti.

Stando a questi risultati, si stima che quest’anno gli utili delle azioni europee dovrebbero mostrare una crescita di circa il 15% ed il dato è visto al rialzo. Gli analisti si sono mostrati troppo cauti considerando che dal 2013 al 2016 hanno sempre previsto un ridimensionamento nella crescita degli utili azionari.
Per il 2017 le cose sembrano essere ben diverse in quanto gli analisti sin dall’inizio dell’anno non hanno fanno altro che rivedere al rialzo le stime sugli utili delle azioni europee e tornano a prevalere gli “upgrade” sulle azioni cicliche a discapito dei titoli difensivi più costosi.

Oltre a questo il livello dei salari sta risalendo in Europa e solitamente ciò determina una crescita dei consumi soprattutto per le economie maggiori, quali Germania e Paesi Bassi, dove la disoccupazione è più bassa. Nei paesi periferici, l’aumento dei posti di lavoro unita alla crescita dei salari offrirebbe una spinta all’uscita dalla recessione. Il PIL infatti aumenta all’aumentare della domanda ed il credito bancario ne trae beneficio. Questo è il processo che si può notare attualmente in Europa.

Investire in Europa: perché puntare sulle azioni cicliche?

Barclays Capital ha condotto di recente uno studio sugli investitori internazionali dal quale si rileva che questi ultimi, quando ritornano in Europa, preferiscono acquistare azioni cicliche e finanziarie. La crescita e l’ottimismo che si sta generando in Europa dovrebbero quindi favorire le “azioni value” rispetto ai “titoli growth” o anche definiti “titoli difensivi costosi”.
Questo perché le società cicliche, negli anni della crisi, hanno imparato a sopravvivere tagliando i costi ed effettuando ristrutturazioni, diventando alla fine anche più efficienti.

Goldam Sachs ha inoltre misurato l’effetto sulla leva operativa di ogni regione del mercato globale all’aumentare dell’attività economica e delle vendite e ha riscontrato che per “ogni punto percentuale di incremento delle vendite, le imprese europee registrano un aumento medio dei profitti pari al 2,8%”.
Dallo studio risulta che le aziende difensive quali le utility, le case farmaceutiche, i produttori di beni alimentari sono molto meno sensibili a quest’effetto rispetto alle aziende cicliche che invece ne beneficiano maggiormente, specialmente nelle prime fasi della ripresa economica.

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