Il modello economico europeo è rotto. UE verso una crisi senza precedenti

Tommaso Scarpellini

3 Febbraio 2025 - 14:19

Il modello economico europeo mostra segni di crisi strutturale. La dipendenza dalla Germania, le tensioni con Cina e gli USA minano la crescita e la competitività dell’economia del vecchio continente

Il modello economico europeo è rotto. UE verso una crisi senza precedenti

L’Unione Europea si trova in un vicolo cieco economico dal quale sarà difficile uscire. La forte dipendenza dalla Germania, e le sfide commerciali con la Cina hanno comportato il rallentamento del settore del settore manifatturiero, con particolare focus a quello automobilistico e del lusso.

L’incertezza legata ai rapporti con gli Stati Uniti e la paura per una nuova crisi energetica rendono la situazione estremamente complessa.

Senza un radicale cambiamento delle politiche economiche e industriali, il modello economico europeo rischia di rimanere intrappolato in una fase di stagnazione prolungata, con conseguenze gravi per la competitività del continente nel lungo termine.

Perché tutto dipende dalla Germania?

La Germania rappresenta la principale economia dell’Unione Europea, contribuendo per circa il 24% al PIL complessivo del blocco. Il suo settore manifatturiero ha storicamente rappresentato il cuore pulsante della produzione industriale europea, contribuendo per circa il 23,% del PIL tedesco. Tuttavia, questa forte dipendenza dell’Europa da un’unica economia ha creato un effetto domino che sta trascinando l’intero continente in una fase di stagnazione.

Berlino ha registrato un tasso di crescita dello 0,5% nel 2024, uno dei peggiori risultati tra le principali economie occidentali. Inoltre, la produzione industriale tedesca è calata del 15% rispetto ai livelli del 2018, segnalando una crisi strutturale che non può essere attribuita solo agli effetti post-pandemia. Non a caso, il comparto automobilistico, uno dei settori chiave dell’industria tedesca, sta affrontando una forte contrazione: Volkswagen, un simbolo iconico dell’economia del Paese, ha subito un crollo delle vendite in Cina.

Ma la crisi del settore manifatturiero non si limita solo all’industria automobilistica. I produttori dell’industria metalmeccanica ed elettrica tedesca prevedono di licenziare fino a 300.000 lavoratori nei prossimi cinque anni a causa dell’aumento dei costi energetici e della perdita di competitività sui mercati internazionali.

Il peso della bilancia commerciale con la Cina

L’Unione Europea ha mantenuto per anni una relazione commerciale privilegiata con la Cina, ma questa dinamica sta rapidamente cambiando. La Cina, che fino a pochi anni fa era uno dei prinicipali mercati di esportazione per l’industria manifatturiera tedesca, sta riducendo la sua dipendenza dalle importazioni europee e aumentando la produzione interna. I dati specifici sulle esportazioni tedesche verso la Cina nel 2024 indicano una diminuzione del 5,3% nel primo semestre dell’anno.

Un altro elemento critico è il surplus produttivo delle aziende cinesi, che, grazie ai massicci sussidi statali, riescono a produrre più di quanto il mercato interno possa assorbire. Questo ha portato a un’inondazione di prodotti cinesi a basso costo sui mercati globali, esercitando una pressione al ribasso sui prezzi e mettendo in difficoltà le aziende manifatturiere europee, comprese le case automobilistiche tedesche.

Resta interessante notare come, nonostante spesso si attribuisca la colpa alle difficoltà economiche della Cina, in questo caso quello che sta cambiando è proprio l’abitudine di consumo del cittadino asiatico.

Il settore del lusso e il rallentamento della domanda asiatica

Un’altra componente fondamentale del PIL europeo è rappresentata dall’industria del lusso. Marchi come LVMH, Kering e Moncler hanno costruito il loro successo sulla forte domanda proveniente dall’Asia, e in particolare dalla Cina. Nel 2023, il mercato asiatico ha rappresentato oltre il 35% del fatturato di LVMH, con un’incidenza simile per altri marchi del comparto moda. Nel 2024 invece, il rallentamento economico cinese e il mutato atteggiamento dei consumatori stanno riducendo la domanda di beni di lusso. Nel 2024, il mercato globale del lusso ha registrato una contrazione del 2%, principalmente a causa di una diminuzione dei volumi di produzione superiore al 20%, generata da un brusco calo della domanda. In poche parole, meno consumatori per marchi iconici come LVMH e Kering.

Quali sono le prospettive?

Con la crisi nelle relazioni commerciali tra l’Europa e la Cina e le sanzioni imposte alla Russia, gli Stati Uniti sono rimasti il principale partner commerciale dell’UE. Tuttavia, le politiche protezionistiche promosse dall’amministrazione Trump, che ha minacciato di introdurre nuove tariffe sulle importazioni europee, stanno mettendo a rischio questo rapporto.

Uno degli aspetti più critici è la questione energetica. L’Europa ha subito un drammatico aumento dei costi energetici a seguito della fine delle forniture di gas naturale dalla Russia, aggravata dalla chiusura delle ultime centrali nucleari tedesche e dalla lenta transizione alle energie rinnovabili. L’importazione di gas liquefatto dagli Stati Uniti potrebbe essere una soluzione, ma il suo costo elevato lo rende poco sostenibile per molte industrie europee. Allo stesso modo, con la minaccia delle tariffe segnalate da Trump, potrebbe per l’Europa non esserci un alternativa all’approvigionamento energetico negli Stati Uniti.

Il rischio stagflazione

Questo scenario apre le porte a una delle possibilità più temute dai mercati: il rischio di stagflazione. Sebbene l’inflazione nell’Eurozona si sia attestata al 2,4% a dicembre2024, rispetto al picco del 10,6% registrato nell’ottobre 2022, il rischio di un nuovo aumento dei prezzi rimane concreto a causa dell’incremento dei costi energetici e delle tensioni geopolitiche. Nel frattempo, la Banca Centrale Europea ha recentemente annunciato un primo taglio dei tassi d’interesse, riducendo il tasso di riferimento dal 4,5% al 4,25%, nel tentativo di stimolare la crescita e ridurre il rischio recessivo.