Il gas americano costa circa un decimo di quello europeo. Ma chi incassa la differenza?

Guido Giaume

21 Settembre 2026 - 17:48

Con Ras Laffan fermo, il gas europeo vale dieci volte quello americano. Chi guadagna dalla differenza e perché le aziende Usa hanno fatto scommesse opposte.

Il gas americano costa circa un decimo di quello europeo. Ma chi incassa la differenza?

Il 18 marzo un missile iraniano centra l’impianto di liquefazione di Ras Laffan, in Qatar, che da solo rappresenta un quinto dell’export mondiale di gas naturale liquefatto. QatarEnergy dichiara forza maggiore, stima la perdita in 20 miliardi di dollari l’anno e mette in conto mesi, non giorni, prima di tornare a pieno regime. Il 22 giugno, durante il tentativo di riavviare uno dei treni di liquefazione danneggiati, un’esplosione uccide 13 persone e ne ferisce 54. L’impianto resta fermo di nuovo.

Le metaniere dirette in Europa da quel terminale non partono più agli stessi ritmi, e comunque c’è sempre l’imbuto di Hormuz. L’11 settembre il gas quotato ad Amsterdam, il TTF, vale 27 dollari al milione di BTU. Una settimana prima, il 4 settembre, ne valeva 24,5. Nello stesso giorno, a Henry Hub, in Louisiana, il gas americano vale 2,8 dollari: la produzione interna cresce, i depositi restano pieni, il prezzo non si muove. La differenza fra i due numeri passa da 21,5 a 24,2 dollari in sette giorni: chi ha un impianto per trasformare quel gas in liquido e caricarlo su una nave incassa quella differenza.

In Asia il 10 settembre il JKM tocca 28 dollari, il livello più alto in due anni e mezzo: non è solo un problema europeo, è la stessa nave che ora due continenti si contendono.

Indipendentemente da cosa succede nel Golfo, nel 2026 diventano operativi tre progetti americani decisi anni fa:

  • a Corpus Christi, in Texas, l’intero ampliamento Stage 3 di Cheniere raggiunge il completamento a fine agosto;
  • a poche miglia di distanza il primo treno di Golden Pass LNG spedisce il suo primo carico;
  • il Dipartimento dell’Energia autorizza un aumento del 13% delle esportazioni dal terminale Plaquemines.

Nessuno di questi tre eventi è una risposta al missile di marzo. Una fortunata coincidenza. Ma sono tutti fortunati in egual misura?

Chi guadagna davvero

Cheniere Energy ha venduto circa il 95% della propria capacità con contratti pluriennali a prezzo fisso: il cliente paga la stessa cifra sia che il TTF valga 15 sia che valga 27 dollari.

Venture Global ha fatto la scelta opposta: durante la costruzione del primo impianto ha venduto sul mercato spot il gas che i contratti pluriennali le imponevano di consegnare a Shell, BP, Repsol ed Edison. Shell sostiene di aver perso così 3,5 miliardi di dollari; BP ha vinto in arbitrato oltre un miliardo; con Edison la causa si è chiusa con un accordo a marzo.

Chi invece trasporta il gas, come Kinder Morgan ed Energy Transfer, non lucra sul prezzo: viene pagato a tariffa fissa per ogni metro cubo che passa nel tubo, indipendentemente dal fatto che il TTF sia a 15 o a 27 dollari.

Infine ConocoPhillips, che a maggio ha firmato con l’Alaska un contratto di fornitura di gas della durata di trent’anni: la differenza di oggi, per lei, si diluisce su una scala temporale che nessuno al tavolo può davvero prevedere.

Quattro aziende (più una) con scommesse diverse sulla stessa differenza di prezzo: chi il prezzo l’ha già fissato in anticipo e non gli importa più quanto duri la differenza, chi scommette che resti alta ancora a lungo, chi non scommette sul prezzo ma sul volume, chi scommette a trent’anni.

Prima di chiedersi quale di queste scommesse ti convince di più, vale la pena chiedersi: quanto ci metterà Ras Laffan a tornare come prima? E Hormuz tornerà come prima? E su quale orizzonte di tempo sei disposto a scommetterci tu?

L’autore ha verificato con la massima attenzione tutte le informazioni rappresentate, ma non garantisce circa la loro esattezza e completezza. Queste osservazioni sono fatte a scopo meramente didattico e non costituiscono un invito ad operare. Si invita a fare affidamento esclusivamente sulle proprie valutazioni delle condizioni di mercato nel decidere se effettuare un’operazione finanziaria e se essa soddisfa le proprie esigenze. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri e la decisione di effettuare qualunque operazione finanziaria è a rischio esclusivo dei destinatari della presente comunicazione.