Borse europee: tariffe o no, con Trump lo scenario è terribile

Redazione Finance

24 Gennaio 2025 - 10:33

Le borse europee affrontano sfide critiche tra tensioni geopolitiche, inflazione persistente e possibili tariffe di Trump, minacciando settori chiave e la stabilità economica del continente.

Borse europee: tariffe o no, con Trump lo scenario è terribile

Il mercato azionario europeo, già indebolito da una crescita economica stagnante e dalle difficoltà legate alla transizione energetica, si trova ora a dover affrontare un nuovo nemico: le possibili tariffe imposte dagli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump.

La recente impennata del prezzo dei listini europei resta infatti un forte controsenso e in molti si domandano il motivo per cui di fronte a tutte queste minacce, il prezzo di mercato delle azioni in Europa sia tornato a salire.

In sostanza, siamo di fronte a una crisi. È solo l’alba prima del buio totale oppure ci sono ancora speranze per l’Europa?

Il contesto economico complesso in Europa

L’economia europea sta vivendo una fase di grandi incertezze. Tra i principali fattori di pressione troviamo la crescita economica moderata, con la zona euro che ha registrato una crescita del PIL tra lo 0,5% e l’1% negli ultimi trimestri, un dato inferiore rispetto agli standard globali.

L’inflazione rimane su livelli elevati, spinta dai prezzi energetici e alimentari, nonostante gli sforzi della Banca Centrale Europea. Le tensioni geopolitiche, come la guerra in Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia rappresentano ulteriori fattori di pressione.

In questo contesto, l’Europa si trova a dover gestire anche la minaccia di nuove tariffe commerciali da parte degli Stati Uniti, un fattore che potrebbe destabilizzare ulteriormente i mercati.

Le tariffe di Trump: una spada di Damocle

Donald Trump ha spesso adottato politiche commerciali aggressive per proteggere gli interessi economici degli Stati Uniti, imponendo tariffe punitive a paesi e regioni che riteneva non rispettassero le regole del commercio internazionale. Sebbene le tariffe siano progettate per ridurre il deficit commerciale americano, il loro impatto è spesso devastante per i partner commerciali.

Se Trump decidesse di introdurre nuove tariffe sulle esportazioni europee, i settori più colpiti potrebbero includere l’industria automobilistica, che rappresenta una parte significativa del commercio europeo con gli Stati Uniti. Una tariffa su questo settore potrebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro in Germania, Francia e Italia. I produttori europei di vino, formaggi e carne potrebbero subire gravi perdite, dato che gli Stati Uniti sono tra i principali mercati di esportazione. Anche la tecnologia e la chimica, già sotto pressione a causa dei costi elevati dell’energia, potrebbero vedere ulteriori riduzioni della domanda.

Valdis Dombrovskis, Commissario europeo per l’Economia, ha dichiarato che l’Europa è pronta a rispondere in modo proporzionato a eventuali tariffe imposte dagli Stati Uniti. Tuttavia, una risposta forte potrebbe innescare una vera e propria guerra commerciale, con conseguenze disastrose per entrambe le economie.

Il destino delle relazioni commerciali tra Europa e Stati Uniti sembra dipendere da due possibili scenari. In caso di escalation, le tariffe potrebbero ridurre il PIL globale del 7%, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale. I mercati finanziari europei, già fragili, subirebbero pesanti perdite. Una soluzione diplomatica potrebbe evitare le tariffe, ma a costo di concessioni significative da parte dell’Europa, come l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti.

Come stanno reagendo le borse europee?

Le borse europee riflettono già l’incertezza legata alle tensioni con gli Stati Uniti. Gli investitori stanno spostando il focus su settori più difensivi, come il finanziario e i beni di consumo ciclici, mentre i segmenti più vulnerabili, come l’energia e i beni discrezionali, mostrano segni di debolezza.

Uno dei pochi settori che sta mostrando resilienza è quello finanziario. Questo è dovuto principalmente a tassi d’interesse elevati, con la politica monetaria restrittiva della BCE che sta aumentando la redditività delle banche, e ai report sugli utili del quarto trimestre 2024, che indicano una crescita superiore alle attese per molte banche europee. Nonostante ciò, questa performance potrebbe non essere sostenibile nel lungo termine se l’economia europea dovesse entrare in recessione.

Il ruolo della Cina e di altri attori globali

La Cina, un tempo motore della crescita globale, sta affrontando una contrazione della domanda interna che influisce negativamente anche sull’Europa. Il governo di Pechino ha introdotto nuove misure di sostegno all’economia che in passato hanno spesso risollevato Paesi come la Cina da momentanee contrazioni economiche. In questo senso, n’eventuale ripresa cinese potrebbe stimolare la domanda per i beni di consumo europei e offrire all’Europa un maggiore potere contrattuale nei confronti degli Stati Uniti. Questo perché se da una parte gli USA potrebbero insistere con le tariffe, l’Europa tornerebbe a beneficiare della stretta relazione commerciale con l’oriente, evitando di restare obbligatoriamente ancorata all’attività oltreoceano.

Un futuro incerto per l’Europa

Le borse europee si trovano in un momento cruciale. Le tensioni con gli Stati Uniti, unite a un contesto economico già complesso, rendono difficile prevedere una ripresa sostenibile nel breve termine. In molti si aspettano un aumento della volatilità sui mercati, possibili cali nei settori più esposti alle tariffe e opportunità selettive in settori difensivi o legati alla politica monetaria. L’Europa deve affrontare sfide significative, e il cammino verso una stabilità economica e finanziaria è tutt’altro che garantito. Con Trump che minaccia nuove tariffe e una ripresa globale ancora incerta, le borse europee rischiano di restare intrappolate in un vicolo cieco.

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