Dopo 5 mesi di rialzo le Borse europee incontrano il mese più ostile. Il rally si fermerà a settembre?

Redazione Money Premium

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Dopo 5 mesi di rialzi, le Borse del Vecchio Continente si trovano davanti ad un mese storicamente debole. Ecco cosa può far deragliare la crescita dei listini.

Dopo 5 mesi di rialzo le Borse europee incontrano il mese più ostile. Il rally si fermerà a settembre?

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Le Borse europee chiudono agosto dopo un rialzo protratto per cinque mesi, un movimento che ha riportato i principali indici continentali vicini ai massimi storici nonostante shock energetici e tensioni geopolitiche persistenti. Questo slancio sta per imbattersi in un periodo storicamente ostile proprio mentre i rischi macroeconomici si fanno più evidenti.

Il recupero è iniziato dopo il netto ribasso di marzo, quando il conflitto in Medio Oriente aveva scosso i mercati con un nuovo shock sui prezzi dell’energia. Da aprile in poi lo STOXX 600 ha messo insieme una sequenza di mesi positivi, sostenuta da utili societari più resilienti di quanto il quadro macro sembrasse suggerire. Nel secondo trimestre le società dell’indice paneuropeo hanno registrato una crescita degli utili del 24,1 per cento rispetto all’anno precedente, il ritmo più sostenuto da quasi quattro anni e, al netto della fase post-pandemica, il più rapido da oltre un decennio.

Il contesto favorevole per le borse del Vecchio Continente

Gli afflussi di capitali esteri, alla ricerca di diversificazione rispetto ai mercati americani, e il buon andamento delle banche europee hanno rafforzato il movimento. Anche alcuni titoli legati alla filiera dei semiconduttori e delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale hanno contribuito a sostenere i listini, mentre dati recenti sull’attività manifatturiera, in particolare in Germania, hanno offerto un segnale di tenuta dell’economia reale.

Questo contesto favorevole si scontra ora con una delle regolarità più note dei mercati azionari. Settembre è da decenni uno dei mesi più deboli per le azioni europee. Lo STOXX 600 e l’Euro Stoxx 50 mostrano mediamente rendimenti negativi in questo mese, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese presentano perdite medie comprese tra l’1,4 e quasi il 2 per cento a seconda del periodo storico considerato. La debolezza non è una legge ferrea, ma una tendenza statisticamente ricorrente: la liquidità si riduce dopo le ferie estive, gli investitori istituzionali rientrano e iniziano a ribilanciare i portafogli in vista della fine dell’anno, e le notizie negative tendono a pesare di più in un mercato meno profondo. Lo stesso schema si osserva da decenni anche a Wall Street, dove agosto-ottobre rappresenta storicamente uno dei trimestri più difficili.

I rischi all’orizzonte

A rendere più delicato il passaggio stagionale è il fatto che i rischi di fondo non sono scomparsi, anzi si stanno accumulando. In Francia l’incertezza fiscale e politica è tornata in primo piano in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno e della difficile partita sul bilancio. Il CAC 40 ha già accusato il colpo nelle ultime sedute, scendendo ai minimi di un mese e trascinando al ribasso lo STOXX 600. Si attende inoltre una revisione del rating da parte di Fitch.

Sul piano energetico, le tensioni in Medio Oriente continuano a tenere alti i prezzi di petrolio e gas, alimentando timori di inflazione più persistente e di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. I mercati scontano un rialzo del tasso sui depositi della BCE verso il 2,5 per cento già nel prossimo mese, con una probabilità non trascurabile di ulteriori incrementi nel 2027. Un euro più forte, salito nelle ultime settimane, rappresenta un ulteriore ostacolo per le società europee che fatturano una quota rilevante fuori dall’area della moneta unica.

Le prospettive per i prossimi mesi

Le valutazioni, dopo il rialzo, non sono più particolarmente convenienti, anche se lo STOXX 600 continua a trattare a sconto rispetto alle azioni americane. Un sondaggio tra analisti indica un obiettivo mediano di 670 punti per fine anno, un avanzamento contenuto rispetto ai livelli attuali intorno a 652 punti, sufficiente a portare l’indice su nuovi massimi ma ben lontano da un’estensione vigorosa del rally. Diversi strategist restano cauti: gli utili possono continuare a sostenere i corsi, ma i rischi geopolitici, l’inflazione e le condizioni finanziarie più critiche limitano il potenziale di rialzo. Settori come sanità, consumi discrezionali e beni di prima necessità vengono indicati come aree ancora relativamente attraenti, mentre l’insieme del mercato appare meno a buon mercato di qualche trimestre fa.

Il punto non è se la stagionalità da sola basterà a invertire il trend. I pattern mensili sono tendenze, non previsioni certe, e in passato mesi di settembre deboli sono stati seguiti da recuperi robusti verso fine anno. Il tema è piuttosto la coincidenza: un rialzo già lungo, valutazioni più tese, incertezza politica in un grande Paese dell’eurozona, pressioni inflazionistiche legate all’energia e una banca centrale pronta a stringere ulteriormente. In questo incrocio tra calendario e fondamentali, settembre si presenta come un mese in cui i mercati europei potrebbero perdere slancio, aumentare la volatilità e costringere gli investitori a distinguere con più attenzione tra titoli e settori ancora sostenuti dagli utili e quelli più esposti ai rischi macro e politici. La tenuta del rialzo dipenderà meno dalla forza accumulata nei cinque mesi precedenti e più dalla capacità dell’economia e delle imprese di assorbire questi venti contrari senza far deragliare le revisioni sugli utili.

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