Scatta l’allarme utili in Europa. -3% nel 2025, colpite 17 industrie su 20

Claudia Cervi

12 Luglio 2025 - 07:50

La stagione degli utili in Europa rischia di iniziare con il piede sbagliato: BofA prevede un calo a sorpresa del 3% nel 2025. Ecco cosa sta succedendo.

Scatta l’allarme utili in Europa. -3% nel 2025, colpite 17 industrie su 20

La stagione degli utili è alle porte, ma in Europa l’atmosfera è tutt’altro che euforica. Secondo le ultime previsioni di Bank of America, nel 2025 l’utile per azione (EPS) delle società quotate nello Stoxx 600 registrerà un calo del 3%, segnando la flessione più marcata degli ultimi cinque trimestri. Un dato che fa rumore, soprattutto perché riflette un peggioramento diffuso e non isolato: ben 17 su 20 industrie presenti nell’indice hanno visto tagli alle stime sugli utili. In primavera, le aspettative per il prossimo anno erano di una crescita intorno al +6%. Oggi sono dimezzate, con l’EPS atteso al +3%.

Cosa sta succedendo? Due sono i fattori chiave: il rafforzamento dell’euro, che penalizza le aziende europee sui mercati internazionali, e l’effetto dei dazi, che aggiunge incertezza a un quadro globale già fragile. A questo si somma un evidente rallentamento della domanda, soprattutto nei comparti più ciclici come energia, beni di consumo discrezionali e automotive. Anche i titoli finanziari, protagonisti nei mesi scorsi, iniziano a mostrare segni di stanchezza. Insomma, per l’Europa si profila un 2025 complicato, dove l’ottimismo dovrà fare i conti con una realtà sempre più sfidante.

I settori più colpiti

Il quadro delineato da BofA mostra un’Europa in affanno, con una crescita che fatica a trovare nuovi motori. In particolare, le maggiori flessioni di utili nel secondo trimestre si attendono nei comparti energia e beni di consumo discrezionali, due settori che nel 2024 avevano beneficiato dell’effetto rimbalzo ma che ora sembrano frenati da domanda debole e prezzi meno favorevoli. A poco serve, per ora, l’apporto positivo del settore sanitario, uno dei pochi a mostrare una dinamica ancora solida.

Anche i titoli ciclici non finanziari, dopo due trimestri in recupero, stanno subendo una nuova revisione al ribasso: solo nell’ultimo mese, le stime sull’EPS sono state tagliate del 2,5%, contribuendo al downgrade dell’1% su tutto lo Stoxx 600. Peggiora anche il sentiment sui finanziari, finora protagonisti di trimestri brillanti grazie ai tassi elevati, ma ora destinati a una normalizzazione dei margini.

Secondo l’analisi di BofA, 17 dei 20 settori dello Stoxx 600 hanno visto un taglio alle stime di utili. Tra questi:

  • Energia
  • Beni di consumo discrezionali
  • Industriali
  • Materiali di base
  • Tecnologia
  • Servizi di comunicazione
  • Finanziari
  • Utility
  • Immobiliari
  • Beni di consumo primari
  • Trasporti e logistica
  • Viaggi e tempo libero
  • Media
  • Risorse naturali
  • Chimica
  • Costruzioni
  • Servizi alle imprese

A salvarsi (per ora) dal ridimensionamento delle stime sono solo tre comparti: sanità, alimentari e automazione industriale, che mostrano ancora una traiettoria di crescita moderata ma stabile.

Nel frattempo, l’euro forte continua a fare da zavorra. Storicamente, nei periodi in cui la moneta unica si rafforza, la percentuale di società che riescono a battere le attese (il cosiddetto “EPS beat”) scende sotto la media. E qui sta il paradosso. Anche se alcuni dati macro dell’Eurozona sono stati leggermente migliori del previsto, la forza dell’euro rischia di vanificare il possibile slancio positivo.

Prospettive tagliate, rischio crescita dimezzata

Le previsioni di Bank of America non lasciano molto spazio all’immaginazione. La frenata è reale e il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Oltre al peso del cambio e ai dazi, gli economisti prevedono una frenata degli investimenti delle imprese statunitensi, che finora avevano trainato anche parte della domanda per le aziende europee. A venire meno sarà anche l’effetto front-loading, ossia gli anticipi sugli ordini accumulati nei mesi passati, che avevano tenuto in piedi la domanda industriale.

Il colpo più duro lo incassa il comparto automobilistico, storicamente tra i più esposti alle dinamiche globali. Ma la debolezza è trasversale e colpisce quasi tutte le industrie dell’indice. Il dato emblematico è che l’EPS a 12 mesi dello Stoxx 600 oggi è inferiore del 3% rispetto ai massimi storici di marzo. In questo contesto, l’Europa dovrà affrontare non solo il tema della competitività, ma anche quello della sostenibilità degli utili in un mondo sempre più frammentato. A questo si aggiunge un contesto internazionale tutt’altro che chiaro, in un periodo, quello estivo, spesso caratterizzato da eventi shock capaci di trascinare al ribasso i listini globali.

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