Il recupero delle Borse europee, spiegato

Roberto Donzelli

3 Aprile 2021 - 18:00

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Dopo anni in cui l’America ha sistematicamente battuto l’Europa, per le Borse del Vecchio Continente è partita una piccola riscossa negli ultimi sei mesi. Continuerà?

Il recupero delle Borse europee, spiegato

Se confrontiamo un investimento sulle Borse USA con uno sulle Borse europee negli ultimi 10 anni, il risultato è abbastanza impietoso.

L’indice S&P500 ha realizzato in questo periodo, in euro, una performance superiore al +200%, mentre nello stesso arco di tempo l’indice DJ Eurostoxx50, il benchmark dell’area euro, ha segnato un rialzo di poco più del 50%.

Una differenza piuttosto importante. Negli ultimi mesi, però, qualcosa sembra cambiato.

Le ragioni della forza del mercato USA

I motivi della superiorità americana di questi anni dipendono da tanti motivi, ma li possiamo ricomprendere sostanzialmente in due aree. La prima di tipo macroeconomico, la seconda di tipo micro - legate tra loro ma distinte.

Sul fronte macroeconomico, non c’è dubbio che gli USA rappresentino un’area più unita, capace di muoversi più velocemente e in grado di vantare una politica economica più omogenea. L’Europa, al contrario, è ancora un insieme di Paesi diversi, ognuno con una propria politica economica e interessi spesso conflittuali. La pandemia da Covid-19 non ha fatto altro che dimostrare come gli Stati Uniti abbiano la capacità di agire in maniera più rapida e di mobilitare risorse maggiori.

Tra le conseguenze di questi aspetti, c’è il fatto che gli USA crescono di più, permettono alle loro imprese di essere più competitive e di crescere maggiormente, oltre al fatto che quest’ultime hanno un livello di innovazione tecnologica mediamente più elevato delle controparti europee.

Da qui arriviamo agli aspetti più strettamente microeconimici. Gli USA hanno un apparato aziendale che copre tutti i settori, anche quelli tradizionali, ma negli ultimi anni hanno registrato un forte sviluppo in tutto ciò che è alta tecnologia. Dalle piattaforme web alla ricerca farmaceutica, dalle infrastrutture tecnologiche ai social media, non c’è dubbio che in tutto ciò che un tempo veniva chiamata «New Economy» gli USA hanno una superiorità schiacciante. Non che in Europa queste tecnologie non ci siano o non arrivino, ma il Vecchio Continente è prevalentemente un «cliente», mentre le aziende USA detengono il controllo delle tecnologie e delle piattaforme.

Passando alle Borse, negli ultimi anni è stato proprio il settore tecnologico ad aver registrato una crescita maggiore in Borsa.
Ecco, quindi, che diventa più chiara la rilevante differenza di rendimento con l’Europa, i cui mercati azionari sono invece più concentrati su energia, banche e finanza, utilities, lusso/fashion, distribuzione tradizionale e imprese industriali.

Una riscossa per le Borse europee?

Se non c’è dubbio che gli USA siano stati i grandi vincitori dell’ultimo decennio in Borsa, si registra qualche segnale di inversione nell’ultimo semestre.

Negli ultimi sei mesi, l’indice DJ Eurostoxx50 ha registrato un rialzo vicino al +25%. Nello stesso periodo, l’indice S&P500, in euro, ha segnato circa un +18%. Una differenza di 7 punti a favore dell’Europa in un semestre non si vedeva da tempo.

Prendendo invece l’indice MSCI World che include tutti i mercati mondiali, quindi USA, la stessa Europa, ma anche UK, Giappone, Svizzera e altro, abbiamo ugualmente una differenza notevole. Infatti, a fronte del +25% dell’Europa l’indice in questione fa circa +19% negli ultimi sei mesi.

Insomma, sembra esserci un’inversione. Da cosa è dovuta? L’aspetto macroeconomico in sei mesi non è cambiato. Sul fronte aziendale e settoriale, invece, c’è qualche novità.

Una certa fiducia sulle vaccinazioni e i segnali di ripresa a livello mondiale fanno ben sperare per molti settori tradizionali dove l’Europa è più forte. La spesa per il lusso dovrebbe riprendere, grazie soprattutto alla domanda asiatica e americana. Arrivano segnali positivi dai beni industriali. Un aumento dei tassi di interesse (seppur ancora leggero) sta spingendo le banche, mentre una ripresa delle materie prime e del prezzo del petrolio ha dato linfa ai titoli energetici.

Per contro, le altissime valutazioni dei titoli tecnologici hanno portato a qualche presa di profitto su queste aziende.

Un cambio di passo definitivo?

È comunque presto per poter parlare di un’inversione nelle preferenze degli investitori per il lungo periodo - potremmo essere davanti, infatti, solo ad una semplice e momentanea rotazione settoriale.
I punti di forza degli USA restano ancora intatti, così come le debolezze dell’Europa. Inoltre, se la storia della Borsa ci può dare qualche lezione, una delle più importanti ci ricorda che è sempre stato un errore dare per morti (o per moribondi) gli Stati Uniti.

Detto questo, non è improbabile che per un breve periodo le Borse europee possano comunque continuare ad essere preferite.
Per chi ha tanti USA in portafoglio potrebbe essere una buona scelta affiancare (non certo sostituire) un’esposizione sul Vecchio Continente. Per periodi più lunghi, poi, si vedrà.

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