Guerra dei dazi, nessuna ripercussione duratura su mercati cinesi

La Guerra dei dazi spingerà la Cina a sviluppare rapporti commerciali con le altre nazioni asiatiche

Guerra dei dazi, nessuna ripercussione duratura su mercati cinesi

Nessuna penalizzazione per la Cina dalla guerra dei dazi: l’economia cinese emergerà dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti senza ripercussioni durature.

È quanto afferma Sean Taylor, CIO Asia Pacific di DWS nel suo ‘Focus sulla Cina’.

L’esperto ha tentato di spiegare quali potrebbero essere gli effetti della guerra commerciale sul Dragone, ma ha previsto società americane molto più dipendenti da quelle asiatiche che viceversa.

Guerra commerciale: il rapporto

Secondo l’economista, anche se i titoli cinesi non sembrano ancora aver raggiunto livelli convenienti, a seguito dei ripetuti cali delle quotazioni degli ultimi mesi, le valutazioni stanno diventando più interessanti. Attenzione però a scegliere le azioni nei settori strategici.

“Continuiamo a favorire le azioni della new economy e settori quali healthcare, istruzione, turismo e lifestyle”,

avverte l’analista, dopo aver monitorato l’andamento degli utili delle società quotate sul mercato azionario cinese.

Il contesto

Già nelle prossime settimane, dalle minacce Donald Trump potrebbe passare ai fatti, imponendo nuovi dazi sulle importazioni cinesi per un totale di 500 miliardi di dollari. Questo potrebbe avvenire prima delle elezioni di medio termine, previste per il 6 novembre prossimo.

A distanza di cinque anni, tuttavia, saranno più le società statunitensi a risentirne. Secondo l’analista infatti saranno nel prossimo quinquennio saranno più le aziende statunitensi a dipendere dal mercato cinese che non viceversa.

Inoltre un’escalation del conflitto commerciale potrebbe portare il Governo cinese a sostenere la domanda interna e ad accelerare l’attuazione del programma One Belt, One Road, con vantaggi per i Paesi membri dell’ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) come l’Indonesia, la Malesia, la Thailandia e il Vietnam.

“La Cina cercherà in sostanza di migliorare i rapporti con le altre nazioni asiatiche, alimentando i commerci all’interno della regione”,

spiega Taylor, che non ravvisa neanche segnali di una bolla immobiliare che possa interessare il Paese.

“Attualmente, in Cina, i prestiti immobiliari presentano un ottimo livello di qualità”.

Le previsioni di crescita

Per l’economia cinese è prevista dunque una crescita del 6,5% nel 2018 e del 6,3% nel 2019, mentre per il cambio renminbi/dollaro Taylor prevede che l’anno prossimo la valuta cinese scenda a 7. Per il CIO Asia Pacific DWS:

“la Cina continua il suo percorso di attuazione delle riforme a lungo termine e necessita quindi di una valuta stabile”.

Nei settori strategici, quest’anno si potrà assistere a una crescita degli utili del 15 per cento, mentre per l’anno prossimo l’analista ipotizza il 15-16 per cento. Cifre davvero interessanti, che nessun altro mercato è in grado di raggiungere.

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