Grecia, vince Syriza ma l’UE corre ai ripari: oggi il vertice Draghi-Juncker sul debito greco

Simone Casavecchia

26 Gennaio 2015 - 09:19

Dopo la vittoria di Syriza in Grecia si attendono le prime decisioni di politica economica: intanto l’Europa corre ai ripari iniziando a valutare le possibili contromosse e i possibili margini di quella che sarà una trattativa molto dura.

Grecia, vince Syriza ma l’UE corre ai ripari: oggi il vertice Draghi-Juncker sul debito greco

All’indomani della vittoria di Syriza si aprono sull’Europa scenari nuovi che, con ogni probabilità, ridisegneranno le regole dell’Eurozona e le politiche economiche di austerity che sono state in vigore fino ad ora.

Per quanto riguarda i dati occorre ricordare che Syriza pur ottenendo un risultato eccezionale ha ottenuto, al termine dello spoglio, il 36,34% delle preferenze, un risultato questo che gli assegna 149 deputati, facendola arrivare a un soffio dalla maggioranza assoluta. Syriza avrà, quindi, bisogno di un alleato per governare e raggiungere i 151 seggi che le permetterebbero (coalizzata con un’altra forza politica) di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.

Al di là dei numeri, si tratta comunque di una vittoria storica che, come ha notato lo stesso Tsipras, potrebbe realmente cambiare i destini dell’Europa. Dalle prime dichiarazioni di Tsipras, infatti, si coglie chiaramente l’intento che guiderà la sua azione di governo:

«Troveremo con l’Europa una nuova soluzione per far uscire la Grecia dal circolo vizioso dell’austerità e per far tornare a crescere l’Europa. La Grecia presenterà ora nuove proposte, un nuovo piano radicale per i prossimi 4 anni».

Anche se la Troika è stata bollata come una «cosa del passato» i problemi tra Grecia e Europa iniziano solo ora perché se da un lato la Germania ha già chiesto con i vari Schaeuble e Wiedmann il rispetto degli accordi presi dal precedente esecutivo con l’UE, Tsipras ha ribadito che Syriza intende bloccare il piano di salvataggio attualmente in corso e che vuole dare il via a un nuovo programma di governo che vedrà, tra le sue prime azioni la riduzione delle tasse e l’aumento della spesa pubblica.

Il problema, tuttavia, non è certo solo tedesco dal momento il piano di salvataggio da 240 miliardi di euro a cui è stata sottoposta la Grecia, è stato finanziato per la maggior parte dall’Unione Europea e, in misura minore dal FMI e dalla BCE. L’Italia, ad esempio è il terzo creditore UE della Grecia, in ordine di grandezza. Tutti i creditori continueranno, molto probabilmente a richiedere il rispetto degli accordi ma le soluzioni al problema Grecia, in base al differente margine di malleabilità dei diversi attori potrebbero essere sostanzialmente tre: l’uscita della Grecia dall’Euro (in caso di mancato accordo); nuovi aiuti da parte dell’Europa, in cambio di un prolungamento del piano di austerità (in scadenza il 28 Febbraio) oppure, nel caso migliore, una ristrutturazione del debito pubblico greco con la conseguente attenuazione delle politiche di rigore finora imposte dalla Troika.

Le consapevolezze di Syriza
Da un lato Syriza sa bene che una rottura degli accordi con i creditori potrebbe gettare il Paese nel caos, dal momento che se il piano di salvataggio non dovesse essere prolungato (come probabilmente avverrà fino al prossimo luglio o agosto), Grecia non sarà in grado di rispettare le proprie scadenze sul debito e non potrà neanche usufruire del QE messo in atto dalla BCE. La Grecia potrebbe anche essere messa fuori gioco dall’Ela, il fondo salva stati che consente alle banche centrali di ogni Paese europeo di richiedere riquidità alla BCE in caso di emergenza, un’emergenza che ha già preso corpo nei giorni precedenti le elezioni con la fuga di capitali verso altri Paesi Europei.

Europa e BCE
A differenza del 2010, al momento attuale il debito greco è posseduto in massima parte dalle istituzioni europee e sovranazionali. E’ sicuramente questo il pensiero che preoccupa maggiormente Mario Draghi e Jean Claude Juncker (presidente della Commissione Europea) che oggi si incontreranno anche con il presidente del Consiglio Europeo Danald Tusk e con il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem per discutere del caso Grecia. Le istituzioni europee sono per ora caute, dal momento che la prossima mossa spetta al nuovo governo greco, sia che si tratti di una richiesta di prolungamento del piano di salvataggio sia che si tratti di una sua sospensione o di una revisione del debito pubblico. Quali sono allora i margini di trattativa su cui un possibile accordo tra Grecia e Ue potrebbe essere raggiunto?

  • Il piano di salvataggio impone alla Grecia di raggiungere una crescita annua pari al 4,5% del PIL, questa soglia potrebbe essere dimezzata, associando la misura a una ristrutturazione del debito;
  • Le istituzioni europee, qualora si trovassero di fronte a una richiesta di ristrutturazione del debito (Tsipras in campagna elettorale ha parlato di una cancellazione del 70% del debito pubblico greco, la cui totalità è pari a 320 miliardi di euro) potrebbero avanzare la controproposta di un allungamento delle scadenze per la restituzione del debito, accompagnata da una riduzione degli interessi dovuti;
  • Quel che appare di più difficile attuazione per Syriza è, però, l’interruzione delle politiche di austerità e la liberalizzazione del mercato del lavoro e dell’economia, misure ritenute indispensabili dalla Troika per ottenere un surplus primario (una crescita economica) apprezzabile ma che Syriza vorrebbe sostitutire con un aumento della spesa pubblica che consentirebbe di liberare finanziamenti per le imprese e di intervenire su quella che è diventata una vera e propria emergenza sanitaria nazionale.