L’UE pone fine alla procedura d’infrazione per sforamento del limite al 3% del deficit/pil. Limite entro il quale non vi era mai entrata, se non truccando i conti.
L’Unione Europea pone fine alla procedura d’infrazione nei confronti della Grecia, dietro raccomandazione della Commissione Europea. Il disavanzo pubblico è passato da 15,7% del 2009 ad un avanzo del 0,7% del 2016 grazie alle manovre economiche lacrime e sangue imposte dall’alto alla Grecia.
Finisce un calvario che ufficialmente è iniziato nel 2009, ma che covava dal 1999, anno in cui si iniziò a truccare i conti per per poter entrare nell’eurozona. Senza quel trucco la Grecia non avrebbe potuto adottare l’euro e sarebbe rimasta con la Dracma.
Grecia, fine della procedura d’infrazione UE
Avendo rispettato il parametro europeo di un rapporto deficit/pil non oltre il -3%, la Grecia ha ottenuto la fine della procedura d’infrazione. Ora la Grecia sarà sorvegliata solo per un altro anno, nel quadro delle procedure preventive del patto di stabilità. Dunque la Grecia tornerà ad essere completamente autonoma dall’agosto del 2018, l’anno successivo ci saranno nuove elezioni.
Il ministro delle finanze estone Toomas Tõniste, il cui governo è presidente di turno dell’Unione Europea, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto. Con un bilancio miglioreAtene può tornare sul mercato e finanziarsi a tassi sostenibili. Oggi il bond decennale greco rende al 5,5%, la metà rispetto a due anni fa, sintomo della salute dello Stato ellenico.
Per questa ragione Atene sta pensando a un’operazione di swap (concambio) dei titoli di Stato per ritirarne venti di piccola taglia e sostituirli con quattro o cinque di nuova emissione. L’entità dell’operazione dovrebbe essere di 32 miliardi, secondo la Reuters.
La Grecia sembra poter tornare a respirare, nonostante sia dilaniato dall’austerità e dai problemi sociali scaturiti dalla crisi. Un Paese che se non avesse truccato i conti non sarebbe mai potuta entrare nel 2002 nell’eurozona, dato che in quattordici anni ha rispettato solo nel 2016 la soglia del rapporto deficit/pil.
Grecia, dai conti truccati al “commissariamento”
La storia della crisi greca non parte in realtà dal 2009, anno di inizio di procedura d’infrazione UE, ma dal 1999, anno in cui la Grecia aveva iniziato a truccare i conti per poter entrare nell’eurozona.
I numeri del bilancio greco non rientravano fra i parametri del Trattato di Maastricht, perciò per aderire bisognava alterarli. In aiuto venne la banca americana Goldman Sachs, che aiutò Atene a nascondere ben 2,8 miliardi di euro di debito, pari al 2% del totale, ma necessari per rientrare nei parametri europei.
Nel 2004 il ministro delle finanze greco ammise che il suo Paese aveva truccato il bilancio, ma ormai era tardi, la Grecia adottava già l’euro ed era impossibile tornare indietro. L’Unione Europea ammonì semplicemente la Grecia dal non farlo più, consiglio che chiaramente non ascoltò.
Nei primi anni duemila la Grecia cresceva, il pil era fra i migliori d’Europa, nel frattempo venivano organizzate le Olimpiadi ad Atene del 2004 e la selezione nazionale vinse clamorosamente l’Europeo di calcio nello stesso anno in Portogallo.
Nessuno si era accorto che la Grecia continuava a barare e nessuno sospettava che di lì a poco ci sarebbe stata una disastrosa crisi finanziaria.
Nel 2008 scoppiò la crisi mondiale e la Grecia che basava le sue entrate principalmente sul turismo venne colpita duramente, alle elezioni del 2009 il partito Nuova Democrazia (centrodestra), che fino a quel tempo aveva governato il Paese, perse le elezioni e George Papandreou del Pasok (centrosinistra) divenne primo ministro.
Una volta seduto sullo scranno di governo, Papandreou avvisò l’Europa che i conti greci erano stati sistematicamente truccati e che non solo il deficit/pil non era mai stato sotto al 3%, ma che quell’anno si sarebbe attestato al 12%, cifra poi rivista al 15,7%.
Parte dunque la procedura d’infrazione UE, che portò a gravi conseguenze economiche e sociali nel Paese. Il rating della Grecia prima declassato da A- a BBB+, per poi essere definito dopo poco tempo junk, ovvero spazzatura. Prestiti enormi dal FMI per risanare la nazione ellenica, imponendo austerità e sorveglianza, di fatto “commissariando” la Grecia, ma che però non portò risultati sperati.
Il resto è storia più recente, Tsipras, l’ipotesi di Grexit e poi l’ultimo salvataggio, quello che ha fatto uscire la Grecia dal tunnel, sebbene con molte ferite.
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