Grecia: stasera il voto di fiducia. Se il governo Papandreou sopravvive, il 28 giugno sarà discusso il nuovo piano di austerity.

Nadia Fusar Poli

21 Giugno 2011 - 13:55

Grecia: stasera il voto di fiducia. Se il governo Papandreou sopravvive, il 28 giugno sarà discusso il nuovo piano di austerity.

Il Primo ministro greco George Papandreou affronta oggi il voto di fiducia in senso al suo governo. L’esito potrebbe essere interpretato come il segnale che la Grecia potrebbe accingersi a diventare il primo paese dell’area dell’euro per default.

Il voto di stasera fa seguito ad una settimana di agitazione: Papandreou si è trovato costretto a respingere una rivolta tra le fila del suo partito socialista (Pasok) in Parlamento mentre i partiti di opposizione hanno respinto il suo appello per un governo di unità nazionale. I leaders dell’Unione europea hanno insistito perchè Papandreou garantisca il sostegno alle misure di austerità, richieste come condizione necessaria per assicurare l’aiuto utile ad evitare il default, il prossimo mese.

«Pasok ora sa che deve serrare i ranghi», ha dichiarato Holger Schmieding, capo economista presso Joh. Berenberg Gossler & Co. di Londra. «La situazione è volatile. Un voto negativo da parte del parlamento greco potrebbe innescare una grave crisi in Europa.»

Il Fondo monetario internazionale, che contribuisce nella misura di un terzo nel piano di salvataggio per Grecia, Irlanda e Portogallo, ha messo in guardia i leaders europei che l’incapacità di intraprendere un’azione decisiva sulla crisi del debito potrebbe rischiare di scatenare «grandi ricadute globali.» Allo stesso tempo, Papandreou sta lottando per convincere i greci ad accettare un pacchetto da 78 miliardi di euro ($ 112 miliardi) , tra la vendita di attività dello Stato e i tagli di bilancio, che includono un «crisi di prelievo» sui salari.

Papandreou, 59 anni, ha ora 155 seggi alla camera su 300, dopo che un deputato del Pasok, il 14 giugno si è dimesso dal partito dichiarandosi indipendente, per protestare contro le politiche economiche del governo. Due giorni dopo, due parlamentari socialisti sono usciti dal parlamento, costringendo il partito di Papandreou a chiedere una riunione d’emergenza ed alimentando la preoccupazione degli investitori che la probabilità di insolvenza fosse in crescita.

In uno sforzo per puntellare il sostegno politico, Papandreou il 17 giugno ha sostituito il ministro delle Finanze George Papaconstantinou con Evangelos Venizelos, il suo ministro della difesa e un tempo rivale per la leadership del partito, in un rimpasto di governo.

Il dibattito sulla mozione di sfiducia, che ha avuto inizio il 19 giugno, si concluderà intorno a mezzanotte. Due giorni dopo, Papandreou spera di incontrare i leaders dell’Unione in un vertice in cui si discuterà un nuovo pacchetto di finanziamento per proteggere la Grecia dai costi (record) del prestito, per i prossimi tre anni. Se Papandreou sopravvive al voto di stasera, cercherà l’approvazione in Parlamento la prossima settimana per il suo piano economico quinquennale. Il 28 giugno prossimo, infatti, porterebbe in Parlamento il suo nuovo piano di austerity, la cui approvazione è condizione indispensabile per lo sblocco della quinta tranche di aiuti dell’Ue-Fmi. I provvedimenti sono necessari per ricevere la prossima rata del prestito di salvataggio da 110 miliardi di euro.

«L’unità nazionale della Grecia è diventata un pre-requisito per i nostri partners», ha dichiarato Venizelos, dopo il suo primo incontro con le controparti europee in Lussemburgo ieri. «Avrebbe dovuto essere il suo istinto di autoconservazione.»

Se stasera dovesse registrasi una sconfitta, questo incoraggerebbe l’opposizione e potrebbe portare a nuove elezioni, dando ad Antonis Samaras, leader di «Nuova Democrazia», il maggiore partito di opposizione, l’opportunità di proseguire (e mantenere) la sua promessa di rinegoziare il pacchetto.

Le proteste fuori dal Parlamento si svolgono su base giornaliera. Papandreou ha promesso di indire un referendum entro la fine dell’anno su alcune modifiche al sistema politico del paese e alla costituzione, per fugare i timori dei manifestanti.

Eletto nel 2009, Papandreou aveva cercato un salvataggio finanziario nel mese di aprile 2010 per evitare il default dopo che gli investitori si erano rifiutati di finanziare un deficit di bilancio record. Le condizioni di concessione dell’aiuto hanno aiutato ad approfondire una crisi che ha spinto l’economia in recessione per il terzo anno, sollevato la disoccupazione al 15,9 per cento e alimentato il malcontento popolare, incrementando i disordini.