Grecia: la verità sui fondi europei. Come vengono usati e perché non stimolano l’economia

Raffaele Guerra

30/05/2012

Grecia: la verità sui fondi europei. Come vengono usati e perché non stimolano l’economia

Con la sua permanenza nell’unione monetaria ormai in bilico, e mentre continua lo scontro politico sull’austerità, la Grecia continua a ricevere miliardi di euro di aiuti d’emergenza da una cosiddetta troika di creditori che supervisiona il suo salvataggio.
Ma quasi niente di questo denaro sta arrivando ad Atene per pagare i servizi pubblici essenziali. Il denaro, piuttosto, ritorna di nuovo nelle tasche della troika.

Il piano di salvataggio europeo da 130 miliardi di euro, che avrebbe dovuto permettere alla Grecia di prender tempo, sta servendo solo a pagare gli interessi sul debito del paese - mentre l’economia greca continua a lottare per la sopravvivenza.

Fondi d’emergenza e interessi

Se questo sembra avere poco senso da un punto di vista economico, ha una certa logica nell’ambito della politica finanziaria europea. Dopo tutto, il denaro erogato dalla troika - la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea - proviene da contribuenti europei, molti dei quali sono sempre più diffidenti nei confronti del disordine politico che ha colpito Atene e ha offuscato il futuro dell’euro zona.

Non finisce qui. I membri della troika, infatti, stanno anche trattenendosi dall’erogare alcuni fondi destinati al funzionamento del governo greco.
La scorsa settimana, l’ufficio di Atene che controlla le entrate ha dichiarato che la Grecia potrebbe ritrovarsi senza soldi a partire da luglio. Se fosse così, il paese potrebbe andare in default riguardo ai suoi debiti - tranne quelli contratti presso la banca centrale, il Fondo Monetario e l’Unione Europea.

«La Grecia non fallirà per la troika, perché la troika sta pagando se stessa», ha affermato Thomas Mayer, consulente senior presso Deutsche Bank a Francoforte.
Grazie a un elaborato sistema di pagamento che ha avuto inizio dopo le elezioni del 6 maggio, volto a garantire che i greci non tocchino il denaro, i tre grandi creditori stanno ora versando i pagamenti per il salvataggio su un conto vincolato in Grecia. Lì il denaro rimane per due o tre giorni, prima che la gran parte di esso venga rispedito alla troika per il pagamento degli interessi sulle obbligazioni greche, che l’Europa ha accettato nei termini dell’accordo di salvataggio siglato nel mese di febbraio.
Circa i tre quarti del debito della Grecia, per una somma di circa 229 miliardi di dollari, sono detenuti, infatti, da uno dei tre membri della troika, secondo le stime della banca d’investimento UBS.

Per contribuire a calmare la volatilità dei mercati finanziari, la Banca Centrale Europea ha comprato miliardi di euro in obbligazioni greche con scadenza mensile. «E’ per questo che vogliono essere ripagati ogni mese, ormai,» ha dichiarato Mayer. «La BCE ha acquistato a un prezzo elevato e ora insiste per essere pienamente ripagata».

Alcune persone informate sostengono che la troika stia esercitando una certa pressione finanziaria sulla Grecia affinché il governo faccia tutto il possibile per raccogliere denaro dalle tasse in un contesto economia che è sempre più devastata.
Durante lo scorso fine settimana, in un’intervista al quotidiano britannico The Guardian, il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha buttato benzina sul fuoco, rimproverando i greci per non voler pagare le tasse.

Un consigliere del governo greco, che ha parlato in condizione di anonimato per paura di alienarsi la simpatia degli istituti di credito europei, ha detto questo della troika: «Hanno fatto in modo che la somma della spesa interna sia tenuta a livelli sufficientemente bassi per forzare la Grecia ad aumentare notevolmente le proprie entrate».

La situazione sembra assurda. Le autorità europee hanno prestato denaro alla Grecia affinché il paese possa restituirglielo.

Presti il denaro e si chiama «prestito», ti viene restituito e lo chiami «tasso di interesse»

ha detto Stephane Deo, dirigente UBS a Londra. Secondo Deo tali disposizioni erano comuni in situazioni in cui i governi correvano il rischio di essere insolventi.

Questo accade perché i governi non vanno in bancarotta alla stessa maniera delle aziende: i creditori, infatti, non possono vendere gli attivi e recuperare parte del loro denaro. Quindi i creditori hanno un incentivo a garantire che i governi in difficoltà continuino a ripagare i loro debiti, anche se ciò significa prestare loro i soldi per farlo.

Dal maggio del 2010 alla Grecia sono stati inviati circa 177 miliardi di dollari in denaro da parte dei contribuenti europei, al fine di mantenere il paese a galla e scongiurare una crisi più grave che potrebbe minacciare l’intera unione monetaria. Di tale importo, i due terzi sono serviti a pagare gli obbligazionisti e la troika.
Solo un terzo è stato destinato a finanziare le operazioni del governo, e solo una piccolissima somma è stata spesa per stimolare l’economia.

Il rischio insolvenza

Questo prestito circolare fa parte della gestione del rischio. Dopo tutto, la Grecia quest’anno ha siglato un accordo a seguito del quale le banche che detengono le sue obbligazioni hanno avuto indietro solo la metà dei soldi.

La troika vuole garantire che non accada lo stesso ai suoi membri e ai suoi contribuenti. I funzionari europei hanno inoltre puntato il dito contro i precedenti finanziari della Grecia, incluse la manipolazione del bilancio affinché il paese potesse entrare nell’unione monetaria nel 2001 e la corruzione dei governi.

Un altro recente sviluppo ha fatto suonare il campanello d’allarme. Il mese scorso la troika ha inviato alla Grecia 31 miliardi di dollari per sostenere le banche.
Ieri il governo ad interim ha erogato agli istituti di credito 23 miliardi di dollari dei 31 ricevuti. Ma alcuni funzionari greci hanno sottolineato che la troika dovrebbe esercitare ancora uno stretto controllo, garantendo che il resto del denaro sia usato per permettere al governo di funzionare nel mese di giugno.

La Banca Centrale Europea è diventata uno dei maggiori creditori della Grecia dopo aver cominciato, nel 2010, ad acquistare debito dai paesi della zona euro in difficoltà, al fine di contribuire a stabilizzare i prezzi. La banca non rivela quanto debito greco abbia acquistato, ma le stime si aggirano fra i 44 e i 69 miliardi di dollari.

Le obbligazioni greche costituiscono un investimento redditizio per la banca fino a quando la Grecia continua a pagare gli interessi. La BCE, del resto, si è esentata dalla ristrutturazione del debito di Atene. E le obbligazioni greche erano già scambiate con un grande sconto quando la banca centrale ha iniziato ad acquistarle. Di conseguenza, l’istituto di credito sta guadagnando un tasso di interesse effettivo che si aggira intorno al 10%, secondo le stime effettuate da Deo.
Ma l’economista ha aggiunto che si tratta di un affare rischioso. Se la Grecia dichiarasse bancarotta, i contribuenti europei dovrebbero versare altro denaro nelle riserve di capitale della banca.

Il Fondo di salvataggio dell’Unione Europea, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, è divenuto uno dei principali creditori della Grecia a seguito del patto sulla ristrutturazione del debito che il paese ha siglato con gli obbligazionisti. Tutto sommato il suo contributo è arrivato a circa 88 miliardi di dollari.

Tuttavia, per quanto i termini del rimborso possano sembrare rigidi, le autorità europee hanno un forte interesse ad evitare costi ancora più elevati, che potrebbero arrivare nel caso in cui la Grecia lasciasse la zona euro o dichiarasse il default.

Secondo le stime più ottimistiche, già a partire dal prossimo anno, la Grecia potrebbe raggiungere il punto in cui le entrate fiscali superano i costi operativi del governo.
A quel punto, un governo populista potrebbe essere tentato di smettere del tutto il pagamento del debito. Nel caso in cui questo accada, il governo dovrà assumersi le sue responsabilità al di fuori della zona euro, senza l’onere del pagamento degli interessi.
Per aiutare i leader greci a resistere a questa tentazione, il ragionamento della troika è che è meglio aiutarli a pagare subito.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The New York Times.

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