Grecia: cresce lo scontro politico sull’austerità in vista delle elezioni

Raffaele Guerra

29 Maggio 2012 - 10:07

Grecia: cresce lo scontro politico sull’austerità in vista delle elezioni

Il partito della sinistra radicale greca ha letteralmente rivoltato la politica del paese con un’idea tanto semplice quanto seducente: Atene può rifiutare gli accordi per il salvataggio, pur rimanendo nell’euro.
Il futuro della Grecia, e forse anche quello dell’unione monetaria europea, potrebbe dipendere da quanti greci saranno convinti di questa idea.

La Coalizione della sinistra radicale, Syriza, concorre con il partito conservatore Nuova Democrazia per affermarsi in Parlamento come la maggiore forza politica del paese alle elezioni del 17 giugno, che potrebbero produrre altre onde d’urto in Europa.
Diversi sondaggi pubblicati durante lo scorso fine settimana danno Syriza dietro i conservatori dall’1,3 al 5,7%. Ma i sondaggi sono volatili: avevano sottovalutato il consenso di Syriza alle elezioni del 6 maggio, il cui esito inconcludente ha costretto a convocare una nuova consultazione.

Il leader di Syriza Alexis Tsipras, di 37 anni, ex attivista della gioventù comunista, promette che, nonostante le sue gravi difficoltà finanziarie, la Grecia può arrestare i programmi di austerità, ripristinare la spesa pubblica e tuttavia continuare a ricevere i pagamenti della zona euro e del Fondo Monetario Internazionale, che prevengono il paese dalla bancarotta.
I ripetuti avvertimenti in senso contrario provenienti dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale sono semplicemente dei tentativi di ricatto, secondo Tsipras.
Nel sistema elettorale greco, il partito con più voti ottiene un bonus di cinquanta seggi in Parlamento, candidandosi così a guidare il nuovo governo. Tsipras è quindi un potenziale primo ministro, se il suo partito raccoglierà più voti rispetto ai conservatori.

La gaffe di Christine Lagarde

Durante il fine settimana, Tsipras ha ricevuto una spinta inattesa da parte di Christine Lagarde, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, che, in un’intervista al quotidiano britannico The Guardian, non ha fatto mistero della sua idiosincrasia nei confronti del rigetto delle politiche di austerità da parte dei greci. Lagarde ha infatti accusato il popolo greco di non voler pagare le tasse.
I suoi commenti hanno causato molto malumore in Grecia, alimentando il risentimento dei creditori del paese e le loro richieste insostenibili che contribuiscono alla crescita di Syriza.

«L’ultima cosa che cerchiamo è la sua simpatia», ha risposto Tsipras nella stessa gionata di domenica. I lavoratori greci pagano tasse pesanti, ha detto. «Per gli evasori fiscali», ha aggiunto, Lagarde dovrebbe chiedere ai partiti greci «perché, con le misure di austerità, non hanno toccato il grande capitale e hanno dato invece la caccia al semplice lavoratore».

Rimanere nell’euro senza austerità

Il messaggio di Syriza offre un soluzione seducente al dilemma che la Grecia deve affrontare, ovvero sciegliere fra l’austerità e gli interminabili rimborsi del debito, oppure il default con il ritorno alla dracma.

Ma i leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Angela Merkel, hanno detto ripetutamente che la Grecia non potrà avere entrambe le cose: se vuole rimanere nell’euro ha bisogno di aiuti finanziari. I leader dei paesi europei creditori, del resto, sostengono di non voler finanziare una Grecia che non mette in atto riforme dolorose. Nel caso in cui i prestiti verso il paese dovessero interrompersi, ben presto Atene sarebbe a corto di denaro per l’esercizio dei servizi pubblici e per sostenere le banche in difficoltà.

Mentre si avvicina il voto, i greci stanno discutendo se la promessa di Syriza di rifiutare l’austerità e rimanere nell’euro è troppo bella per essere vera.
«Questo è ciò che dicono, ma non so se crederci», dice Vassilis Tzoumas, 24 anni, dottorando in ingegneria elettrica che ha votato per Syriza il 6 maggio. Tale scelta, dice, è stata motivata in gran parte dalla rabbia nei confronti della corruzione della classe dirigente del paese. Dice di non aver ancora deciso se votare di nuovo per Syriza, perché è preoccupato da un’eventuale uscita della Grecia dall’euro.

Questi dubbi sono la causa della crescita di Nuova Democrazia negli ultimi sondaggi. I conservatori stanno infatti cercando di trasformare le elezioni in un referendum sull’adesione della Grecia all’euro. Nuova Democrazia, guidata da Antonis Samaras, si presenta come un partito responsabile che garantirà la permanenza della Grecia all’interno dell’unione monetaria.

Gli avversari di Syriza sostengono che il partito stia semplicemente cavalcando l’onda del risentimento contro le politiche di austerità, senza offrire un piano efficace per affrontare i profondi problemi economici della Grecia. Tsipras, dicono i detrattori, sostiene le stesse politiche clientelari che hanno messo la Grecia nei guai: restringimento delle garanzie del mercato del lavoro e conservazione di un settore pubblico gonfiato.
«Ha promesso tutto a tutti», dice Vassilis Karatzas, un fund manager ateniese di Levant Partners, secondo il quale c’è il 70% di probabilità che la Grecia esca dall’euro se Syriza vincerà le elezioni.

I sostenitori di Syriza, invece, sostengono che i creditori della Grecia stanno usando la paura ingiustificata di un’espulsione dall’euro per tiranneggiare il popolo greco e fargli accettare le distruttive misure di austerità.
«Dicono che bruceremo vivi e andremo all’inferno» se la Grecia rinuncierà all’austerità, ha detto Spyros Tzokas, membro di Syriza, in una riunione di partito. Le minacce dell’Europa servono solo a spaventare i greci, ha dichiarato Tzokas, che è un professore di storia.

Tsipras afferma che la Grecia ha un potere inutilizzato di contrattazione, che dovrebbe sfruttare per dettare la nuova strada.
«La grande arma della Grecia in questo momento è che il sistema bancario europeo crollerà se crolla quello greco», ha dichiarato Tsipras in una recente intervista al Wall Street Journal. «Non ci sono confini tra gli Stati», ha aggiunto, parlando del sistema bancario europeo.

I sostenitori di SYRIZA dicono che il partito si batte non solo per il futuro della Grecia, ma anche per una zona euro più equa.
«Vogliamo che la Grecia rimanga nell’euro, ma in modo diverso, con un euro diverso», ha dichiarato Kostas Panopoulos, di 50 anni, commercialista, mentre era seduto fuori da una taverna nel quartiere Exarchia di Atene, roccaforte della sinistra. L’euro, ha detto, non può essere l’equivalente allargato del marco tedesco. «Abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio» in Europa, ha aggiunto.

Se Tsipras diventerà primo ministro, dovrà raggiungere un accordo con il cancelliere tedesco Angela Merkel affinché il paese continui ad avere i finanziamenti europei. «Non sarà una trattativa facile», ammette il leader di Syriza.
Sin dalle elezioni del 6 maggio, la Merkel ha più volte detto che vuole che la Grecia rimanga nell’euro, ma il Paese dovrà mantenere le sue promesse in materia di riforma del bilancio e dell’economia, nonostante le difficoltà.

I leader di Syriza sono provocatori. «L’euro non appartiene alla Germania, alla signora Merkel e al ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schäuble», dice Zoi Konstantopoulou, avvocatessa e candidata di Syriza che ha vinto le elezioni per il Parlamento all’inizio del mese. «L’euro è una proprietà collettiva dei popoli europei», dice.
Rifiutando i timori circa il fatto che la Grecia possa fallire se Syriza vincerà le elezioni, la Konstantopoulou ha dichiarato che la Grecia «non è un’impresa, ma una nazione» democratica la cui volontà deve essere rispettata.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Wall Street Journal.