Le preoccupazioni per un’evetuale ristrutturazione del debito greco, sollevatesi all’inizio di questa settimana, hanno riportato in auge l’affaire Grecia e la crisi del debito sovrano della zona euro. Perchè questo fantasma continua a perseguitare i funzionari della Zona Euro?
Quando i guru dell’economia si sono accorti che, ad un anno dall’adozione delle misure di austerità, i livelli del debito greco erano ancora insostenibili, le «api» dei mercati, già da tempo, stavano ronzando, guidati dalla possibilità che la Grecia non fosse in grado di soddisfare le condizioni iniziali del proprio pacchetto di salvataggio.
Essendo la Grecia il primo tra i «PIGS» ad essere stato salvato, c’è da scommetere che i funzionari dell’EuroZone non se ne staranno seduti fuori a guardare. Tre sono le scelte possibili per la BCE per evitare il déjà vu della frenesia da euro-selling, visto quasi un anno fa.
- Opzione 1:Toccare le casse dell’ EFSF e concedere ulteriori prestiti
Anche se consegnare più soldi nelle mani dei Greci sarebbe probabilmente il modo più veloce per calmare gli investitori, l’idea potrebbe non rivelarsi buona in una prospettiva di lungo periodo. Innanzitutto, la mossa non cambierebbe i problemi fondamentali del Paese e una strategia simile potrebbe ridurre la motivazione del governo greco a controllare il proprio debito. Dopo tutto, perché ricorrere a qualcosa di più delle draconiane misure di austerità già adottate, quando c’è il«big daddy», l’Unione Europea, pronta a metter mano al portafolgio e ad allungare altro denaro?
La preoccupazione maggiore però, è in realtà un’altra.
La firma di un altro assegno più grande in favore della Grecia, provocherebbe una rezione immediata da parte delle altre nazioni dell’Eurogruppo, in particolare dei contribuenti (gli elettori). Infatti, se l’UE finisse col concedere ulteriori prestiti alla Grecia, significherebbe che gli elettori si stanno facendo prestare denaro per finanziare un debito rischioso. Questa manna dovrà infatti essere pagata dai contribuenti greci (per la verità dai lavoratori, perché i ricchi sono stati detassati) per rimborsare i governi europei, il FMI e addirittura il Tesoro degli Stati Uniti per la sua dedizione alla finanza rapace.
- Opzione 2: «Pizzicare» il pacchetto di salvataggio originale e incrociare le dita
Un’altra alternativa popolare che sta circolando è quella di intervenire sull’originale bailout accordato. Per molti si tradurrebbe in un cerotto utile a a concedere più tempo alla Grecia e a conetenre i tassi d’interesse sui prestiti di salvataggio.
Proprio come per la prima opzione, modificare il pacchetto di salvataggio potrebbe anche calmare gli investitori in quanto offrirebbe alla Grecia più tempo per riprendersi. Ma prima di dire «Facciamolo!», bisognerebbe essere consapevoli del fatto che prorogando il termine per i prestiti di salvataggio non si produrrà alcun effetto prima del 2013, in quanto non ci sono prestiti dovuti da parte dell’EFSF nel 2012.
E per quanto riuarda la possibilità di ridurre i tassi di interesse?
Beh, la mossa potrebbe sicuramente aiutare, ma solo in misura limitata. Anche se le economie dell’EZ decidessero di concedere alla Grecia un pass gratuito e di sgocciolare i tassi di interesse fino allo 0%, la Grecia risparmiarebbe (solo) circa 2,5 miliardi di euro.
Del resto, anche dopo la messa a punto dell’accordo iniziale, i funzionari EZ devono ancora preoccuparsi del meeting greco per il nuovo accordo.
- Opzione 3: Favorire lo scambio di debito
In sostanza, questo comporterebbe il dover chiedere agli obbligazionisti greci di restituire le obbligazioni in scadenza in cambio di quelle nuove che saranno pagate molto più tardi. Il governo potrebbe risparmiare molti soldi adottando questa soluzione, poichè si stima che circa 35 miliardi di euro del governo sono da pagare nel 2012. Ma questo, ovviamente, solo se gli investitori sono concordi.
Uno scambio del debito non solo darebbe il tempo alla Grecia di riordinare il proprio bilancio, ma aiuterebbe anche a ridurre i rischi per i creditori e per la zona euro nel suo complesso. La verità è che si tratta di una soluzione di «band-aid», una pezza al problema che impedirebbe di affrontare il crescente debito del paese. Inoltre, la Grecia rischierebbe di crearsi una pessima reputazione, additata dai creditori e tacciata come il paese che, per estinguere il proprio debito, ha firmato una nuova cambiale, invece di un assegno.
E la posizione della BCE? Jean-Claude Trichet, così come altri membri della Banca Centrale Europea, ha fatto un buon lavoro evitando di parlare di una ristrutturazione greca dicendo che non si tratta di un’opzione plausibile e sostenedo la necessità che il governo greco si concentri sull’implementazione delle proprie misure di austerity.