Giappone bocciato da S&P, ma il default è improbabile

Nicola D’Antuono

28 Gennaio 2011 - 10:24

Giappone bocciato da S&P, ma il default è improbabile

Ieri l’agenzia di rating S&P ha declassato il Giappone a un livello “AA-” da “AA” (lo stesso della Cina e un gradino sotto la Spagna), prima bocciatura dal 2002. I motivi sono riconducibili alla mancanza di piani credibili di contenimento del debito pubblico che ormai sta per superare il 204% del Pil, il livello più alto del mondo. Si tratta di valori nettamente superiori a quelli della Grecia (137% del Pil) o dell’Irlanda (113% del Pil), paesi che sono stati costretti ad accettare gli aiuti combinati di Ue e Fmi. Il fardello del debito pubblico che si trascina il Giappone ormai da più di un decennio è legato alle manovre sulla spesa pubblica degli anni ’90. Il paese del Sol Levante fu stretto nella morsa della stagnazione, dopo lo scoppio della bolla immobiliare e azionaria di fine 1989, e da allora non è più riuscito a riprendersi provocando però un clamoroso buco nei conti pubblici.

Tuttavia, l’ipotesi di un default di Tokyo sembra improbabile. Il paese può contare su un ingente risparmio domestico, tanto che il 95% dei bond pubblici sono in mano ai giapponesi stessi per una ricchezza delle famiglie superiore ai 17.000 miliardi di dollari. Inoltre, il Giappone può contare su un surplus commerciale e ha un rapporto tra prelievo fiscale e Pil tra i più bassi al mondo. Il taglio di S&P sul rating di lungo termine potrebbe incentivare il governo nipponico a far passare velocemente le manovre di risanamento. Intanto, gli altri paesi sviluppati con i conti pubblici in disordine sono già avvertiti...