La Germania ora rischia un grave colpo alla ripresa economica

Violetta Silvestri

18/01/2021

18/01/2021 - 16:10

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La Germania, alle prese con un ritmo allarmante di contagi e con un severo e lungo lockdown, rischia di bloccare la ripresa economica. L’allarme dalla Bundesbank.

La Germania ora rischia un grave colpo alla ripresa economica

La Germania sarà ancora il motore della ripresa economica dell’Eurozona?

Le ombre iniziano ad avanzare anche sulla nazione strategica del continente europeo, forte della granitica produzione industriale, ma indebolita da una pandemia che avanza a ritmi preoccupanti.

L’allarme per la crescita nel 2021 della Germania è arrivato direttamente dalla Bunsesbank: una notevole battuta d’arresto è dietro l’angolo per Berlino. Il motivo? Il prolungamento del lockdown duro, che sta già minacciando il progetto di ripresa della nazione guidata dalla Merkel.

Ripresa a rischio in Germania? Allerta da Bundesbank

La Germania sta vivendo una situazione molto difficile sul fronte pandemia, che presto potrebbe degenerare anche a livello di prospettive economiche nel breve periodo.

Il ministro delle Finanze e vice cancelliere Scholz ha avvertito che le mutazioni del virus in corso potrebbero avere “un impatto drammatico” e per questo si aspetta che il lockdown di adesso, che include la chiusura di scuole e negozi non essenziali, sia estesa fino al 14 febbraio. Una prospettiva di blocco molto severa, quindi, aggravata dalla stessa Angela Merkel, che giorni fa aveva paventato l’idea di misure rigorose fino ad aprile.

Questa cornice che si va delineando in Germania, offusca indubbiamente il quadro di rilancio economico atteso nell’anno appena iniziato.

Nel suo ultimo rapporto, la Bundesbank ha osservato l’esistenza di una resilienza economica della nazione, che lascerebbe ben sperare anche in caso di lockdown duro. Ma con un avvertimento:

“Se il tasso di infezione non diminuisce in modo significativo e le attuali restrizioni all’attività economica durano più a lungo o vengono ulteriormente rafforzate, potrebbe portare a una notevole battuta d’arresto

Il Paese, motore della ripresa dell’intera Eurozona, rischia quindi di cadere nella trappola delle recessione al più presto. Dopo aver pubblicato i dati del 2020, con un PIL a -5%, Berlino sperava di aver preso la strada del rilancio. Ma i prossimi mesi saranno cruciali e nulla è dato per scontato.

La banca centrale ha avvisato: la Germania può restare a galla in questa fase della seconda ondata, a patto che ne esca il prima possibile.

Prospettive inflazione positive per la Germania. E per l’Eurozona

Buone notizie per l’inflazione. Secondo la Bundesbank, la crescita dei prezzi nella più grande economia europea dovrebbe essere “chiaramente positiva” questo mese per la prima volta nel semestre passato.

Dopo la graduale eliminazione del taglio temporaneo dell’IVA è probabile che il costo di molti beni e servizi in Germania aumenti su base annua, ha affermato la banca centrale.

Un ritorno a tassi di inflazione positivi segnerà un cambiamento notevole rispetto agli ultimi cinque mesi, quando l’indice era negativo. Ciò era stato in gran parte il risultato dei tagli fiscali introdotti per stimolare i consumi durante la crisi pandemica, che hanno pesato sulla crescita dei prezzi nella più ampia area dell’euro.

Nel rapporto, però, si ricorda il momento di confusione per Covid, che potrebbe minare la crescita dell’indice dei prezzi:

“Tuttavia, vi è incertezza sul fatto che gli effetti delle aliquote fiscali modificate possano essere pienamente riflessi nelle statistiche sui prezzi in vista delle chiusure di attività in corso”

C’è comunque molto interesse verso l’inflazione tedesca. La prospettiva di una ripresa dei prezzi in Germania potrebbe contribuire a spingerli in tutta la regione euro, rassicurando i funzionari della BCE alla ricerca di un target di inflazione positiva.

Secondo stime ING: “Le cause delle bassa inflazione come ii prezzi energetici più bassi, la riduzione dell’IVA tedesca e la deflazione delle restrizioni sociali sono tutte destinate a trasformarsi in fattori trainanti, spingendo l’inflazione complessiva verso il 2%”

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