Gas algerino in Italia: è sufficiente per sostituire quello russo?

Giorgia Bonamoneta

11/04/2022

12/04/2022 - 11:21

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È stato approvato l’accordo tra Italia e Algeria per una fornitura aggiuntiva di 9 miliardi di metri cubi di gas. L’Italia riuscirà a liberarsi dal gas russo, cioè il gas algerino basterà allo scopo?

Gas algerino in Italia: è sufficiente per sostituire quello russo?

L’Italia cerca una via alternativa per liberarsi dalla dipendenza del gas russo e lo fa guardando verso sud, in Africa. In particolare la zona d’interesse è quella algerina, ma il gas dall’Algeria non è sufficiente per sostituire quello russo. A dirlo sono i dati emersi nel corso di diverse inchieste indipendenti e non.

I limiti dell’Algeria sono diversi, prima di tutto dovuti all’estrazione, ma non mancano complicazioni politiche e di infrastrutture. Certo, l’aumento della fornitura di gas algerino permetterà all’Italia e all’Europa di sopportare l’impatto della privazione del gas russo, ma si tratta di sopravvivenza e non di vera e propria indipendenza.

La missione di Luigi Di Maio si era conclusa con un sentore positivo, così come la firma dell’accordo avvenuto oggi, lunedì 11 aprile 2022, ma un semplice confronto tra l’esportazione di gas russo e quello algerino, seppur in aumento, fa presagire l’ulteriore ricerca di materia. Infatti dalla Russia nel 2021 sono arrivati 29 miliardi di metri cubi di gas, mentre dall’Algeria 21 miliardi di metri cubi di gas. L’aumento di 9 miliardi di metri cubi non arriva neanche a coprire la metà della fornitura russa.

La strategia italiana si apre quindi su più fronti, includendo una maggior produzione di energia da fonti non rinnovabili. La crisi energetica si fa crisi climatica. Anche per questo si delineano piani di investimenti comuni nella produzione di energie da fonti rinnovabili tra Italia e Algeria.

Il gas algerino è sufficiente a coprire l’importazione russa: cosa dicono i dati

La fornitura aumentata dall’Algeria basterà a coprire una possibile assenza di quella russa? Spoiler: no. L’inchiesta di Algérie Part ha messo in luce i documenti di Sonatrach, l’azienda petrolifera pubblica più grande dell’Africa. Da questi è emerso che “l’Algeria non ha la capacità di coprire gli immensi bisogni dei paesi dell’Unione europea” a meno che non siano previsti investimenti infrastrutturali miliardari nel breve periodo.

La produzione nazionale di gas algerino è di 130 miliardi di m3, ma solo una minima parte può essere esportata. Infatti il fabbisogno energetico domestico del Paese è di 48 miliardi di m3 e ulteriori 20 m3 sono destinati alla produzione di energia elettrica. Altri 20 miliardi di m3 sono necessari per mantenere in vita i giacimenti e vengono reimmessi nei pozzi di idrocarburi. Infine 5 miliardi di m3 sono destinati alla pratica del gas flaring, cioè bruciare gas in eccesso (le tipiche fiamme sopra i pozzi di estrazione) per limitare i costi di trasporto.

Cosa rimane? Secondo l’inchiesta sono 40 i miliardi di metri cubi che rimangono da destinare all’esportazione all’estero, in particolare in Europa. Una fonte interna a Sonatrach ha dichiarato che, con l’attuale consumo dell’Algeria, in Italia potrà arrivare una fornitura aggiuntiva di massimo 2 miliardi di m3. Tra Italia e Algeria infine è stato trovato un accordo di 9 miliardi di metri cubi.

La missione italiana per ottenere più gas dall’Algeria: 10 miliardi di m3 in più

L’Algeria, subito dopo la Russia (29 mld di m3), è il maggior fornitore di gas dell’Italia, da cui ne importiamo circa 21 miliardi di m3. Al momento quindi l’accordo di 9 miliardi con l’Algeria, firmato oggi dalla missione condotta da Mario Draghi, Roberto Cingolani e Luigi di Maio, non basta a coprire il fabbisogno del nostro Paese. Non se il piano, in accordo con l’Europa, è dire addio al gas russo.

Per questo dopo la firma dell’accordo, che prevede un aggiunta di 9 miliardi di metri cubi alla fornitura verso l’Italia, il premier ha commentato che “gli accordi di oggi sono una risposta significativa a questo obiettivo strategico, ne seguiranno altre”.

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