Perché la Francia (a differenza dell’Italia) può permettersi di portare il deficit al 2,8%?

Macron ha annunciato per la Francia una Manovra con il deficit alzato al 2,8%: ecco perché, a differenza dell’Italia, Parigi si può permettere di farlo.

Perché la Francia (a differenza dell'Italia) può permettersi di portare il deficit al 2,8%?

Perché la Francia può permettersi di portare il deficit al 2,8% mentre all’Italia viene contestato anche l’innalzamento all’1,6%? Questa è la domanda che si è posto Luigi Di Maio, che ha visto Emmanuel Macron annunciare un maxi taglio delle tasse pari a 25 miliardi mentre da noi, nella partita in merito alla legge di Bilancio, il ministro Giovanni Tria non vuole spostarsi dalla soglia da lui stabilita.

Un riferimento quello del leader del Movimento 5 Stelle che a primo acchito potrebbe sembrare più che legittimo. In verità, sono molte le differenze tra i due paesi che hanno permesso alla Francia di forzare la mano del deficit, mentre per l’Italia questo sarebbe un pericoloso azzardo.

Macron taglia le tasse in Francia

Dopo poco più di un anno dal suo arrivo all’Eliseo, Emmanuel Macron non sta vivendo un periodo facile. Il gradimento del Presidente infatti è già ai minimi storici, addirittura più basso di quanto fece registrare dopo lo stesso lasso di tempo il tanto odiato François Hollande.

Il leader di En Marche!, anche in vista delle delicate elezioni europee di maggio, si trova già nelle condizioni di dover riconquistare la fiducia dei francesi. Quale miglior modo allora se non quello di tagliare drasticamente le tasse?

In fondo tutto il mondo è paese, con Macron che quindi ha presentato il suo piano per una sensibile diminuzione delle tasse pagate sia dai cittadini che dalle aziende. In totale il costo sarà di 24,8 miliardi, finanziato portando il deficit dal 2,6% al 2,8%.

Una svolta questa che ha fatto sobbalzare Di Maio, alla disperata ricerca in questi giorni dei 10 miliardi necessari per far partire il Reddito di Cittadinanza. “L’Italia è un paese sovrano come la Francia”, ha sottolineato il ministro pentastellato, sperando così di poter convincere Tria ad alzare ulteriormente anche da noi l’asticella del deficit.

Le differenze con l’Italia

Senza dubbio in linea di principio Luigi Di Maio ha ragione: visto che il tetto da non dover superare è quello del 3% e la Francia lo andrà a “sfiorare”, perché la stessa cosa non la può fare l’Italia?

Quello che il leader del Movimento 5 Stelle non tiene a mente è però la profonda differenza al momento tra i due paesi. In Italia il debito pubblico è al 130% in rapporto al Pil, solo la Grecia fa peggio di noi in Europa, mentre la Francia è al 98,7%.

Per quanto riguarda lo spread, i bund francesi sono a 32 rispetto a quelli tedeschi mentre i nostro stanno a 240. Oltre a questo, il rendimento dei bond d’Oltralpe sta allo 0,82% quando quelli italiani al 2,81%.

In pratica per noi è molto più dispendioso finanziarsi tramite i bond visti i maggiori tassi che siamo costretti a pagare. In più, le prospettive di crescita di Parigi sono stimate come più alte rispetto alle nostre.

Non bisogna poi dimenticare che in Italia nella legge di Bilancio che dovrà essere varata, quasi 20 miliardi dovranno essere spesi per disinnescare le clausole di salvaguardia, per le spese indifferibili e per pagare gli interessi.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria quindi sta cercando di resistere nel non andare oltre l’1,6%, che sarebbe già quasi il doppio rispetto allo scorso anno, ma i due partiti di governo insistono per poter avere più soldi a disposizione.

In caso di una Manovra con un deficit oltre il 2%, il nostro paese si esporrebbe ai rischi di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles e alle intemperanze dei Mercati, con lo spread che potrebbe tornare a galoppare.

Il governo Conte però gode della fiducia di gran parte degli italiani ed è legittimato a fare le sue scelte: se si vorrà fare questo azzardo, però non si dovrà guardare a casa degli altri ma soltanto al proprio orticello.

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