Forze Armate: perché i graduati svolgono mansioni dei volontari?

Rispondendo ad un’interrogazione Parlamentare, il Ministro della Difesa ha spiegato il motivo per cui i graduati dell’Esercito devono svolgere il servizio di guardia, precedentemente di competenza dei soli gradi sottoposti.

Forze Armate: perché i graduati svolgono mansioni dei volontari?

Il titolo di questo articolo riprende la domanda che il Senatore Faraone del Partito Democratico ha fatto al Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, durante un’interrogazione parlamentare.

Oggetto della discussione è, come avrete capito, il tema delle mansioni ricoperte dai graduati delle Forze Armate, i quali nonostante gli anni di carriera si trovano ancora a ricoprire mansioni, quale il servizio di guardia, che una volta spettavano ai militari di leva.

Tema centrale della discussione, quindi, è quanto stabilito dalla circolare 2938/2016 modificata dallo Stato Maggiore con elementi che - almeno secondo Faraone - ledono la dignità professionale dei graduati dell’Esercito Italiano.

Tra le novità oggetto di contestazione c’è quella per cui - indipendentemente dall’anzianità di servizio e dal grado ricoperto - la categoria dei graduati dell’Esercito Italiano può comunque ricoprire le mansioni una volta affidate ai militari di leva e oggi di competenza dei volontari in ferma prefissata. Questa disposizione secondo Faraone contrasta con quanto stabilito dall’ultimo riordino delle carriere secondo il quale a coloro che “rivestono il grado apicale” (quindi compresi i graduati) può essere attribuita una qualifica che “comporta l’assunzione di attribuzioni di particolari rilievo in merito al ruolo di appartenenza e all’anzianità posseduta”.

Questa disposizione - che si applica anche nei confronti di Marescialli e Sergenti delle Forze Armate - vale specialmente per coloro che sono diretti collaboratori di superiori gerarchici (con la possibilità di sostituzione nei casi di particolare urgenza) e che svolgono funzioni di indirizzo e di coordinamento con piena responsabilità dell’attività svolta.

Faraone quindi ha segnalato al Ministro della Difesa un contrasto tra queste norme e la prassi degli ultimi tempi visto che - in seguito alle modifiche dello Stato Maggiore al regolamento dei servizi di caserma - non è raro vedere un graduato - che generalmente vanta anche 20 anni di carriera - svolgere mansioni che dovrebbero essere di competenza dei gradi inferiori.

Che fine ha fatto quindi il riconoscimento professionale previsto con le suddette disposizioni del riordino?” La risposta del Ministro della Difesa non è tardata ad arrivare, tuttavia potrebbe lasciare dietro di sé una scia di polemiche; secondo la Trenta, infatti, si è trattato di un provvedimento che, seppur discutibile, era “necessario e inevitabile” visto l’invecchiamento del personale.

Trenta: “Vi spiego perché i graduati svolgono le mansioni dei VFP

Il Ministro della Difesa, rispondendo all’interrogazione presentata da Faraone, ha sottolineato che gli aggiornamenti rispetto all’edizione originale, datata 2009, della circolare 2938/2016 sulle “Norme per la vita e il servizio interno di caserma” riguardano esclusivamente l’impiego dei graduati delle Forze Armate nel servizio di guardia.

Nel dettaglio, visto che il testo originale non prevedeva alcuna distinzione di categoria per lo svolgimento del servizio, sono stati assegnati ruoli e compiti differenti in base al grado ricoperto, con la differenziazione del servizio “sentinella” (ricoperto da Graduati e Militari di Truppa) da quello di “comandante della guardia” (di competenza esclusiva dei graduati).

L’aggiornamento è stato necessario viste le mutate esigenze delle Caserme , con l’obiettivo primario di ridurre il numero di servizi e adeguarli alla carenza di personale stanziale; inoltre, tra le cause che hanno portato all’aggiornamento ci sono alcune criticità che si sono manifestate nel frattempo, non ultima quella dell’invecchiamento del personale delle Forze Armate che riguarda da vicino i graduati nei gradi.

Ecco perché, dopo un confronto con le Rappresentanze militari, è stata rilevata la necessità di far partecipare anche i graduati al servizio di guardia, di competenza negli anni scorsi dei gradi ad essi sottoposti. La loro esenzione dallo svolgimento dei servizi di guardia, infatti, avrebbe comportato una dannosa riduzione del personale a disposizione per queste necessità, rendendo di fatto impossibile la turnazione.

La Trenta inoltre ha sottolineato che questo provvedimento non ha “generato effetti sull’impiego, sulle funzioni e sui compiti del personale”. Quindi, nonostante le rimostranze da parte dell’opposizione, il Ministro della Difesa non ritiene che il documento aggiornato possa in qualche modo ledere l’onore dei graduati: questo, infatti, salvaguarda al massimo grado la differenziazione professionale tra Militari di Truppa e Graduati, riconoscendo a quest’ultimi maggiori responsabilità dal momento che sono gli unici a poter concorrere al servizio di “comandante della guardia” e - in carenza di Sergenti - sono i soli a poter ricoprire il servizio come “sottufficiale d’ispezione”.

Per un ritorno alle vecchie disposizioni, quindi, bisognerà attendere che i suddetti problemi saranno defilati; fino ad allora, infatti, il Ministro della Difesa continuerà a porre cura e benessere del personale in cima alle priorità della Forza Armata, anche se per il raggiungimento di questo obiettivo bisognerà includere i Graduati tra il personale adibito al servizio di guardia.

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