Forum Banca 2019: intervista a Piergiorgio Grossi (Credem Banca)

Innovazione, sicurezza e nuove competenze tecnologiche sono trend che caratterizzeranno il settore bancario nel prossimo futuro. Ne abbiamo parlato con Piergiorgio Grossi, Chief Innovation Officer di Credem Banca, tra i protagonisti di Forum Banca 2019.

Forum Banca 2019: intervista a Piergiorgio Grossi (Credem Banca)

Si avvicina l’appuntamento con Forum Banca 2019, l’evento più importante in Italia per il panorama fintech.

Tanti i temi trattati e le novità di questa 12^ edizione, dai modelli vincenti della banca del futuro a Cyber Security a Big Data. Per l’occasione abbiamo intervistato Piergiorgio Grossi, Chief Innovation Officer di Credem Banca, tra i relatori della due-giorni milanese. Grossi ci ha parlato di come l’istituto di credito si sta muovendo in ambito innovazione, sicurezza e reskilling delle competenze digitali, e di cosa aspettarci sul fronte sistemi di pagamento di domani.

Innovazione e sicurezza sono ormai i due punti focali del futuro del sistema bancario. Quanto è cambiato in questi anni il trend degli investimenti nei vari settori della banca, in particolar modo in quello di ricerca e sviluppo?

“La sicurezza è sempre stato un punto di attenzione fondamentale per il nostro Gruppo ed è insito nel nostro modo di ’fare Banca’. Sicuramente con l’intensificarsi delle cyber minacce, i nostri investimenti sono cresciuti sia in termini di processo sia in termini di competenze e tecnologie. La sicurezza, infatti, è solo parzialmente un tema tecnologico: attitudine e competenza diffusa nelle persone, unite a processi specifici, sono ingredienti imprescindibili.

Credem basa storicamente il suo sviluppo su una propensione spiccata all’innovazione. Ci siamo recentemente convinti che la rivoluzione che sta attraversando il nostro settore richieda un intervento ancora più mirato: per questo abbiamo deciso di creare alla fine dello scorso anno una Innovation Unit che possa accompagnare le nostre persone in un processo di innovazione ancora più ’aggressivo’. Ci stiamo concentrando quindi sia su una accelerazione della diffusione della cultura dell’open innovation e dei metodi dell’innovazione, sia su un processo di prototipazione che ci permetta di sperimentare con i clienti, in modo più veloce, nuove soluzioni.”

Molte aziende affermano di avere difficoltà a reperire risorse a causa delle poche e scarse competenze tecnologiche. Anche voi avete riscontrato lo stesso problema?

“Certamente sì. E questa difficoltà di reperimento non vale solo per le competenze tecnologiche pure (coding, dati e algoritmi, security…) ma anche per quelle che ruotano intorno ai temi del digitale in senso ampio, come ad esempio il digital marketing.

Per questo motivo stiamo mettendo in atto una serie di iniziative tra cui la progettazione, insieme a partner del territorio di Reggio Emilia e all’Università di Modena e Reggio Emilia, di corsi di laurea specifici. In particolare a settembre partirà un corso di laurea specifico in Digital Marketing e stiamo lavorando a corsi focalizzati, ad esempio, sul tema del dato e degli algoritmi (AI, Machine Learning…)”.

Il cliente vorrà ancora avere la possibilità di possedere la carta fisica, o pensa che cadrà anche questo paradigma nei prossimi anni?

“Probabilmente la carta non sarà più una necessità fisica, nel senso che ci saranno strumenti e metodi di pagamento più pratici, come lo smartphone, i vari dispositivi wearable, quello che sta arrivando e ancora non sappiamo (Augmented Reality?), o più semplicemente basterà la nostra presenza fisica (riconoscimenti biometrici vari).

È però interessante vedere come, in un mondo dove questi supporti stanno scomparendo, aziende tipo Apple stiano provando a reinventare la carta fisica trasformandola in oggetti di brand e di legame con il cliente, caratterizzati da materiali pregiati e design sofisticato”.

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