Giappone e Cina sono nuovamente ai ferri corti per il controllo delle isole Senkaku. Tokyo minaccia l’uso della forza. La svalutazione dello yen rischia un brusco stop?
Nella seconda parte di novembre sul mercxato forex lo yen è tornato a scendere vistosamente, complice i nuovi record delle borse e il rally della borsa di Tokyo, salita sui livelli più alti degli ultimi 6 mesi. Ora l’indice Nikkei-225, che ieri ha chiuso con un progresso superiore al punto e mezzo percentuale, vede i massimi dell’anno, toccati lo scorso 23 maggio a 15.942,60 punti. Nelle ultime due settimane l’indice principale della borsa nipponica ha guadagnato il 9,5%. Nel frattempo a Wall Street l’indice S&P500 ha superato anche quota 1.800 punti e il Dow Jones i 16.000 punti: in entrambi i casi sono stati aggiornati i record di sempre. Vanno sempre molto bene anche le borse europee, in particolare l’indice Dax30 di Francoforte che è poco sotto i massimi storici.
Questo clima di forte appetito per il rischio (risk on) - che spinge gli investitori a fare incetta di azioni, bond e altri asset che possono beneficiare del proseguimento della politica monetaria ultra-accomodante delle grandi banche centrali – riduce la richiesta di yen sui mercati internazionali, in quanto la moneta giapponese viene storicamente acquistata nelle fasi di maggiore turbolenza sui mercati globali. Gli effetti sul forex sono stati eclatanti. Il tasso di cambio dollaro/yen ha superato di slancio quota 100 spingendosi fino a poco sotto 102, ai massimi da fine maggio scorso. E che dire del cross euro/yen, salito fino in area 138 ai top da novembre 2009, o del cambio sterlina/yen, che ha superato 165 ai massimi da novembre 2008. Insomma, un vero e proprio tracollo per la divisa nipponica!
La svalutazione dello yen è trainata da circa un anno dalla politica economica del governo giapponese (nota come Abenomics) e dalle mastodontiche iniezioni di liquidità della Bank of Japan, indirizzate a indebolire lo yen per rilanciare l’economia e mettere al tappeto una volta per tutte la deflazione, che attanaglia il paese del Sol Levante da oltre 15 anni. Nulla sembra far presagire al momento un cambio di rotta: Nikkei sempre più su e yen sempre più giù. Se non che sul finire della scorsa settimana è salita improvvisamente la tensione politica tra il Giappone e la Cina, ancora una volta per il controllo delle isole Senkaku (isole Diaoyu per la Cina), in mano ai nipponici ma rivendicate da tempo dall’ex Impero Celeste. Pechino ha annunciato di aver stabilito una “zona di identificazione per la difesa aerea” nel Mar Cinese Orientale, che in parte si sovrappone allo spazio aereo giapponese proprio intorno alle isole Senkaku.
Il premier giapponese Shinzo Abe, nazionalista e noto per la sua forte aggressività in politica estera, si è detto preoccupato per le recenti mosse di Pechino. Il capo del governo nipponico non esclude l’uso della forza se i cinesi continueranno a spingere per una modifica unilaterale dello status quo nel Mar Cinese Orientale, dove è posizionato questo strategico arcipelago disabitato. Dal Giappone c’è grande preoccupazione per un’improvvisa escalation negativa degli eventi, in grado di coinvolgere tutta la regione del Sud-Est asiatico dove esistono molti contenziosi territoriali mai risolti. Se la situazione dovesse precipitare, sui mercati internazionali potrebbe avvenire un veloce rimpatrio dei fondi denominati in yen, attualmente utilizzati come finanziamenti a tasso zero per carry trade vantaggiosi su azioni, bond e altri asset ad alto rendimento. Il processo di svalutazione dello yen rischierebbe di andare incontro a un duro stop e quasi certamente anche il Nikkei finirebbe nella morsa della speculazione ribassista.
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