Fondi Lega: la Cassazione dichiara prescritta la truffa ai danni dello Stato per Bossi e Belsito

La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso dei fondi della Lega: la truffa ai danni dello Stato di Bossi e Belsito cade in prescrizione; confermata, invece, la confisca dei 49milioni di euro per rimborsi elettorali non dovuti.

Fondi Lega: la Cassazione dichiara prescritta la truffa ai danni dello Stato per Bossi e Belsito

Dopo quattro ore di accesa discussione in camera di consiglio, la Corte di Cassazione si è finalmente pronunciata sul caso Bossi- Belsito, ex segretario ed ex tesoriere della Lega Nord, che portarono alle casse del partito 49milioni euro per rimborsi elettorali non dovuti.

La Suprema Corte ha dichiarato il reato di truffa ai danni dello Stato caduto in prescrizione, quindi estinto, mentre ha confermato la confisca dei 49milioni alla Lega; le confische personali, invece, sono state annullate.

Per Francesco Belsito viene convalidato il reato di appropriazione indebita (ex articolo 646 del Codice penale), per la quale si dovrà attendere la rideterminazione della pena presso la Corte d’Appello di Genova.

Nonostante la decisione degli ermellini, Bossi e Belsito continuano a dichiararsi non colpevoli e di voler procedere con impugnazioni straordinarie.

La truffa ai danni dello Stato di Bossi e Belsito cade in prescrizione: la decisione della Cassazione

Per Umberto Bossi, ex segretario della Lega Nord, e Francesco Belsito, ex tesoriere del partito, l’accusa di truffa ai danni dello Stato (ex articolo 640 del Codice penale) per la questione dei falsi rimborsi elettorali alla Lega è caduta in prescrizione. Infatti è spirato il termine massimo fissato per legge per questo reato: 6 anni.

Lo ha stabilito ieri una sentenza della Corte di Cassazione che però ha confermato la confisca dei 49milioni di euro indebitamente incassati dal partito per falsi rimborsi elettorali.

Le confische personali sono state annullate, mentre viene confermato il reato di appropriazione indebita in capo all’ex tesoriere Belsito; su questo punto la Corte d’Appello di Genova dovrà rideterminare il quantum di pena.

Così sembra volgere al termine il più grande scandalo che abbia visto coinvolta la Lega Nord, avvenuto nel biennio 2008-2010. I fatti erano emersi nella prima metà del 2012, quando Francesco Belsito venne indagato dalla procura per incongruenze nelle gestione dei soldi del partito, che, successivamente, risultarono essere stati investiti all’estero in attività di vario tipo, tra queste anche la compravendita di diamanti.

Dopo lo scandalo, il segretario Umberto Bossi, risultato coinvolto e a conoscenza dei fatti, fu costretto a dare le dimissione dalla guida del Carroccio.

Truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita per Bossi e Belsito: i due gradi di giudizio

Prima di arrivare in Cassazione, in primo grado il verdetto sie era concluso con la condanna a 1 anno e 4 mesi di detenzione per Umberto Bossi e 3 anni e 9 mesi per Belsito, pene confermate anche in sede di Appello.

Per l’accusa, la truffa ai danni dello Stato era stata architettata mediante la falsificazione dei rendiconti e dei bilanci, in modo che risultassero dei rimborsi elettorali non dovuti.

La Corte d’Appello, inoltre, aveva anche ordinato la confisca dei 49milioni di euro oggetto dell’appropriazione indebita, decisione che è stata confermata anche dalla sentenza della Cassazione.

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