Fondi Lega: nessun processo per Bossi e figlio, appropriazione indebita per Belsito

La Cassazione ha confermato il non luogo a procedere per Bossi e Bossi Junior sulla vicenda dei fondi illeciti della Lega. A Belsito, invece, è stata confermata la condanna di appropriazione indebita.

Fondi Lega: nessun processo per Bossi e figlio, appropriazione indebita per Belsito

Nessun processo per Umberto e Renzo Bossi per i Fondi della Lega: la Corte di Cassazione ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’ex leader del partito e suo figlio, conosciuto come il Trota.

Diversa storia per Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord, al quale è stata confermata la condanna per appropriazione indebita. La pena dovrà essere rideterminata in Appello.

Sembra così chiudersi la lunga vicenda processuale per i rimborsi elettorali illecitamente percepiti tra il 2008 e il 2010, attraverso la falsificazione del bilancio. La Cassazione si era già espressa sulla questione lo scorso 6 agosto, quando aveva dichiarato prescritte le accuse gravanti su Bossi e suo figlio.

Fondi Lega, per la Cassazione non luogo a procedere per Bossi e figlio

Siamo all’ultimo passaggio della lunga vicenda processuale sui fondi della Lega, che vede coinvolti Bossi, il figlio e Belsito, tesoriere del partito. La Corte di Cassazione ha pronunciato il non luogo a procedere, vale a dire che non ci sarà un nuovo processo per Umberto e Renzo Bossi. Mentre a Belsito viene confermata la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione per appropriazione indebita dei fondi del partito.

Dunque, la Corte Suprema ha respinto il ricorso che era stato presentato dalla Procura milanese con la quale si chiedeva di estendere anche ai Bossi la querela che Matteo Salvini aveva presentato nei confronti di Francesco Belsito.

Fondi Lega, per Belsito confermata l’appropriazione indebita

Per Francesco Belsito, invece, le notizie non sono buone: la Cassazione ha confermato l’appropriazione indebita e ora si attende la rideterminazione della pena in Corte d’Appello. Confermata anche la confisca di 49milioni di euro sottratti dalla casse del partito.

Le cifra in questione è emersa in seguito all’inchiesta portata avanti dalla Procura di Milano, la quale ha scoperto cene, pranzi, viaggi e regali che Francecso Belsito era solito pagare con i fondi del partito. Tutte queste spese erano state archiviate in una cartella sul suo Pc rinominata “The family”; al suo interno anche le spese sostenute per la laurea del figlio di Bossi.

Truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita per Bossi e Belsito: i due gradi di giudizio

Prima di arrivare in Cassazione, in primo grado il verdetto sie era concluso con la condanna a 1 anno e 4 mesi di detenzione per Umberto Bossi e 3 anni e 9 mesi per Belsito, pene confermate anche in sede di Appello.

Per l’accusa, la truffa ai danni dello Stato era stata architettata mediante la falsificazione dei rendiconti e dei bilanci, in modo che risultassero dei rimborsi elettorali non dovuti.

La Corte d’Appello, inoltre, aveva anche ordinato la confisca dei 49milioni di euro oggetto dell’appropriazione indebita, decisione che è stata confermata anche dalla sentenza della Cassazione.

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