Fintech: la Mobility innovation per rispondere alle sfide della mobilità urbana

Dalla conferenza annuale di BNY Mellon tenutasi ieri a Milano, sono emersi alcuni dei principali agenti del cambiamento e la loro importanza nel processo di costruzione e gestione dei portafogli di investimento

Fintech: la Mobility innovation per rispondere alle sfide della mobilità urbana

Ieri a Milano si è tenuta la conferenza annuale di BNY Mellon, dove sono stati affrontati i temi caldi dell’intelligenza artificiale e del ruolo che avranno sulle scelte di investimento nei prossimi anni. Il tema centrale della serata era capire lo stato attuale dei progressi tecnologici e di come questi influenzeranno la vita di ogni persona, oltre che i processi produttivi delle società coinvolte in questa fase di digital disruption.

Può essere difficile individuare il momento preciso in cui si verifica un cambiamento epocale, poiché spesso ci si rende conto universalmente di questo solo quando i cambiamenti sono già avvenuti. In tema di investimenti è quindi chiara la necessità di anticipare l’identificazione di quei settori che potranno cavalcare l’onda del mutamento.

Tra gli agenti della metamorfosi emersi durante l’outlook si è parlato del ruolo sempre più importante della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni, con particolare attenzione alle società e alle numerose realtà quotate che già sono coinvolte o lo saranno presto a questa rivoluzione digitale.

La Mobility innovation

Tra gli agenti del cambiamento particolare attenzione è stata prestata all’innovazione della moobilità ed all’immenso cambiamento che sperimenteremo nel prossimo decennio. La Mobility innovation fa riferimento al modo in cui utilizziamo, alimentiamo e controlliamo i mezzi di trasporto. Le prossime innovazioni su questo settore avranno un impatto considerevole sui piccoli consumatori, sulle imprese e sui governi.

Secondo George Saffaye, portfolio strategist di The Boston Company, la Mobility innovation risponde alle recenti sfide della mobilità urbana, sia per quanto riguarda l’efficienza dei trasporti pubblici, ma soprattutto circa la riduzione degli incidenti stradali.

Investirvi vuol dire dunque puntare su quelle realtà imprenditoriali che sono esposte allo sviluppo, all’adozione e all’integrazione di quelle tecnologie che stanno via via emergendo sempre di più e saranno presto universalmente diffuse ed associate alla nuova era della mobilità intelligente.

Tra i temi caldi della Mobility innovation, Saffaye ha prestato particolare attenzione alla connettività in 5G, ai veicoli autonomi, allo ridesharing ed ai veicoli elettrici.

L’attività di ridesharing e le auto connesse potrebbero essere cruciali nella lotta all’inquinamento urbano e alla congestione, specie nella grandi città. Inoltre, «in tema di sicurezza i veicoli che conoscono automaticamente il percorso stradale dovrebbero essere in grado di apportare un contributo rivoluzionario alla sicurezza stradale», afferma l’esperto.

Basti pensare che secondo uno studio del Michigan Institute of Technology, il costo annuale dovuto alla congestione del traffico arriva a 160 miliardi di dollari, cifra che comprendere sette miliardi di ore perse nel traffico e altri tre miliardi di litri di carburante bruciato.

La proliferazione di quei componenti elettronici necessari per la connettività dei veicoli e per le interazioni macchina-persona, come ad esempio i sensori, avrà probabilmente forti implicazioni per la crescita dell’infrastruttura dei dati.

Da una ricerca condotta da BNY Mellon emerge infatti che le auto connesse tra di loro generano circa 25 GB di dati all’ora. Per avere un’idea della massa di dati si pensi banalmente che per lo streaming di un film in alta definizione sono necessari 869 MB, quasi 29 volte di meno.

Secondo Saffaye alcuni produttori tuttavia non stanno ancora cambiando il loro modello di business e per il momento sono quindi i giganti del software a guadagnarci.

È evidente che alla luce di questo processo di innovazione, le opportunità migliori andranno ricercate nei settori della gestione dei dati, dei semiconduttori, il cloud computing e le comunicazioni 5G. Per citarne un’azienda italiana coinvolta in queste dinamiche si pensi a STMicroelectronics, che produce i visori per le auto di nuova generazione.

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