FMI: economia mondiale «troppo lenta, troppo a lungo». Taglio alle stime anche sul PIL Italia, che crescerà dell’1% nel 2016 e 1,1% nel 2017 - sotto le nuove previsioni del DEF.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha tagliato ancora una volta le stime sulla crescita dell’economia mondiale, comprese le previsioni sul PIL dell’Italia.
Nell’ultimo World Economic Outlook del FMI viene reso noto che le previsioni di crescita per l’economia-mondo sono state abbassata a +3.2% nel 2016 e a +3.5% nel 2017.
Stime tagliate anche per l’economia del nostro Paese.
FMI: economia mondiale «deludente»
In occasione della pubblicazione del nuovo report del FMI, Maurice Obstfeld, capo economista del fondo, ha descritto il ritmo di crescita «sempre più deludente».
Il taglio alle stime sul PIL del mondo riflette ciò che Obstfeld definisce «un rallentamento diffuso» in tutte tipologie di economie.
Ad oggi l’economia mondiale è ancora più esposta a rischi negativi.
FMI: taglio a PIL Italia, +1% nel 2016. il DEF è più ottimista
Come previsto, il FMI annuncia un taglio alle stime del PIL anche per l’Italia.
Secondo l’aggiornamento del World Economic Outlook il PIL 2016 dell’Italia sarà dell’1%, in calo dalle stime precedenti dello 0.3%. Nel 2017, invece, l’Italia crescerà dell’1.1%.
Ma l’Italia non è l’ultima della classe: il FMI parla di «crescita modesta» anche per Germania e Francia.
Il FMI stima per l’Italia un rapporto deficit/Pil al 2,7% nel 2016 e all’1,6% nel 2017,
mentre si prevede una salita del debito italiano al 133,0% del PIL nel 2016 per poi iniziare a scendere al 131,7% nel 2017 e al 121,6% nel 2021.
L’inflazione italiana, ancora secondo il FMI, rimarrà ferma allo 0,2% nel 2016 per poi salire dello 0,7% nel 2017; il tasso di disoccupazione invece scenderà all’11,4% nel 2016 e al 10,9% il prossimo anno.
Il DEF 2016, pubblicato pochi giorni fa, è però più ottimista. Sebbene anche il Governo italiano abbia scelto di tagliare le stime sul PIL del BelPaese, secondo Renzi and Co. l’Italia crescerà dell’1.2% (dall’1.6%) nel 2016 e dell’1,4% nel 2017.
Italia tra DEF, FMI e UE: stime a confronto
| . | UE | DEF | FMI |
| PIL 2016 (VAR %) | 1,4 | 1,2 | 1 |
| PIL 2017 (VAR %) | 1,3 | 1,4 | 1,1 |
| DEFICIT/PIL 2016 | -2,6 | -2,3 | -2,7 |
| DEFICIT/PIL 2017 | -2,5 | -1,8 | -1,6 |
| DEBITO/PIL 2016 | 132,4 | 132,4 | 133 |
| DEBITO/PIL 2017 | 130,6 | 130,9 | 131,7 |
| DISOCCUPAZIONE 2016 | 11,4 | 11,4 | 11,4 |
| DISOCCUPAZIONE 2017 | 11,3 | 10,8 | 10,9 |
| INFLAZIONE 2016 | 0,3 | 0,2 | 0,2 |
| INFLAZIONE 2017 | 1,3 | 1,3 | 0,7 |
Pessimismo dal FMI, ma alla Cina va bene
È la seconda volta quest’anno che il FMI taglia le sue previsioni sulla crescita mondiale. Solo un anno fa, la previsione del PIL per il 2016 era a +3,8%.
Il downgrade più pesante riguarda la Nigeria, colpita dal basso prezzo del greggio, ma anche Brasile, Russia e molti altri Paesi avranno una performance più negativa di quanto anticipato secondo il FMI.
Sulle note positive, il PIL dell’India rimane invariato mente le stime sul PIL della Cina migliorano, il che riflette la forte crescita nel settore dei servizi, compensando la debolezza nel settore manifatturiero.
Anche se l’economia globale continua il recupero a seguito della crisi finanziaria e della recessione che ha causato, il FMI si mostra sempre più preoccupato.
FMI avverte: questi rischi potrebbero fare anche peggio
Il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, recentemente ha descritto lo stato attuale dell’economia mondiale parlando di «una nuova mediocrità».
Il nuovo report del FMI è sottotitolato «Troppo lenta troppo a lungo».
Il Fondo avverte, inoltre, della presenza di alcuni rischi che potrebbero peggiore le nuove stime sulla crescita pubblicate oggi.
Primo su tutti, il ritorno della tempesta sui mercati finanziari che ha portato il mondo sull’orlo del precipizio ad inizio anno.
Tuttavia, gli sforzi della Cina nel portare l’economia nazionale verso un’orientamento basato sulla spesa dei consumatori e sul settore dei servizi sono stati descritti come un fattore positivo non solo per la Cina, ma anche per l’economia mondiale.
Ma dato il ruolo chiave del paese nel commercio mondiale, anche dei «dossi lungo la strada» potrebbero influenzare le altre economie.