Ex Ilva, quanto costerà allo Stato l’abbandono di ArcelorMittal?

Il ritiro degli indiani dall’ex Ilva si preannuncia molto costoso per le casse pubbliche

Ex Ilva, quanto costerà allo Stato l'abbandono di ArcelorMittal?

La rescissione del contratto Ilva da parte di ArcelorMittal costerà cara all’Italia. Se da una parte già si configura uno scontro interno alla maggioranza sul reinserimento dello scudo penale, che mette a rischio la stabilità del Governo, l’abbandono della multinazionale avrà conseguenze anche sui conti pubblici.

Ilva, il piano del Governo

Secondo Mario Turco, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega alla programmazione economica, per risollevare l’Ilva di Taranto c’è bisogno di un fondo da 2 o 3 miliardi di euro da erogare nell’arco di 4-6 anni. Ciò vale che Mittal sia presente o meno.

Per realizzare il fondo sarebbero necessari sia conti pubblici che europei, ma ancora Bruxelles non ha battuto colpo. L’obiettivo sarebbe di innovare l’impianto siderurgico applicando l’idrogeno alla produzione di acciaio.

Già in legge di bilancio sarà istituito un Fondo straordinario iniziale da 5-10 milioni di euro per il sostegno ai lavoratori in amministrazione straordinaria.

Il Governo non sembra comunque voler lasciare andar via ArcelorMittal così facilmente. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando agli operai a Taranto, ha annunciato “una battaglia sanguinosissima” con l’azienda.

Quanto costerà ogni anno il ritiro di Mittal da Ilva

Che l’Ue intervenga o meno, come del resto ha già fatto in Austria, Svezia e Germania, i costi annuali per l’Italia saranno compresi fra i 585 milioni e gli 835 milioni di euro, secondo una stima del Sole24Ore.

L’opzione meno cara prevede sostanzialmente il dissesto della fabbrica, con tutti gli addetti degli impianti di Taranto, Novi Ligure e Cornigliano in cassa integrazione. Con un costo medio per i conti pubblici di 25.770 euro per ognuno dei 10.777 addetti, più le spese degli altri 6mila addetti dell’indotto e la loro riconversione, ecco che si arriva a 585 milioni di euro.

L’altra cifra è prevista invece per il commissariamento della fabbrica con l’intento di individuare una specializzazione produttiva che la mantenga in attivo in linea con le attuali condizioni del mercato.

Per ottenere tali obiettivi, secondo Paolo Bricco, potrebbero bastare 6 mila addetti e circa 500 milioni di euro di fondi pubblici. A questi vanno aggiunti quasi 350 milioni per la cassa integrazione dei 5.000 addetti rimasti fuori dall’Ilva e dei 6.000 dell’indotto, compresa la loro riqualificazione, per un totale di circa 835 milioni di euro.

Conte a Taranto: “Non ho soluzioni in tasca”

Durante l’incontro con gli operai di Taranto, Conte si è lasciato sfuggire una frase importante: “Non ho soluzioni in tasca”. “La questione dell’immunità penale è un falso problema, va via con la consapevolezza della scelta impossibile dei tarantini”.

In molti gli hanno chiesto la chiusura dell’impianto e la decontaminazione dell’area, un altro costo necessario alla difesa della salute di abitanti e lavoratori che si ripercuoterebbe sulle casse statali.

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1 commento

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clafo • 1 mese fa

Sia l’ILVA che la Mittal hanno presentato un piano industriale di automatizzazione dell’impianto con esubero di 4.000 operai e i sindacati si sono opposti
era una meccanizzazione non inquinante
ora tutti piangono le conseguenze dell’ottusità dei sindacati
e la non chiarezza dei politici che hanno paura di essere inpopolari

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