Europa: tre opzioni per uscire dalla crisi

Nadia Fusar Poli

04/10/2011

Europa: tre opzioni per uscire dalla crisi

EUROPA, CRISI. L’Europa deve affrontare contestualmente una crisi di debito sovrano, una crisi bancaria e una crisi dell’euro. Si moltiplicano gli appelli ad un abbandono della sovranità in termini di bilancio, alla ricapitalizzazione di un sistema bancario vulnerabile e / o alla esclusione della Grecia e forse di altri paesi a rischio dall’area dell’euro. In questo contesto pericoloso, i leader politici si rivolgono disperatamente a diverse istituzioni, comprese la BCE, il FMI e il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), per calmare il panico, evitare il contagio e il rischio di recessione. Ma si stanno muovendo nella direzione giusta?

Molte banche europee poco capitalizzate sarebbero insolventi se le loro attività fossero oggi valutate dal mercato, perché la loro esposizione al debito sovrano dei paesi periferici della zona euro non ispira molta fiducia. Il loro indebitamento rallenta la ripresa economica. Una ripresa paneuropea e il successo di un graduale consolidamento fiscale permetterebbero al debito sovrano di acquistare gradualmente valore. Nel frattempo, ci si chiede continuamente chi sopporterà le perdite, quando e come. I cittadini greci? I contribuenti tedeschi, francesi e olandesi? Gli obbligazionisti? Gli azionisti delle istituzioni finanziarie?

1. La prima opzione si basa sulla durata e il profitto, e può avere successo se la crescita è abbastanza forte. Una riduzione stimata del 50% del debito sovrano dei paesi periferici (che è ragionevole per la Grecia, ma elevata per gli altri paesi) si tradurrebbe in una perdita di circa 3.000 miliardi, che supererebbe di gran lunga le capacità delle banche europee. Ma nell’attuale contesto, con tassi di interesse bassi, le banche sono imprese redditizie, perché in genere prendono in prestito a breve e prestano a lungo termine, a un tasso di interesse più elevato. Giocare sul fattore tempo potrebbe consentire loro di ricapitalizzarsi progressivamente, realizzando profitto o attirando capitali stranieri. La maggior parte dei leader europei spera che una crescita forte renderà possibile, se combinata con l’utilizzo dei fondi pubblici, percorrere tale via e risolvere il problema del debito sovrano.

Questa è la soluzione scelta dal governo degli Stati Uniti dopo l’impopolare programma di acquisto di assets tossici (TARP), che è stato utilizzato per iniettare centinaia di miliardi di dollari di fondi pubblici nel sistema bancario (la maggior parte sono stati restituiti) .

2. La seconda soluzione è quella di optare per una rapida risoluzione della crisi. Si tratterebbe di evitare che banche “zombie” possano infettare il sistema finanziario, se la ripresa fosse sufficientemente forte. Tra il 1989 e il 1995 la società americana RTC (Resolution Trust Corporation) ha chiuso in fretta un migliaio di banche e casse di risparmio insolventi, scongiurando il rischio che potessero appestare le istituzioni sane, in un contagio a macchia d’olio. Rapportato all’economia di oggi, le attività con un valore di 1.250 miliardi sono state liquidate, cosa che ha permesso di recuperare l’80% del loro valore. Il sistema finanziario è stato rapidamente rettificato.

3. Infine, è possibile fare ricorso ai fondi pubblici. Se una ricapitalizzazione sotto l’egida del mercato è troppo lento ed è impossibile chiudere le istituzioni più esposte, l’alternativa estrema è quella di iniettare direttamente capitale pubblico nelle banche (piuttosto che indirettamente sostenendo il valore della debito sovrano in loro possesso). Questa soluzione eviterebbe una corsa agli sportelli, perché con più capitale, le banche sono più forti. Ma a quale livello e a quali condizioni fare appello alla proprietà pubblica? Sarebbe meglio ricorrere al capitale privato, ma poichè rischierebbe di essere spazzato via da un successivo intervento dello stato, gli investitori potrebbero essere diffidenti.

Gli europei devono contemporaneamente risolvere tre crisi (la crisi bancaria, quella dell’euro e del debito sovrano) ed effettuare le necessarie riforme fiscali. Ritenere che le banche che hanno passato gli «stress test» possano continuare a funzionare a lungo e senza danni collaterali è illusorio e pericoloso.