Euro in forte rialzo: quali sono le cause? Vantaggi e svantaggi per i consumatori

Federica Agostini

01/02/2013

01/02/2013 - 12:16

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Euro in forte rialzo: quali sono le cause? Vantaggi e svantaggi per i consumatori

Leggiamo, specie nelle ultime settimane, del forte rialzo dell’Euro. Questa mattina infatti il cambio Euro/Dollaro viaggia oltre 1.36, ciò significa che tecnicamente 1 euro vale 1.36 dollari. Ma quali sono le cause di questo rialzo e quali potrebbero essere i possibili vantaggi e quali gli svantaggi per i consumatori con una moneta così forte?

Euro/Dollaro: massimi e minimi storici

Nel 2008 (nel periodo dell’affare Lehman Brothers) l’Euro è arrivato ad essere scambiato con il Dollaro a 1.60; il massimo storico. Nel 2000, invece, appena dopo l’introduzione dell’Euro nel circuito bancario, 1 Euro valeva appena 0.825 centesimi di Dollaro.

A luglio del 2012, quando la crisi dell’Euro sembrava destinata a sfociare in catastrofe e si pensava che Grecia, Spagna o Italia avrebbero potuto (o dovuto) lasciare la moneta unica, il cambio Euro/Dollaro era quotato a 1.21. Ad oggi, rispetto a luglio, c’è stato un incremento del 13% nel valore dell’Euro.

Quali sono le cause di questo rialzo?

Alla fluttuazione dell’Euro hanno contribuito certamente diversi fattori. Quando l’Euro rischiava di toccare il fondo, durante la scorsa estate, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha annunciato la creazione del piano anti spread (tecnicamente, OMT) dichiarando che:
1. L’Euro è irreversibile;
2. La BCE farà tutto il necessario per preservare la vita dell’Euro;
3. «Credetemi, sarà abbastanza».

Queste tre semplici frasi hanno avuto un effetto quasi mistico sul corso dell’Euro che, da allora, è tornato pian piano ad essere apprezzato. Al punto che nel linguaggio finanziario si parla di «Effetto Draghi». Non solo l’Euro si è risollevato, ma anche lo spread ha cominciato a scendere passando dai 550 punti agli attuali 260 circa.

L’effetto Draghi nel grafico de ilSole24ore

Tutto merito di Draghi? Non solo. Nel frattempo, infatti, le altre due banche centrali più importanti del mondo, ovvero la Federal Reserve americana e la giapponese Bank of Japan hanno dato il via ad una serie di misure monetarie per stimolare la propria economia.

In sintesi, la Federal Reserve «stampa» 85 miliardi di dollari al mese e li utilizza per comprare titoli di Stato e titoli ipotecari ed ha promesso di continuare a farlo almeno fino a quando l’economia non sarà evidentemente migliorata (uno degli obiettivi è di arrivare ad un tasso di disoccupazione del 6.5%). La Banca del Giappone, invece, per uscire dalla deflazione ed impedire che la propria moneta sia eccessivamente apprezzata, oltre al quantitative easing (ovvero la stampa di denaro e l’acquisto di titoli) ha anche recentemente annunciato che comprerà titoli dal fondo salva-stati Europeo. Di fatto, dunque, la Bank of Japan stamperà nuovi Yen mentre compra Euro.

L’effetto di questa manovra che aumenterà l’offerta e la svalutazione dello Yen sarà quello di ridurre l’offerta di Euro che, di conseguenza, subirà ulteriori rivalutazioni. Per questo, infatti, si parla di possibile guerra valutaria.

In sintesi, anche la stampa di nuova moneta da parte delle banche centrali in America e in Giappone contribuisce alla svalutazione delle proprie valute e, di conseguenza, al rafforzamento dell’Euro.

Ora, secondo alcuni analisti c’è la possibilità che l’apprezzamento dell’Euro continui, portando il cambio Euro/Dollaro a quota 1.40, ma nella nostra vita pratica, quali sono i vantaggi e quali i possibili svantaggi di avere una moneta «forte»?

Vantaggi per i consumatori

Con un Euro molto forte rispetto al Dollaro diventano più economici i viaggi negli Stati Uniti: voli, soggiorni, acquisti. Un viaggio negli Stati Uniti costa oggi il 13% in meno rispetto a quanto costasse la scorsa estate.

Anche gli acquisti su internet che richiedono pagamenti in Dollari convengono in questo momento. Più in generale possiamo dire che con una moneta forte contro il dollaro, costa meno la spesa in tutti quei paesi che utilizzano il dollaro (Dollaro USA, USD) come valuta primaria o secondaria.

Teoricamente, potrebbe esserci anche un altro vantaggio nell’avere una moneta molto forte. Ovvero, importare dall’estero. Ma qui, come sempre, c’è il rovescio della medaglia. Se da una parte un Euro super-valutato, come lo è ora, è conveniente per spendere all’estero, questo è decisamente sconveniente per l’economia interna.

Svantaggi: chi ne paga le conseguenze?

Fare acquisti convenienti in altri paesi significa far girare l’economia di questi paesi e non la propria, ma gli svantaggi di un Euro forte non si limitano a questo.

Una moneta troppo forte frena le esportazioni, le imprese ad essa associate e conseguentemente il PIL. Il prodotto interno lordo si compone di quattro elementi, due dei quali vengono frenati in caso di valuta troppo forte: bilancia commerciale e investimenti.

Degli svantaggi associati ad una valuta troppo forte, ce ne sono almeno due che incidono in maniera non poco significativa sulla nostra vita pratica.

Leggi di mercato vogliono che con un Euro forte, anche le materie prime quotate in dollari aumentino di prezzo: è un processo algebrico, se il dollaro vale di meno, per acquistare materie prime e pagarle in Dollari, serviranno necessariamente più «banconote». Dunque, solo teoricamente le importazioni vengono favorite, ma nel caso di importazioni di materie prime (come il petrolio) il rovescio della medaglia è subito evidente. Le imprese che comprano materie prime per poi lavorarle, dunque, non traggono alcun vantaggio da una moneta così forte, anzi tendono a rimetterci. Soprattutto quelle aziende che producono per le esportazioni, anch’esse sfavorite da una moneta molto forte.

Parlando di petrolio, è inevitabile pensare al carburante. Vale la stessa logica per le altre materie prime. Il rialzo del petrolio porta inevitabilmente al rialzo dei carburanti e chi ne fa le spese? I consumatori, costretti a frenare i consumi e a stringere sui bilanci familiari. Se il consumo di carburante è, come spesso accade, inevitabile i cittadini stringono sugli altri tipi di consumo, sulle spese, ad esempio. Conseguenza logica di una stretta del genere è che il denaro smette di confluire dai consumatori all’economia reale.

Ed eccoci di nuovo alla crescita che rallenta, si ferma o ancora peggio, recede.

Una valuta molto forte, il cui valore non cresce grazie alla forza intrinseca dell’economia, ma a causa di fattori esterni, non è un grande vantaggio. Il rischio è che diventi troppo forte da sostenere, da parte dei consumatori, delle imprese e di tutta l’economia reale.

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