Eltif: cosa sono e come funzionano i fondi d’investimento europei a lungo termine

Creati per generare investimenti a sostegno dell’economia reale, gli Eltif sono accessibili anche alla clientela retail purché vengano rispettati alcuni paletti. A differenza dei Pir, i fondi europei non godono ancora di agevolazioni fiscali, ma sembra che l’attuale governo stia vagliando misure in tal senso

Eltif: cosa sono e come funzionano i fondi d'investimento europei a lungo termine

Gli Eltif, acronimo di European Long-Term Investment Fund , sono fondi comuni d’investimento chiusi, alternativi e armonizzati, il cui capitale deve essere investito per almeno il 70% in strumenti finanziari (azioni o obbligazioni) emessi da imprese europee, quotate e non, di piccola e media dimensione.

Creati per generare investimenti a sostegno dell’economia reale in Europa, il focus degli Eltif è duplice: offrire agli investitori rendimenti stabili su un orizzonte di tempo prolungato (oltre 5 anni) e porsi come fonte di finanziamento di lungo termine alternativa al canale bancario per l’economia europea, in particolare per le aziende di piccola e media dimensione e per le infrastrutture.

Dove e quanto investono i fondi Eltif?

I fondi Eltif devono impiegare almeno il 70% del proprio patrimonio in investimenti a lungo termine nel capitale di rischio (azioni) o in quello di debito (obbligazioni) di aziende europee che rispettano questi requisiti:

  • Capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro;
  • Settore di appartenenza non finanziario;
  • Domiciliate in uno stato dell’Unione europea o in altro stato che soddisfi determinati requisiti in termini di normative su riciclaggio, antiterrorismo e fisco.

Il restante 30% del patrimonio di un fondo Eltif può essere destinato ad attività diverse dagli investimenti a lungo termine, purché vengano comunque rispettate queste condizioni:

  • Divieto di vendita allo scoperto di attività;
  • Divieto di assumere esposizioni dirette o indirette verso il mercato delle commodities, anche mediante strumenti finanziari derivati, certificati, indici o qualsiasi altro mezzo o strumento che possa generare un’esposizione verso il settore;
  • Divieto di concedere titoli in prestito, prendere titoli in prestito, effettuare operazioni di vendita con patto di riacquisto o qualsiasi altro accordo che abbia un effetto economico equivalente e presenti rischi simili, se ciò incide su oltre il 10% delle attività dell’Eltif;
  • Divieto di utilizzo di strumenti finanziari derivati, salvo i casi in cui l’uso di tali strumenti serva unicamente allo scopo di copertura dei rischi inerenti ad altri investimenti dell’Eltif.

Sono ammissibili all’investimento attività reali (anche immobili commerciali o residenziali) di valore superiore a 10 milioni di euro, purché generino un beneficio economico e sociale che – secondo quanto indica la normativa – “contribuiscano alla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva o alle politiche energetiche, regionali e di coesione dell’Unione Europea”.

La diversificazione dei fondi Eltif, come funziona?

Per favorire una maggior diversificazione di portafoglio il regolamento prescrive che il patrimonio di un Eltif non possa essere investito in percentuale maggiore del 10% in strumenti emessi da una singola impresa, in singole attività reali, e non più del 5% in eligible asset ai fini della direttiva UCITS emessi da un unico organismo.

In aggiunta a quanto precede, la capacità dell’Eltif di operare quale fondo di fondi, investendo in quote o azioni di altri fondi Eltif, è limitata ad una percentuale non superiore al 20% del valore del capitale del fondo.

Il ricorso alla leva finanziaria, che deve essere espressamente indicato nel prospetto del fondo, è condizionato al rispetto di questi requisiti prudenziali. In particolare, un Eltif può ricorrere al leverage soltanto se il prestito contratto:

  • Non supera il 30% del valore del capitale del fondo;
  • Sia finalizzato a finanziare l’investimento in attività di investimento ammissibili, ad eccezione di un prestito ad un’impresa di portafoglio ammissibile e soltanto a condizione che le attività di cassa o altra liquidità disponibile siano sufficienti a finanziare l’investimento;
  • Sia contratto nella stessa valuta delle attività da acquisire;
  • Abbia una data di rimborso non superiore al ciclo di vita del fondo;
  • Abbia come collaterale attività che rappresentino non più del 30% del valore del capitale del fondo.

La regolamentazione dei fondi Eltif

Dal punto di vista legislativo gli Eltif sono stati introdotti con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del regolamento UE numero 760 del 29 aprile 2015.

A livello nazionale la direttiva sugli Eltif è stata recepita il 15 dicembre del 2017 con il decreto legislativo n. 233 che ha allineato le norme contenute nel Testo unico della finanza (Tuf) con la disciplina comunitaria. La norma è entrata in vigore il 28 febbraio 2018.

Gli Eltif in Italia: la parentela con i Pir

Il primo fondo Eltif presente in Italia porta la firma di Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) ed è stato collocato a quasi un anno di distanza dall’acquisizione della disciplina nel nostro ordinamento (clicca qui per approfondire).

Per scopi e composizione, gli Eltif sono molto simili ad uno strumento già noto sul mercato italiano, vale a dire i PIR (Piani individuali di Risparmio). Così come questi ultimi, anche gli Eltif puntano ad avvicinare i risparmiatori retail ad un investimento di lungo termine che faccia servizio a all’economia reale attraverso il sostegno alle PMI del Paese, quotate e non.

Mentre per i Pir sono previste agevolazioni fiscali per gli Eltif non ce ne sono, almeno per il momento. Ad inizio anno infatti la maggioranza dell’attuale governo sembrava propensa a prendere in considerazione misure di agevolazione fiscale anche per i “Pir europei”, gli Eltif. Il vantaggio di questi ultimi rispetto ai Pir italiani infatti è quello di poter “guardare” anche Oltreconfine, aggirando uno dei principali problemi dei Pir nostrani, ossia quello legato alla scarsa liquidità del mercato.

A chi sono rivolti gli Eltif?

La platea di investitori cui l’Eltif si rivolge è molto ampia: accanto agli investitori istituzionali con maggiore propensione al rischio e alla ricerca di rendimenti stabili, questi fondi possono essere commercializzati anche agli investitori privati, sia professionali che retail (segue approfondimento sulle tutele offerte a chi investe in fondi Eltif).

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