ELTIF, cosa sono e come funzionano i fondi d’investimento europei a lungo termine?

Redazione Investimenti

27/02/2019

Gli ELTIF investono in PMI, infrastrutture e private debt per finanziare l’economia reale. Ecco come funzionano e per chi sono adatti.

ELTIF, cosa sono e come funzionano i fondi d’investimento europei a lungo termine?

Gli ELTIF, acronimo di European Long-Term Investment Fund, sono fondi comuni d’investimento chiusi, alternativi e armonizzati a livello europeo, il cui capitale deve essere investito prevalentemente in strumenti finanziari emessi da imprese europee, quotate e non, di piccola e media dimensione. 

Creati per generare investimenti a sostegno dell’economia reale in Europa, il focus degli ELTIF è duplice: offrire agli investitori rendimenti stabili su un orizzonte di tempo prolungato (oltre 5 anni) e porsi come fonte di finanziamento di lungo termine alternativa al canale bancario per l’economia europea, in particolare per le aziende di piccola e media dimensione e per le infrastrutture. 

Con l’entrata in vigore del regolamento ELTIF 2.0 (Regolamento UE 2023/606) dal 10 gennaio 2024, il quadro è diventato significativamente più flessibile, favorendo la nascita di strutture evergreen (semi-liquide e a durata indefinita) accanto a quelle closed-end tradizionali. Questo ha accelerato il decollo del mercato: alla fine del 2025 gli ELTIF autorizzati superavano i 260, con un patrimonio gestito complessivo intorno ai 34 miliardi di euro, in crescita del 55% rispetto all’anno precedente. Numerose nuove emissioni hanno riguardato strategie di private debt e infrastrutture, con un forte appeal anche per investitori retail attraverso wrapper assicurativi o reti distributive bancarie. 

Dove e quanto investono i fondi ELTIF?

I fondi ELTIF devono impiegare almeno il 55% del proprio patrimonio (ridotto dal precedente 70% con ELTIF 2.0) in investimenti a lungo termine nel capitale di rischio (azioni) o in quello di debito (obbligazioni) di aziende europee o extra-UE che rispettano requisiti aggiornati: capitalizzazione di mercato fino a 1,5 miliardi di euro per le quotate, settore non esclusivamente finanziario (con ammissione anche di fintech), e domiciliazione in Stati UE o con adeguati standard normativi su riciclaggio, antiterrorismo e fisco. 

Il restante patrimonio può essere destinato ad attività diverse, purché vengano rispettate condizioni come il divieto di vendita allo scoperto, di esposizioni dirette o indirette alle commodities, di securities lending oltre certe soglie e di derivati salvo finalità di copertura. Sono ammissibili attività reali (anche immobiliari) purché generino un beneficio economico e sociale che contribuisca alla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva o alle politiche energetiche, regionali e di coesione dell’Unione Europea. Con ELTIF 2.0 è stata ampliata la possibilità di investire in securitisation STS, green bonds e tramite veicoli intermediari (look-through), rendendo più agevoli strutture fund-of-funds e master-feeder. 

La diversificazione dei fondi ELTIF: come funziona?

Per favorire una maggior diversificazione di portafoglio il regolamento prescrive limiti aggiornati: con ELTIF 2.0 il patrimonio non può essere investito per più del 20% (in precedenza 10%) in strumenti emessi da una singola impresa o in singole attività reali, mentre per gli eligible asset UCITS il limite resta al 5%. La capacità di operare quale fondo di fondi è limitata al 30-40% a seconda dei casi. Il ricorso alla leva finanziaria, che deve essere espressamente indicato nel prospetto del fondo, è condizionato al rispetto di requisiti prudenziali. In particolare, un ELTIF può ricorrere al leverage fino al 50% del valore del capitale (rispetto al precedente 30%) per i fondi retail, con regole più permissive per quelli destinati solo a professionali, sempre nel rispetto di valuta, scadenza e collateral. 

La regolamentazione dei fondi ELTIF

Dal punto di vista legislativo gli ELTIF sono stati introdotti con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del regolamento UE numero 760 del 29 aprile 2015. La revisione ELTIF 2.0 ha semplificato molte regole operative, inclusi i RTS entrati in vigore a fine ottobre 2024 che chiariscono politiche di rimborso, gestione della liquidità e uso di derivati per hedging. 

A livello nazionale la direttiva sugli ELTIF è stata recepita il 15 dicembre del 2017 con il decreto legislativo n. 233 che ha allineato le norme contenute nel Testo unico della finanza (Tuf) con la disciplina comunitaria. La norma è entrata in vigore il 28 febbraio 2018. Aggiornamenti successivi, inclusi quelli di Banca d’Italia del 2026, hanno ulteriormente armonizzato il quadro con le nuove disposizioni europee. 

Gli ELTIF in Italia e la parentela con i PIR

Il primo fondo ELTIF presente in Italia porta la firma di Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) ed è stato collocato a quasi un anno di distanza dall’acquisizione della disciplina nel nostro ordinamento. Oggi il panorama si è ampliato notevolmente con decine di prodotti, molti dei quali PIR-compliant, offerti da gestori come Anima, Azimut, BlackRock, Amundi e altri. Per scopi e composizione, gli ELTIF sono molto simili ad uno strumento già noto sul mercato italiano, vale a dire i PIR (Piani individuali di Risparmio). Così come questi ultimi, anche gli ELTIF puntano ad avvicinare i risparmiatori retail ad un investimento di lungo termine che faccia servizio all’economia reale attraverso il sostegno alle PMI del Paese, quotate e non. 

Mentre per i PIR sono previste agevolazioni fiscali per gli ELTIF non ce ne sono in via generale, ma in Italia gli ELTIF PIR-compliant godono di importanti benefici: esenzione totale da imposta sui redditi di capitale e plusvalenze (se detenuti almeno 5 anni), esenzione dall’imposta di successione e credito d’imposta sulle minusvalenze fino al 20% dell’investito. I limiti sono generosi (fino a 300.000 euro annui e 1,5 milioni complessivi), rendendoli particolarmente attraenti per i clienti privati. Alla fine del 2025 gli investitori italiani detenevano circa 4-4,5 miliardi di euro in ELTIF, posizionando l’Italia tra i primi mercati europei, con prevalenza di strategie private debt. 

A chi sono rivolti gli ELTIF?

La platea di investitori cui l’ELTIF si rivolge è molto ampia: accanto agli investitori istituzionali con maggiore propensione al rischio e alla ricerca di rendimenti stabili, questi fondi possono essere commercializzati anche agli investitori privati, sia professionali che retail, grazie alle semplificazioni di ELTIF 2.0 che hanno eliminato soglie minime di investimento e limiti di portafoglio. Le tutele includono adeguata informativa sui rischi di illiquidità, costi e politiche di rimborso, con enfasi crescente sulla trasparenza e sulla gestione della liquidità nelle strutture evergreen. Il forte sviluppo del mercato nel 2025-2026 conferma l’interesse crescente di reti bancarie e consulenti per diversificare i portafogli retail verso l’economia reale europea.