Elezioni Israele, la quarta volta in due anni: cosa aspettarsi?

Riccardo Lozzi

22 Marzo 2021 - 10:53

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Israele si appresta ad andare a elezioni per la quarta volta in due anni. Netanyahu punta alla vittoria, ma gli ultimi sondaggi lo danno lontano dai 61 seggi necessari per la maggioranza in Parlamento.

Elezioni Israele, la quarta volta in due anni: cosa aspettarsi?

Per la quarta volta in due anni Israele si prepara alle elezioni, le quali si terranno il 23 marzo. Una situazione che va avanti dall’aprile del 2019 e che ha portato anche alla mancata approvazione della legge di bilancio lo scorso dicembre.

Infatti, si potrebbe rischiare di non avere un esito definito neanche in quest’occasione, dopo che nel marzo del 2020, le terze elezioni in meno di 12 mesi, dopo le seconde di settembre 2019 e, Benjamin “Bibi” Netanyahu e Binyamin “Benny” Gantz avevano trovato un’intesa per un Governo di coalizione, il quale avrebbe dovuto portare a una staffetta tra i due nel ruolo di primo ministro.

Tuttavia, l’accordo non ha retto ai ripetuti scontri che ci sono stati tra i due leader israeliani e i loro rispettivi partiti Likud e Blue e Bianco, portando allo scioglimento del Parlamento e alla proclamazione di un nuovo voto, con l’esecutivo che continuerà a rimanere in carica fino all’insediamento di un nuovo Governo.

Elezioni Israele, la quarta vota in due anni

Sono molti gli osservatori politici che sostengono come l’obiettivo di Netanyahu sia quello di continuare a portare il Paese di elezione in elezione, fino a quando non riuscirà a ottenere una maggioranza parlamentare in grado di garantirgli una sicura immunità giudiziaria, e sfuggire così all’accusa di corruzione nei suoi confronti.

Per questa ragione, secondo una parte dell’opinione pubblica di Israele, avrebbe forzato la mano con l’alleato Gantz in occasione dell’approvazione della legge di bilancio, così da non dovergli lasciare il suo posto nel novembre 2021, data in cui si sarebbero dovuti avvicendare alla guida del Governo.

Ovviamente, si tratta di ricostruzioni che Netanyahu e i suoi sostenitori rispediscono con forza al mittente, puntando a loro volta il dito contro il partito liberale, il quale si sarebbe rifiutato di scendere a compromessi per alcune nomine statali.

Così, negli ultimi mesi, in piena pandemia da Covid-19, Israele si è trovata senza una programmazione economica e con alcune delle più alte cariche pubbliche scoperte.

Cosa aspettarsi: sondaggi e possibili scenari

Nonostante questa situazione precaria, Israele è tra gli Stati più avanti nell’immunizzazione della popolazione locale dal coronavirus, avendo somministrato a ben oltre la metà dei cittadini il vaccino e cominciando a riaprire i locali pubblici.

Proprio per aver raggiunto un risultato del genere, Bibi Netanyahu si augura di riuscire a riguadagnarsi la carica di primo ministro che occupa dal 2009. I sondaggi però, nonostante lo premino come primo partito, non sembrano garantirgli la possibilità, insieme ai suoi alleati di destra, di raggiungere la maggioranza con 61 parlamentari.

A ostacolare la vittoria sono Gideon Saar, ex ministro dell’Interno di Netanyahu e Naftali Bennet, suo ex capo di gabinetto, a capo, rispettivamente, di Nuova Speranza e Yamina, pronti a conquistare 9 seggi ciascuno, secondo le proiezioni.

Il ruolo di principale avversario, invece, non è più occupato da Gantz, passato dai 32 seggi conquistati nel 2020 a 4 attesi, ma da Yair Lapid, ex giornalista televisivo e ora leader del partito Yesh Atid, dato, per le ultime rilevazioni, a quota 18 seggi.

Si vedrà quindi se Bibi Netanyahu riuscirà ad arrivare a 61 deputati in grado di sostenerlo, o se l’incarico verrà dato a Lapid, il quale potrebbe però avere più di un’insidia a mettere insieme una maggioranza tanto variegata.

In caso nessuno riuscisse a formare una coalizione, si rischierebbe di andare a nuove elezioni, con Gantz che sarebbe pronto, in questo scenario, a succedere al rivale, come da accordi, il prossimo novembre.

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