Elezioni Iran: Raisi presidente. Perché i risultati di Teheran riguardano il mondo

Violetta Silvestri

19 Giugno 2021 - 15:48

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Arrivati i risultati delle elezioni in Iran: l’ultraconservatore Raisi è presidente. Perché il mondo guarda - e teme - le l’esito delle urne iraniane?

Elezioni Iran: Raisi presidente. Perché i risultati di Teheran riguardano il mondo

Elezioni in Iran: il mondo guarda con attenzione la Repubblica Islamica, nel giorno in cui Raisi - ultraconservatore - è diventato presidente.

I risultati delle presidenziali iraniane interessano la stabilità e mosse politiche globali. In un momento cruciale per il mondo, dove gli USA di Biden stanno dettando l’agenda geopolitica e vogliono strappare un nuovo accordo nucleare a Teheran, la scelta di un presidente ultraconservatore potrebbe fare la differenza.

La vittoria di Raisi, estremista e religioso conservatore, avrà ripercussioni. Tra un’economia interna allo sbando, malcontento della popolazione e rivalsa verso gli USA sul nucleare, con il potere del petrolio a dettare le scelte, li risultati delle elezioni in Iran diventano cruciali per tutto il mondo.

Elezioni in Iran: chi è Raisi, ultraconservatore eletto presidente

Ebrahim Raisi, un religioso conservatore e capo della magistratura, è ufficialmente il vincitore alle elezioni presidenziali iraniane.

Si è aggiudicato 17.926.345 voti, in una tornata elettorale che passerà alla storia per la scarsa affluenza, solo del 48%.

La vittoria degli estremisti alle presidenziali significa che essi avranno pieno controllo su tutti i rami dello Stato per la prima volta in quasi un decennio.

Raisi, che molti iraniani ritengono fosse il candidato favorito dell’Ayatollah Ali Khamenei, assumerà l’incarico in modo ufficiale il 3 agosto.

Chi è Raisi, prossimo presidente dell’Iran? Capo della magistratura del Paese dal 2019, ha partecipato alle elezioni presidenziali del 2017 ma ha perso contro Rouhani, ottenendo il 38% dei voti. Raisi è anche visto come il favorito per succedere un giorno al Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei.

Il presidente eletto è stato sanzionato nel 2019 da Trump, con l’accusa di aver ordinato un giro di vite su manifestanti. I gruppi per i diritti umani affermano che nel 1988 era un giudice che presiedeva le esecuzioni di massa di prigionieri politici.

Il voto in Iran minaccia il mondo?

L’Iran nel mirino delle grandi potenze, USA in testa. Da sempre la Repubblica Islamica è un tassello pericoloso e rilevante nel quadrante geopolitico del mondo, con pretese su nucleare e arma del petrolio a dominare scelte e rivalse.

Le elezioni iraniane, per questo, sono spesso osservate da vicino. Quest’anno si svolgono in un momento critico per la Repubblica islamica. L’amministrazione Biden sta cercando di allentare la tensione in Medio Oriente, infiammata dalla decisione di Donald Trump nel 2018 di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo nucleare con l’Iran e imporre sanzioni alla nazione.

La vittoria del religioso significa che gli estremisti, che hanno vinto una larga maggioranza alle elezioni parlamentari lo scorso anno e controllano la magistratura e l’esercito, sono ora al loro massimo dal 2013. I riformisti, favorevoli a un maggiore impegno con l’Occidente, sono stati spinti ai margini.

Cosa aspettarsi? Nuove tensioni a colpi di minacce alla sicurezza?

La vittoria di Raisi significa che sarà ancora più improbabile che l’Iran riesca a frenare il suo sostegno ai gruppi militanti in tutta la regione o a mitigare il suo vasto programma missilistico.

Il presidente Joe Biden ha promesso di ricongiungersi all’accordo nucleare se Teheran rientrerà nel pieno rispetto dell’accordo. Ma la sua amministrazione è sotto pressione da parte dei politici statunitensi, di Israele e dei partner arabi di Washington affinché prendano una linea dura sul sostegno dell’Iran alle milizie e al suo programma nucleare.

Con Raisi presidente il dialogo appare assai più arduo, con l’acutizzarsi di posizioni rivali nella calda terra del Medio Oriente.

Gli accordi sul nucleare sono poi osservati da vicino sul fronte petrolio: un’intesa potrebbe allentare le sanzioni e far ripartire la produzione di greggio iraniana, con effetti sui prezzi. Ma anche un muro contro muro tra USA e Iran ha la possibilità di scombinare i piani energetici. Teheran avrebbe accordi segreti con la Cina per rifornire il greggio.

Il mondo guarda all’Iran: con un presidente ultraconservatore la tensione cresce.

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