Ecco cosa c’è dietro il nuovo piano quinquennale della Cina

Sergio Giraldo

11 Marzo 2026 - 08:12

La Cina riduce il target di crescita al 4,5–5%. Il nuovo piano quinquennale cambia la domanda di materie prime, acciaio in calo, su i metalli tecnologici.

Ecco cosa c’è dietro il nuovo piano quinquennale della Cina

Mentre il mondo è distratto dalla guerra in Iran, a Pechino le cose procedono sottotraccia.

La Cina rivede al ribasso il proprio obiettivo di crescita economica e definisce le linee guida del nuovo ciclo di pianificazione industriale. Il segnale è arrivato dal Congresso nazionale del popolo di marzo, che ha fissato per il 2026 un target di crescita del PIL compreso tra il 4,5 e il 5% , al di sotto dell’obiettivo di circa il 5% indicato negli anni precedenti.

Il Congresso ha anche presentato le linee guida del quindicesimo Piano quinquennale, che coprirà il periodo 2026-2030 e che rappresenta la prima tappa di una strategia più lunga con orizzonte 2035. Il documento distingue infatti tra obiettivi a cinque anni e obiettivi strutturali a quindici anni. Tra i principali obiettivi di lungo periodo indicati dal piano figurano il raddoppio del reddito pro capite rispetto al livello del 2020 entro il 2035, un aumento della spesa in ricerca e sviluppo del 7% annuo e l’espansione dell’economia digitale fino al 12,5% del PIL. Il piano prevede inoltre un aumento del tasso di urbanizzazione fino al 70% entro il 2030.

Sul fronte energetico gli obiettivi prevedono una riduzione dell’intensità di carbonio del 17 per cento entro il 2030, un taglio del 10 per cento dell’intensità energetica dell’economia e un aumento della quota di energia non fossile fino al 25% della produzione primaria. Il Congresso del popolo ha definito anche alcuni parametri macroeconomici per il 2026. Il deficit pubblico dovrebbe restare intorno al 4% del PIL, mentre il governo ha confermato un obiettivo di inflazione del 2%. La politica economica «continuerà a sostenere la domanda interna» attraverso credito, riduzione dei requisiti di riserva bancaria e interventi sul mercato immobiliare. Quest’ultimo resta il tallone d’Achille dell’economia cinese, con una situazione ancora precaria.
Il piano prevede altresì di accelerare lo sviluppo e l’applicazione industriale delle tecnologie avanzate (semiconduttori, intelligenza artificiale, biotecnologie e telecomunicazioni) e sviluppare e diffondere nell’industria sistemi autonomi e robotici,

In questo quadro, le materie prime rivestono un ruolo importantissimo. La domanda cinese di acciaio dovrebbe scendere nel 2026 a circa 840 milioni di tonnellate, pari a un calo del 16% rispetto al picco del 2020 e a una contrazione media di circa il 3% annuo negli ultimi anni. Il calo riflette la stagnazione dei settori più intensivi di acciaio, in particolare edilizia residenziale e infrastrutture.
La capacità produttiva siderurgica del paese, però, resta elevata e potrebbe essere oggetto di ulteriori programmi di razionalizzazione e consolidamento industriale promossi dal governo. Dunque, una distruzione di eccesso di offerta che frenerebbe il calo dei prezzi. Anche la domanda di petrolio mostra segnali di rallentamento. Le stime per il 2026 indicano un consumo di circa 16,4 milioni di barili al giorno, con una crescita limitata a circa l’1%. Tra i fattori indicati figurano il rallentamento industriale, la diffusione dei veicoli elettrici e le tensioni commerciali internazionali.

Il carbone resta ancora una componente importante del sistema energetico cinese, ma il ritmo di investimento nelle centrali a carbone è in moderazione. Il governo punta a raggiungere il picco della domanda di carbone entro l’attuale ciclo di pianificazione quinquennale, anche se il calo dei consumi potrebbe essere graduale. Diversa la situazione per alcuni metalli industriali. Gli investimenti nei settori ad alta tecnologia, nelle reti elettriche e nei data center dovrebbero sostenere la domanda di rame e alluminio. L’elettrificazione dei trasporti, lo sviluppo dei data center e la modernizzazione delle infrastrutture energetiche sono i nuovi trascinatori della domanda per questi metalli. L’impatto sui prezzi per queste commodity, dunque, potrebbe restare sostenuto nei prossimi anni.
Infine, il piano attribuisce grande importanza alla sicurezza delle catene di approvvigionamento delle materie prime strategiche. Pechino intende rafforzare il controllo delle filiere di lavorazione di materiali come terre rare, gallio, germanio, grafite, litio e cobalto e aumentare gli investimenti esteri in miniere di ferro, bauxite e altri minerali critici.

La Cina, insomma, continua a fare sul serio. Nel complesso il nuovo ciclo di pianificazione economica segnala un cambiamento nella struttura della domanda cinese di materie prime. La crescita trainata da edilizia e infrastrutture, che per oltre vent’anni ha sostenuto la domanda globale di acciaio e minerale di ferro, lascia progressivamente spazio a un modello più orientato verso tecnologia, energia ed elettrificazione.