Draghi, la MMT, il debito europeo e l’inflazione: l’analisi del Prof. Cesaratto

Pierandrea Ferrari

10 Febbraio 2021 - 18:15

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L’accostamento di Mario Draghi alla teoria post-keynesiana della moneta moderna, il debito europeo e il rischio inflazione: abbiamo raccolto le riflessioni del Professor Cesaratto dell’Università di Siena.

La (presunta) simpatia di Mario Draghi per la teoria post-keynesiana della moneta moderna (MMT), le maglie larghe della BCE nell’acquisto dei titoli di debito europei (Qe) nel corso della stagione pandemica e il rischio di una crescita dell’inflazione.

Queste, in breve, alcune delle tematiche di economia italiana ed internazionale di cui abbiamo parlato con il Professor Cesaratto, ordinario dell’Università di Siena, nel corso di un’intervista.

Mario Draghi e la MMT: “Teoria interessante, ma non può permettersi di parlarne ora”

Il premier in pectore Mario Draghi sembra ormai vicino alla presa di Palazzo Chigi dopo i primi giri di consultazioni con i partiti dell’ex maggioranza e dell’opposizione. L’incoronazione, ormai prossima, sta però alimentando negli ultimi giorni un aperto dibattito sull’orientamento in materia di politiche economiche dell’ex numero uno della BCE.

Nello specifico, la sua (presunta) simpatia verso la MMT - teoria post-keynesiana che vede la spesa dello Stato finanziata direttamente dalla banca centrale, senza passare per gli istituti privati – emersa durante un incontro al Parlamento europeo di due anni fa (“Dovremmo considerarla”, il commento serafico del banchiere). Ma il Professor Cesaratto invita alla prudenza:

“La MMT afferma una serie di cose di buon senso, keynesiane, ma adesso Draghi non si può permettere – politicamente - di evocarla, non mi sembra il caso. Ma lo può fare qualcuno del Governo, naturalmente”.

Rischio inflazione con il Qe della BCE?

Il contesto internazionale in cui Mario Draghi si ritroverà ad agire, poi, è profondamente cambiato: le congiunture negative della pandemia hanno indotto la BCE ad assorbire quote elevate di debito pubblico europeo, circa un quarto, favorendo la trasmigrazione degli investitori dal mercato obbligazionario verso le ben più attraenti piazze finanziarie, dove i sospetti di una bolla speculativa non frenano ancora la corsa delle quotazioni dei titoli azionari.

Tuttavia, la liquidità iniettata dalla Banca centrale per fronteggiare la pandemia potrebbe ora favorire un aumento dell’inflazione, come sostenuto da più parti. Di diverso avviso, però, il Professor Cesaratto:

“Tutta questa liquidità della BCE potrebbe in teoria generare inflazione, ma non mi sembra il caso. O almeno non l’inflazione dei prezzi: forse può creare inflazione dei valori finanziari”.

In caso di un effettivo aumento dell’inflazione, secondo il Professor Cesaratto, la BCE potrebbe decidere di tagliare il programma di acquisto dei titoli di debito e alzare i tassi d’interesse (ma senza rivendere le quote già in pancia), eventualità peraltro caldeggiata dalla Germania, favorevole “ad una ristrutturazione del debito italiano”, come ricordato dal Professor Cesaratto.

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