Dove sono le pensioni migliori? La classifica aggiornata al 2021

Andrea Pastore

19/10/2021

20/10/2021 - 10:43

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L’Italia perde posizioni nella classifica di Global Pensione Index 2021: il gap di genere è un fattore principale.

Dove sono le pensioni migliori? La classifica aggiornata al 2021

Il sistema pensionistico italiano, nell’indagine Global Pensione Index 2021, è in buona posizione per quanto riguarda due indici sui tre utilizzati dall’indagine, ma crolla in termini di sostenibilità.

Per via dell’ultimo indice, l’Italia finisce al trentaduesimo posto in classifica su un totale di 43. Questo è quanto emerge dall’edizione 2021 dello studio che da tempo mette a confronto i sistemi pensionistici e previdenziali dei paesi più sviluppati, tra cui l’Italia, realizzato da Mercer Cfa Institute.

Gli indicatori utilizzati da questa edizione sono più di cinquanta, ma sono stati sintetizzati in tre indici principali:

  • adeguatezza: si riferisce al disegno complessivo del sistema;
  • integrità: è il livello di trasparenza e governance;
  • sostenibilità: fa riferimento al sistema paese nel complesso, ossia il Pil, la demografia, la spesa pensionistica e la diffusione di un secondo pilastro previdenziale.

I primi in classifica

Ai primi posti troviamo ovviamente i Paesi del Nord. In particolare, prima in graduatoria è l’Islanda che appena entrata nell’indagine Mercer conquista subito la vetta. A seguire Olanda e Danimarca, i due paesi che hanno puntato molto negli ultimi decenni sulla crescita qualitativa dei loro sistemi previdenziali.

Nella classifica notiamo un buon posizionamento di paesi come il Regno Unito, la Francia, la Germania, il Belgio e la Svizzera.

Il caso dell’Italia

Non sorprende il caso Italia che appare sotto la media europea nei tre indici principali: 68,2 su 100 su adeguatezza (media europea 72,4), 74,9 su 100 su integrità (media europea 79,52) e addirittura 21,3 su cento per quanto riguarda la sostenibilità (51,94 media europea). Non un grandissimo risultato per il Belpaese.

Le cause della discesa in classifica possono essere riassunte così:

  • un debito pubblico elevato, a carico delle più giovani generazioni;
  • spesa pubblica per pensioni rilevante;
  • basso tasso di crescita economica;
  • bassa percentuale di persone in età lavorativa iscritte a un fondo di previdenza complementare.

Marco Valerio Morelli, Amministratore Delegato di Mercer Italia e Presidente di Assoconsult, dà la sua ricetta:

Viviamo ancora una politica retributiva basata sul reddito fisso. Se ci si allontanasse da questo modello, avvicinandosi per esempio a quello anglosassone, si potrebbe legare lo stipendio a una parte variabile da dedicare all’investimento pensionistico.

Cosa aspettarsi da un dirigente del circuito Confindustria in fondo.

Le disuguaglianze di genere

Un fattore che ha fatto scendere l’Italia in classifica sarebbe l’importanza della parità di genere nell’indagine effettuata. Infatti, il focus dell’indagine Mercer 2021 è dedicato al gender gap pensionistico.

Tra le cause del gap tra uomo e donna consideriamo le seguenti:

  • la maggior consuetudine delle donne a svolgere un lavoro part time;
  • le donne versano i contributi in maniera meno regolare perché spesso devono interrompere il lavoro per mansioni di accudimento;
  • hanno uno stipendio medio inferiore;
  • la non obbligatorietà del versamento dei contributi durante il congedo di maternità;
  • l’impossibilità di maturare contributi nei periodi di accudimento dei figli o dei genitori anziani nella maggior parte dei sistemi e la mancanza d’indicizzazione dell’assegno percepito.

Oltre a dover risolvere la questione inerente alla sostenibilità è anche opportuno ripensare a degli interventi per colmare il gap di genere presente in Italia. Solo così facendo, forse, riusciremo a portare l’Italia nuovamente al vertice della classifica.

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