Disoccupato, inoccupato e inattivo: differenza e definizione

Isabella Policarpio

2 Dicembre 2020 - 16:50

2 Dicembre 2020 - 17:03

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Quando si parla di mancanza di lavoro, spesso i termini disoccupato, inoccupato e inattivo vengono confusi: spieghiamo la differenza e cosa significano.

Disoccupato, inoccupato e inattivo: differenza e definizione

La differenza tra disoccupati, inoccupati e inattivi spesso sfugge ma è bene chiarire che questi tre termini indicano concetti e situazioni diverse tra loro.

Capirne significato e differenze è fondamentale soprattutto per chi è alla ricerca di lavoro. Infatti sia le aziende che i centri per l’impiego chiedono di indicare la posizione lavorativa - quindi se disoccupato, inoccupato e inattivo - e bisogna rispondere correttamente.

Di seguito informazioni e approfondimenti su ciascun termine.

Che vuol dire “disoccupato”

Il termine “disoccupato” indica la situazione di chi al momento non ha un lavoro retribuito. In altre parole, chi è disoccupato ha svolto uno o più lavori in passato ed è alla ricerca di un nuovo impiego.

La definizione di “disoccupato” è contenuta nel D.lgs 297 del 2002: chi è stato in passato titolare di un rapporto con regolare contratto di lavoro (autonomo o subordinato) ed è al momento privo di lavoro e immediatamente disponibile a nuove assunzioni.

Il o i contratti di lavoro precedenti allo status di disoccupato devono essere “regolari”, di conseguenza non conta il lavoro in nero, i tirocini (che non sono contratti di lavoro veri e propri) e i periodi di pratica.

La disoccupazione può essere volontaria, se il dipendente si è dimesso, o involontaria se il licenziamento dipende da dinamiche aziendali o dalla decisione del datore di lavoro, ad esempio per giustificato motivo soggettivo.

Chi è disoccupato, in presenza di certi requisiti, può avere diritto a diversi benefici tra cui l’assegno di disoccupazione, ovvero la Naspi, l’indennità mensile per chi ha perso il lavoro.

In alcuni casi lo status di disoccupato si conserva anche in concomitanza con altri lavori, ma entro la soglia della “disoccupazione parziale”, ovvero coloro che svolgono piccole mansioni ma restano comunque disponibili nuovi impieghi. Ciò è possibile entro precisi limiti di guadagno:

  • non più di 8.000 euro l’anno, se svolgono un’attività con contratto subordinato;
  • non più di 4.800 euro l’anno, se sono autonomi o collaboratori.

Che vuol dire “inoccupato”

Con il termine “inoccupato” ci si riferisce a coloro che non hanno mai lavorato in nessuna forma, autonoma o subordinata, e sono alla ricerca della loro prima occupazione.

Sono inoccupati tutti i ragazzi che si mettono per la prima volta alla ricerca di un impiego dopo aver conseguito il diploma o la laurea.

A differenza della disoccupazione, l’inoccupazione non dà diritto a particolari benefici economici.

Che vuol dire “inattivo”

Ora che abbiamo chiarito l’importante differenza tra disoccupati e inoccupati, vediamo che cosa si intende per “inattivo”. Gli inattivi sono una categoria a sé rispetto a quelle che abbiamo già visto poiché non fanno parte della popolazione lavorativamente attiva e non sono alla ricerca di occupazione.

Si considerano inattive le persone che non cercano lavoro e soddisfano queste condizioni (separatamente o insieme):

  • non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti a quella presa come riferimento;
  • non sono intenzionate a cercare lavoro nelle due settimane successive a quella presa come riferimento.

Spesso si tende a far confusione tra numero di disoccupati e inattivi, cosa che altera la percezione delle statistiche sull’occupazione nazionale. Non di rado si tende ad esultare per la diminuzione della disoccupazione ma, in realtà, si tratta dell’aumento degli inattivi, cioè di coloro che non sono nemmeno più interessati alla ricerca di un impiego, chi per negligenza, chi per rassegnazione.

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