Decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro: la busta paga fa piena prova

Ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro la busta paga fa piena prova dei dati riportati, ma solo se è chiara e non contraddittoria.

Decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro: la busta paga fa piena prova

In caso di mancato pagamento dello stipendio, il lavoratore dipendente può agire in giudizio con il decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro insolvente. A tal fine potrà dimostrare l’esistenza e l’ammontare del credito mediante la busta paga.

Sappiamo infatti che il decreto ingiuntivo (o ingiunzione di pagamento) intima al debitore di corrispondere la somma dovuta entro 40 giorni, a patto che il credito sia certo, liquido ed esigibile.

Dunque, secondo un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, anche la busta paga può costituire il presupposto per l’ingiunzione contro il datore di lavoro, ma solo se il suo contenuto è chiaro e non contraddittorio.

La busta paga prova il credito

Che la busta paga abbia valore di piena prova ai fini del decreto ingiuntivo è un orientamento ormai consolidato. In particolare, la Corte di Cassazione ha affermato che

“La giurisprudenza di questa Corte ha già chiarito che nei confronti del datore di lavoro le buste paga costituiscono piena prova dei dati in esse indicati, in ragione della loro specifica normativa (legge nr. 4/1953), prevedente la obbligatorietà del loro contenuto e la corrispondenza di esso alle registrazioni eseguite.”

e che:

“Dalla attribuzione ai prospetti paga della natura di confessione stragiudiziale deriva, in applicazione degli artt. 2734 e 2735 cc., che la piena efficacia di prova legale è circoscritta ai soli casi in cui la dichiarazione, quale riconoscimento puro e semplice della verità di fatti sfavorevoli alla parte dichiarante, assume carattere di univocità ed incontrovertibilità, vincolante per il giudice.”

Tuttavia, per essere valutata come una prova ai fini dell’ingiunzione di pagamento, la busta paga deve essere chiara e non contraddittoria. Quando, invece, dalla busta paga risultano altri fatti che estinguono gli effetti del credito o l’indicazione di un controcredito del datore di lavoro (ad esempio a titolo di risarcimento del danno), il giudice può valutarla liberamente in base alla sua discrezionalità, poiché non costituisce piena prova.

Decreto ingiuntivo contro il datore di lavoro: il procedimento

Il dipendente che vuole agire in giudizio contro il datore di lavoro per il mancato pagamento dello stipendio può rivolgersi al Giudice del lavoro territorialmente competente e chiedere l’emissione del decreto ingiuntivo.

In pratica, con il decreto ingiuntivo il datore sarà costretto a saldare il credito entro 40 giorni dalla notifica dell’atto, salvo poi la possibilità di fare opposizione ed ottenere la somma indietro nel caso in cui venga accertato in giudizio che il credito non era fondato.

Il Giudice del lavoro può emettere l’ingiunzione di pagamento anche quando il lavoratore prova il suo credito con la busta paga. Infatti tale documento contiene tutti i requisiti richiesti dalla legge per l’ingiunzione di pagamento, in particolare:

  • è una prova scritta;
  • riguarda una cifra liquida;
  • è certo.

Se la busta paga contiene elementi di incertezza o da essa non è possibile determinare l’esatto ammontare del credito, al lavoratore dipendente sarà preclusa la possibilità di ottenere l’ingiunzione nei confronti del datore di lavoro.

A dimostrazione di quanto riportato, si allega la sentenza n. 2239/2017 della Corte di Cassazione:

Cass. sezione lavoro, sentenza 2239/2017
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