Dazi USA alla Cina, cosa c’è davvero dietro la guerra commerciale? Intervista al prof. Fabio Massimo Parenti

Federico Giuliani

16 Aprile 2025 - 14:10

Come risponderà la Cina ai dazi di Trump? Intervista a Fabio Massimo Parenti, Foreign Associate Professor di Economia Politica Internazionale presso la China Foreign Affairs University

Dazi USA alla Cina, cosa c’è davvero dietro la guerra commerciale? Intervista al prof. Fabio Massimo Parenti

Gli Stati Uniti hanno imposto pesantissimi dazi sulle merci prodotte in Cina.

Nel momento in cui scriviamo Donald Trump ha congelato per 90 giorni le tariffe sugli altri Paesi, precedentemente annunciate e ora messe in stand by.

Nessuno, tuttavia, sa con certezza cosa accadrà all’economia globale. Né come proseguirà il braccio di ferro commerciale tra Washington e Pechino. Per saperne di più abbiamo intervistato Fabio Massimo Parenti, Foreign Associate Professor di Economia Politica Internazionale presso la China Foreign Affairs University di Pechino.

Professor Parenti, per quale motivo gli Stati Uniti hanno imposto dazi su tutto il mondo?

Per vari motivi. Il primo dichiarato sarebbe quello di riequilibrare la bilancia commerciale e riportare capacità produttiva nel paese. Sappiamo però che lo squilibrio della bilancia commerciale e più complessivamente dei pagamenti Usa è il risultato della dollarizzazione del mondo, ben spiegato dal dilemma di Triffin. Quindi, solo abbandonando il privilegio di emettere la valuta di riserva e di scambio dominante al livello mondiale, gli Usa possono sperare di riequilibrare i propri interscambi con il resto del mondo. La guerra dei dazi, così repentina e così estesa non farà altro, se perdurasse, che isolare maggiormente gli Usa e rafforzare le catene del valore che ruotano intorno alla Cina, che coinvolgono principalmente l’Asia, ma si ramificano nel mondo. Per poter re-industrializzare gli Usa ci vorrebbero politiche interventiste e piani industriali a lungo termine di 10-20 anni, abbandonando nel frattempo la pretesa di difendere il dollaro come principale valuta internazionale e favorendo la creazione di un nuovo bancor.

Colpire la Cina e i suoi partner, cambiare l’ordine globale del commercio, ridurre il deficit: cosa spera di ottenere Trump con queste tariffe?

Sicuramente, come stiamo vedendo in questi giorni, la Cina è il principale bersaglio delle politiche commerciali di Trump. Tuttavia, lo squilibrio tra grande debitore (gli Usa) e grande creditore (la Cina), tra paese altamente finanziarizzato e terziarizzato e paese manifatturiero, leader mondiale, e sempre più innovatore non potrà far altro che ritorcersi contro gli Usa e favorire la Cina. A mio avviso Trump otterrà nuovi tavoli negoziali, nuove concessioni da paesi minori e dai cosiddetti paesi “amici” come l’Ue, per il resto i suoi grandi obiettivi non saranno raggiunti.

La Cina ha risposto ai dazi statunitensi con contro dazi, mantenendo però la calma e lasciando aperta la porta del dialogo. Pechino era preparata a questa tempesta perfetta?

Penso proprio di sì. Non fa piacere ricevere questo trattamento malgrado l’interdipendenza economica che esiste tra i due paesi, ma Trump si conosceva e la sua esuberanza sarà trattata a dover da parte di chi, come sta accadendo, è aperto al dialogo ma non più ai ricatti.

La grande vittima dei dazi Usa, più che la Cina, sembra essere l’intera Asia. A suo avviso le tariffe di Washington affosseranno il continente o, al contrario, rappresenteranno lo stimolo per convincere i governi della regione a collaborare ancora di più per limitare le conseguenze della mossa di Trump?

Come detto, qualcuno collaborerà o accetterà anche condizioni non troppo vantaggiose, ma la maggior parte dei paesi si stringeranno ancor più alla Cina ed i mercati asiatici conosceranno una nuova stagione di crescita ed un ulteriore impulso a far meglio e fare più integrazione regionale. La Cina ha più leve quando parliamo di economia reale.

Fino a dove arriverà Trump? Pensa che prima o poi si convincerà a negoziare un accordo economico con la Cina o rischiamo di avviarci verso una guerra commerciale totale e a 360 gradi?

Credo che come con la Russia, per questioni diverse, Trump dovrà accettare condizioni negoziali tra pari con la Cina. Quindi penso che in tempi che non posso prevedere si raggiungeranno degli accordi.

In tutto questo come dovrebbe comportarsi l’Europa? Perché Bruxelles non guarda verso est per collaborare a sua volta con i Paesi asiatici così da limitare l’impatto delle tariffe di Trump?

L’UE lo sta già facendo, si vedano le visite di Sanchez e quelle dei vertici UE a luglio, come dichiarato. Già si discute apertamente di ridurre i dazi alle auto cinese e si dichiara la volontà di voler ricostruire buone relazioni tra le due sponde del continente eurasiatico. Ciò detto, la debolezza UE e le interferenze Usa potrebbero neutralizzare questi primi segni di riapertura verso la Cina.